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La Resistenza del "professore"

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Francesco Barberis a Nichelino prese parte alla lotta per la Liberazione. Perse la vita proprio il 25 aprile 1945, a Torino, ucciso da una raffica di mitra.

In questa intervista, raccolta e pubblicata nel 1986, la testimonianza del figlio Fausto che fece parte del CLN nichelinese.

 

(da Nichelino Comunità – Settembre 1986)

Non sono passati molti anni dal quel 25 aprile del '45 che segnò, anche per Nichelino. l'aprirsi della finestra della libertà; eppure ricostruire la storia di quel periodo non è facile. Scarsi i documenti ufficiali distrutti nel passaggio di consegne, non molte le testimonianze e tra l'altro tutte timorose di toccare qualche personaggio o qualche famiglia ancora in auge in città, riportando alla luce fatti che per molti significano ancora dolore. E così rischia di andare disperso un patrimonio di conoscenze storiche su un periodo di vita della nostra città e rischiano di scomparire dalla storia di Nichelino personaggi che invece questa storia hanno contribuito a fare.

Certo Nichelino non è stato uno dei "punti caldi" della Resistenza. La città infatti è tagliata fuori topograficamente rispetto alle vie di grande passaggio (Asti-Moncalieri, Torino, Pinerolo-Stupinigi): tutto questo però non vuol dire che a Nichelino non ci sia stato in quel periodo chi ha lavorato per riconquistare la libertà. Diversi furono i "gagnu" che lasciarono le famiglie per la lotta sulle montagne (bella la ricostruzione fatta da Elio Marchiare su un mensile locale), in parecchi furono anche coloro che in città diedero vita ad una resistenza più "politica". In queste poche righe vogliamo ricordare una figura di particolare rilievo. quella di Francesco Barberis, detto "il professore", docente di matematica e fisica presso la scuola Maria Letizia di Torino.

Di Francesco Barberis abbiamo parlato col figlio Fausto, allora poco più che ventenne e oggi ingegnere in pensione, anch'egli impegnato nell'attività del gruppo partigiano nichelinese e destinato a far parte del Comitato che dopo la Liberazione resse le sorti del Comune sino alle elezioni, insieme al dottor Rodolfo Camandona, Vittorio Cabetti, Carlo Fasolo e Enrico Gilardi.

GLI SFOLLATI

Ma procediamo con ordine. A Torino gli anni 42-43 sono anni bui: scarseggiano legna, carbone, luce elettrica e generi alimentari. Ed in più insieme alla fame arriva anche la paura. Scrive un dirigente industriale, Carlo Chevallard, su suo diario: “18 e il 20 di novvembre abbiamo avuto a Torino il nostro collaudo. Il primo bombardamento effettuato nella notte del 19 per una durata di circa tre quarti d'ora ha causato danni notevolissimi, il secondo addirittura terrificanti. Secondo la radio inglese abbiamo avuto il privilegio del più forte bombardamento sinora effettuato sul continente. Fatto è che alcuni quartieri sono stati letteralmente arati; la zona di borgo S. Paolo è stata la più colpita”. Per sfuggire ai bombardamenti la gente scappa da Torino. Chi può si rifugia in campagna, magari ospite da parenti, ma sono numerosissimi anche gli "sfollati" che trovano ospitalità nei paesi limitrofi tra cui Nichelino che allora era proprio un paesino di campagna con i suoi tremila abitanti.

Tra queste famiglie agli inizi del ‘43 arriva anche quella di Francesco Barberis, classe 1892, che si stabilisce dalle parti della Crociera in via Torino 25. «È stato a causa di questo trasloco forzato che mio padre ha operato - ci dice il figlio Fausto - Non conosco nei dettagli l'attività che svolse mio padre a Nichelino perché, per motivi di sicurezza, non ci si poteva confidare neppure tra padre e figlio per evitare la fuga di notizie anche involontaria. Mio padre era nel Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) formato dai rappresentanti dei partiti antifascisti: lui rappresentava la Democrazia Cristiana; non ricordo i nomi delle altre persone che operavano nel CLN, ma di sicuro c'era il dr. Comandona (n.d.r. medico condotto a Nichelino) che era un po' coordinatore al di sopra delle parti. Le principali attività erano di collegamento con i capi delle forze partigiane, di propaganda mediante l'affissione di manifestini della Resistenza, di persuasione anche verso coloro che militavano nel campo avverso. Uno di questi contatti permise di ottenere un congruo numero di tessere e timbri autentici che in quel periodo erano molto utili. Venivano anche fatte azioni di approvvigionamento di armi e viveri per i partigiani che stavano in montagna nelle zone limitrofe. A Nichelino il luogo di ritrovo era per lo più la casa del dottor Camandona che era situata nei pressi di via Juvarra: ci si trovava di sera, malgrado il coprifuoco e le perlustrazioni notturne dei repubblichini. A differenza di molti altri posti a Nichelino non vi furono denunce anche se figure come mio padre e il dr. Camandona probabilmente erano individuate dalla gente”

NICHELINO LIBERATA

Intanto la lotta al fascismo e ai tedeschi anche a Nichelino si fa sempre più pressante anche perché (siamo nel 1944) la situazione nazionale sta volgendo al peggio per le truppe tedesche. Si arriva così alla serrata finale. Il 18 aprile del ‘45 lo sciopero generale blocca le fabbriche di Torino e provincia. Scatta il piano "'E 27" per liberare Torino.  

