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Donne che rubano

Etica
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Le donne rubano, rubano molto… Piccoli furti, qualche volta qualcosa di più sostanzioso.

Sono flessibili, fiutano il caso: pronte di riflessi, con una manualità quasi artistica, pressoché assente qualsiasi forma di “premeditazione”, puro istinto, improvvisazione, una certa predisposizione, rimorso minimo o totale assenza di senso di colpa.

Ma cos’è rubare? Prendere uno smalto, una collana, un foulard, così come l’uomo primitivo prendeva i frutti dagli alberi?

Tutta questa merce esposta, abbondante ed accattivante, è una cosa nuova per l’essere umano, non succede in natura. Nei centri commerciali gli occhi si riempiono di cose colorate, tante, messe lì proprio per attirare lo sguardo e la voglia di averle. Lo stimolo è fortissimo, anche se si comprano cose che poi non si usano. Appena arrivati a casa spesso ci si accorge che il “nuovo acquisto” non solo non era indispensabile, ma non si sa dove metterlo. Perché l’abbiamo comprato? Come drogate non abbiamo saputo resistere. E i soldi? Sono pochi…

Non cedere alla tentazione, ma la regola base dei centri commerciali non è quella di stimolare allo spasimo questa tentazione? Andarci ormai è un modo per distrarsi, per uscire di casa. Intere famiglie escono solo per andare nei centri commerciali. Bisognerebbe andarci ed astenersi, comprare solo il necessario perché i soldi non ci sono. E’ un circolo vizioso: comprare crea posti di lavoro e quindi soldi. E’, come si dice, il nostro moderno infernale circolo di sviluppo.

Un tempo si parlava di cleptomania: “irrefrenabile propensione a rubare, senza riguardo all’oggetto e al valore. Furto morboso fine a se stesso, senza premeditazione”, così recita Wikipedia. Ma a questo punto le malate sono molte.

Una “ladra”, per nulla pentita, così si giustificava: “Rubare piccoli oggetti nei supermercati non è rubare. E’ nei costi lo sanno anche loro, la roba gli costa pochissimo, le commesse le pagano poco. Dopo che ho preso qualcosa, anche se non ne faccio niente, sono contenta, quasi eccitata, ce l’ho fatta, la cosa è mia e me la porto a casa”.

Nei Dieci Comandamenti è scritto “non rubare” e nel Padre Nostro recitiamo “non indurci in tentazione”. Ma a ben vedere oggi tutta la nostra società è fondata sulla tentazione. Una società che è come certi ponti: bella all’apparenza, agile, moderna, ma pericolante. E un giorno come quei ponti crollerà?

Mi confida in lacrime una conoscente, vittima di un furto: “Eravamo tre amiche, andavamo assieme nei supermercati. Una di loro mi ha trattenuta parlandomi dei suoi problemi, l’altra è uscita con la mia borsa: due prelievi, sapevano che avevo il codice scritto truccato da numero di telefono. Subito non volevo crederci, poi ho riconosciuto le loro scarpe nel video dai carabinieri. Non riesco a dimenticare lo sguardo furbetto di intesa tra di loro. Non è possibile, perché?”

Leggo un titolo di cronaca: “Tre donne prendono il treno per andare a rubare sotto le macerie del ponte di Genova”

Renata Vaschetto