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80 anni fa, i giovani partigiani nichelinesi fucilati a Paesana

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Il 30 dicembre del 1943 cinque giovani di Nichelino insieme ad altri partigiani vennero fucilati dai nazisti a Paesana,

una cittadina all'imbocco della valle Po che fu al centro di molti episodi della Resistenza e che visse tragicamente la rappresaglia nazifascista.

Un libro-diario "Pagine memorande di storia', scritto nel 1950 dal coraggioso parroco del paese don Giuseppe Ghio, racconta ciò che accadde in quelle contrade dall'autunno del '43 fino all'aprile del '45. Vi troviamo anche la tragica cronaca della fucilazione dei ragazzi nichelinesi.

È una pagina di storia da non dimenticare, vale la pena di rileggerla.

"30 dicembre 1943. Verso le 7,30 del mattino arrivo di vari automezzi di tedeschi; appostamenti con mitragliatrici alle vie di accesso al paese. Perquisizione nelle case: nulla si è trovato che potesse pregiudicare la popolazione.

Squadre di soldati tedeschi si dividono tutta la zona: Via Agliasco, Via S. Grato, Via Calcinere. Anche un aeroplano tedesco fa servizio di segnalazione verso le gole dei monti ove si suppone siano nascosti i partigiani.

Sparatoria incessante nella mattinata e in parte del pomeriggio. Alle ore 16 le squadre erano ormai di ritorno, dopo le varie azioni sui diversi campi di battaglia.

Alle ore 16,30 dalla strada di Agliasco giunge il capitano tedesco comandante della spedizione. Gran rapporto nella sala del Municipio, esame e sentenza.

Cinque giovani partigiani fermati presso le alture di San Grato, sono depositati nei pressi della chiesa della Confraternita, poi presentati al capitano, giudicati e condannati. In piazza Statuto si prepara la fucilazione. Una mitragliatrice viene spianata e puntata verso levante, di fronte a un muricciolo. Adunata di tutte le forze tedesche; si forma il quadrato, si appresta il picchetto di esecuzione.

In un baleno la piazza rimane sgombra di tutti i curiosi. Non appena mi rendo conto di ciò che sta per succedere corro, volo in Municipio ad implorare grazia per i cinque: il capitano non mi lascia quasi parlare, ma comprende e gridando e sferzando forti pugni sul tavolo: ‘Nessuna grazia! Saranno fucilati! Parola di soldato, saranno fucilati".

Torno presso i cinque disgraziati giovanotti, già tradotti innanzi al plotone di esecuzione... Essi ignorano ancora la triste sorte che li attende... e odono dalla mia bocca la tremenda sentenza! Momenti di angoscia, di pianto disperato... poi Dio benedetto concede loro la grazia della calma, della rassegnazione, della fortezza di fronte alla morte. Con vicendevole indicibile commozione recitano tutti con me l'«Ano di dolore", giungono riverenti le mani, ricevono con raccoglimento ammirabile il perdono di Dio, salvaguardia per la vita che non finirà mai più, e lentamente, con solennità, si fanno il santo segno della Croce, mentre io pronunzio tremante, angosciato, la formula della sacramentale assoluzione.

L'ufficiale del picchetto è impaziente e mi grida: - Siete pronti? Alzo la mano, mi ritiro di qualche passo, lancio ancora ai morituri con tutta la forza della mia povera voce la giaculatoria: "Gesù mio misericordia" e traccio il segno della Croce. Un comando rauco, secco... un istante, poi una scarica di fucili mitragliatori, un lampo: quei cinque istantaneamente piombano a terra, mentre ancora la loro mano si muove nel santo segno della salvezza.

Caduti a terra... una seconda scarica sui loro poveri corpi che si dibattono... poi l'immobilità, la morte! L'ufficiale si fa dare una pistola da uno di quei soldati. Si avvicina al gruppo... tre rantolano ancora... un colpo di pistola ciascuno e tutto è ormai finito!

L'ufficiale, la truppa tedesca si sono subito allontanati. La piazza è deserta. Io rimasi lì a cinque passi, impietrito. Col cuore che mi si spezzava, col pensiero alle famiglie, alle madri di quei ragazzi, mi inginocchiai presso i loro corpi straziati!

Un'ombra s'era avvicinata a me: era il buon vicecurato Don Baravalle che piegò pure il suo ginocchio, innanzi al gruppo di giovani martiri e con la più profonda commozione recitammo insieme la prima preghiera per le loro anime.

Battono in quel momento le 17,30.

I loro noni: Boccardo Giuseppe, d'anni 18, residente a Nichelino; Mascherpa Giovanni, d'anni 18, da Nichelino; Agagliate Angelo, d'anni 18, da Nichelino; Carosio Giuseppe, d'anni 19, da Nichelino; Debernardis Giuseppe, d'anni 18, da Moncalieri.

Nella frazione di Agliasco sono stati pure fucilati sul mattino dello stesso giorno, alla Gignosa, il partigiano diciannovenne Pomba Enrico, residente purea Nichelino e in altra località più in alto Cavallo Carlo, d'anni 18, da Moncalieri e tre altri, rimasti finora sconosciuti.

Anche nel rastrellamento contro le forze partigiane, in località Calcinere, caddero vittime tre civili e alcuni partigiani. Due donne, madre e figlia, furono colpite da raffiche di mitraglia mentre infuriava il combattimento, sulla soglia della propria casa; alle Grange, in una casa ove i tedeschi appiccarono il fuoco, trovò la morte, arso vivo, il giovane Borghitto Antonio. Altri cinque partigiani, nello scontro colle forze tedesche, immolarono la loro vita..."

Quella in cui caddero i giovani nichelinesi fu la prima fucilazione che ebbe luogo a Paesana. Seguirono altri mesi terribili "sempre sotto l'assillo di rappresaglie, di rastrellamenti, con minacce d'incendio e di fucilazioni individuali e in massa, di prelevamento di persone, minacce che ogni tanto avevano la loro attuazione di giorno e di notte, con comparse improvvise di squadre tedesche e tutte le inevitabili conseguenze", annota nella prefazione del suo libro-diario don Ghio.

Lui stesso in quei tremendi 18 mesi rischiò in più occasioni la vita. Un crescendo di distruzione che culminò nell'agosto del '44 con l'incendio di Paesana da parte dei tedeschi. Nella notte tra il 26 e il 27 aprile 1945 si ritirarono.

All'alba il parroco corse a suonare le campane: "Tutti accorrono, escono per le vie, per le piazze. Giungono i Partigiani, festeggiatissimi. Siamo liberi!”

M.C.

(da Nichelino Comunità - Febbraio 2005)