“Era il 25 di aprile - ricorda Fausto Barberis - Mio padre dovette recarsi in Torino per raggiungere il comando della milizia ferroviaria a Porta Nuova dove aveva il compito di convincere chi era rimasto ad arrendersi mettendo armi e denaro a disposizione dei partigiani. In città si stava combattendo nei punti strategici: mentre camminava all'altezza di via Belfiore angolo via Valperga Caluso mio padre fu raggiunto da una raffica di mitragliatrice e morì. Quel giorno anche io dovevo raggiungere Torino per altre ragioni: sono passato nella via dove era stato ucciso mio padre e ho visto una grande pozza di sangue che poi ha saputo essere di mio padre”.  

Così, in uno scritto del '64, Valter Agostini, capo del "servizio collegamenti" presso la 2ᵃ Brigata SAP e aiutante dei consulenti militari della formazione Col. Pescarolo e Magg. Di Costanzo, ricorda Francesco Barberis (n.d.r “ucciso da arma tedesca”, come risulta dall’archivio dell’Istoreto): «Sotto il profilo morale questa figura di uomo semplice e di saggio educatore va annoverato tra i fautori (a maggior ragione coraggiosi in quel clima infuocato) della non violenza e della comprensione, di tenaci opposizioni di idee più che di scontri cruenti, salvo una sdegnata condanna degli atti vili e crudeli”.

«Mio padre - conferma Fausto Barberis - amava ribellarsi, ma attraverso il ragionamento, senza spargimento di sangue. Insegnava e la sua figura di educatore la passava anche in questa sua ragione di vita. Il dottor Camandona voleva che divenisse lui il primo sindaco di Nichelino liberata”.

La memoria torna poi a quei giorni attorno al 25 di aprile. «Nonostante la Liberazione a Nichelino sia stata tutto sommato un passaggio incruento c'è stato qualche combattimento. Nelle sale del Municipio abbiamo ospitato i cadaveri di quei poveri ragazzi uccisi a Carino dai tedeschi in ritirata. Mi è poi rimasta impressa la scena di un ragazzo che nella via Torino, verso Borgo S. Pietro, da un fosso sparava con un fucile 91 su dei carri armati tedeschi in ritirata che arrivavano da Moncalieri e giravano verso Torino”

Il periodo immediatamente successivo Fausto Barberis lo vive invece da protagonista. Pur molto giovane, viene scelto conte rappresentante della Democrazia Cristiana nel Comitato di Liberazione Nazionale. la prima giunta di Nichelino liberata. “Non fu - ricorda l'ing. Barberis - un periodo idilliaco come da molti viene descritto. Velocemente si entrò in un clima di vera e propria lotta politica. D'altra parte i modi di comportarsi di alcune persone ricordavano da vicino l'educazione fascista anche se ormai tutti si professarono - e magari lo erano realmente - antifascisti. Certo, rispetto ad oggi, era uno scontro politico più ideologizzato, ma non mi pare che si desse il giusto spazio allo scambio di opinioni e alla critica costruttiva. Personalmente feci parte di alcune commissioni cercando di appianare le molte controversie che esistevano a livello individuale. Nel passaggio da un regime all'altro vengono infatti sempre fuori gli odi personali, c'è chi vuole approfittare della situazione per danneggiare chi la pensa diversamente”.

LA FORZA DEL DIALOGO

Si conclude così la chiacchierata con Fausto Barberis che ci ha permesso di scoprire queste figure della Resistenza nichelinese che probabilmente non sono mai state poste nella giusta luce. Così come nella giusta luce non è mai stata posta l'anima cattolica della Resistenza, quella che cercava la libertà, ma senza la violenza, che prediligeva il dialogo al crepitare dei mitra: quell'anima che motivava figure come il prof. Barberis e come l'allora parroco don Francesco Granero la cui figura è stata molte volte ricordata nella chiacchierata, così come viene ricordata da tutti coloro che hanno vissuto a Nichelino in quel periodo. Piuttosto Fausto Barberis ci ha offerto il suo contributo per testimoniare, in modo umile, a distanza di quarant'anni la fede in quegli ideali di libertà e eguaglianza che ogni tanto meritano una rinfrescatina. È tardi, quasi ora di pranzo, e c'è solo più il tempo per una visita nello scassato giardino dietro al Municipio dove un monumento, trasformato nel palo di una porta di calcio da bambini ignari, ricorda coloro che per la libertà di Nichelino han dato la loro vita... ed è solo 40 anni fa.

Paolo Colombo