A un mese dalla morte di don Paolo Gariglio la S. Messa di Trigesima sarà celebrata domenica 22 febbraio alle ore 11,15 nella chiesa grande della Santissima Trinità.
Una marea di ricordi, testimonianze, ringraziamenti ha accompagnato l’addio a don Paolo Gariglio. Migliaia e migliaia di messaggi: il segno più tangibile di quella immensa rete di incontri e relazioni che nella sua lunga e infaticabile missione è riuscito a suscitare. Per tante persone l’incontro con don Paolo è stato determinante.
Si sta studiando il modo di catalogare e conservare la mole di materiale arrivato in queste settimane. Eccoqualche breve stralcio che può forse contribuire a una prima riflessione.
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Giuseppe Vadalà Esattamente 29 anni fa in questo periodo aveva chiesto
di conoscermi per espormi un suo visionario progetto, che doveva vedere la nascita a Nichelino di un gruppo scout aderente agli Scouts d’Europa (FSE), nelle cui fila ero cresciuto e divenuto Capo. Aveva avuto il mio nome dalla sede nazionale di Roma dell’associazione. Rimasi stregato dal suo carisma e dalla sua sicurezza che la sua idea avrebbe certamente avuto successo. Mi affidò un manipolo di giovani animatori (digiuni però di scoutismo tranne un caso). Vedendomi perplesso, mi disse: “Ascolta, noi per partire stavamo aspettando un segnale dalla Provvidenza ed oggi l’abbiamo avuto: sei tu”.
Impossibile a quel punto contraddirlo: con la sua grande fede aveva già visto quello che io potevo solo ottimisticamente immaginare. Lo ricorderò sempre per il suo essere “pescatore di uomini”, per la sua voce pacata ma sicura, per il suo entusiasmo, il suo amore per la montagna e le tantissime qualità che aveva, che lo hanno reso carismatico e punto di riferimento spirituale per numerose generazioni di giovani che hanno avuto la fortuna di conoscerlo.
Andrea Manna Nel campo estivo 2008 rimasi affascinato dalla tua enormità umana, soprattutto dal meraviglioso dono del tuo modo di parlare. Riuscivi ad attirare l'attenzione di tutti noi con le riflessioni profonde che avevi da trasmetterci. Rammento la bellissima metafora del camminatore "in montagna, quando si affronta un lungo cammino, non bisogna percorrerlo di fretta facendo credere agli altri di essere il più allenato, ma va percorso con calma, un passo alla volta".
Grazia Bonaveglio A Roma con noi lavoratori Viberti quando la ditta fallì.
Franca Issara È stato il fulcro per tanti ragazzi in difficoltà. Quanti ne ha salvati dalla droga! Che il Signore ti abbia in Gloria Don Paolo, sei stato un grande uomo.
Daniela Zambello Qualcuno di voi si ricorderà cosa fece il don a fine messa di tanti anni fa. Proclamò “sceriffo” mio padre, Primo Zambello. Gli donò la stella da sceriffo poiché accudiva giornalmente la chiesa sventando anche qualche furto dalle cassette delle elemosine. Fu davvero divertente!
Ivana Torchio Caro Don ti voglio bene, ma quanto eri stonato... Tu e Suor Agnesina facevate concorrenza alle campane. Quante risate e quante lavate di capo. Grazie per i valori che mi hai dato.
Alex Andru Don Paolo l’ho conosciuto alle superiori, all’Engim di Nichelino. L’ho conosciuto quando aveva già circa 80 anni, quindi probabilmente mi sono perso molto di lui, Lui conosceva tutti, o almeno ti faceva credere sempre che si ricordasse di te; a volte magari fingeva perché aveva una certa età, a volte era sincero. Altre volte voleva solo farti sentire importante, ma era bello vederlo sorridere. Ti parlava come se ti conoscesse da una vita e, in effetti, lui spesso vedeva oltre nei ragazzi: sapeva chi era cattivo dentro e chi era buono, ma lui voleva salvare tutti, o almeno ci provava.
Era stupendo vederlo ogni tanto scendere dalla sua stanza a controllare cosa facessimo. Quando vedeva che ci divertivamo, tirava un sospiro di sollievo con un sorriso, facendo capire che era felice. Faceva anche qualche battuta come al suo solito: aveva un bellissimo umorismo e sapeva farti sorridere.
Elsa Massara Dopo la prematura dipartita di mio marito, Don Paolo ci è stato vicino, ci ha guidati con preziosi consigli come un padre buono e affettuoso. Quando arrivò il momento della Cresima per mio figlio, sulla scalinata della chiesa, all'uscita di una delle messe domenicali, gli comunicai che Pasquale non l'avrebbe fatta a Nichelino perché non avevano alcun parente che avesse potuto fargli da padrino. Mi stavo congedando da lui, ma quando stavo per scendere il primo gradino, mi disse: "Signora, il padrino a Pasquale glielo faccio io". Tornai a casa contenta: quale miglior padrino avrebbe potuto avere se non Don Paolo?
Luana Finoallafine Le traversate insieme a te, il passaggio in Jeep e quella "tua" pietra in Valle Stretta che mi ha fatto conoscere Dio... Caro Don Paolo, sono davvero sicura che lassù ti stiano accogliendo con una grande festa e con il tuo sorriso sornione e tenero.
Andrea Privitera È stato uno dei pochi che è riuscito ad avvicinarmi alla Chiesa. Porto con me ancora le sue parole ricche di esperienza. Con lui non c’erano monologhi privi di significato, ma confronti. Sapeva ascoltare e non giudicava. Riposa in pace Don e dai un abbraccio alla mia mamma che amo tantissimo.
Marco Tribula Mtb Un gran ragazzo che ha saputo con il suo carisma trasformare dei “desbela”. Ha saputo tirare fuori da ognuno di noi la voglia di stare insieme e aiutarsi.
Maurizio Pescatore Ricorderò per sempre quel tuo carattere burlone e gli scherzi che ci facevi ai campi estivi in Valle Stretta e a Chateau Beaulard.
Barbara Barbero Parroco fantastico, un amico sempre pronto con la soluzione giusta in quel momento e le sue parole di conforto e che ti aiutavano a riflettere. Quanti Campi in Valle Stretta almeno 35 anni fa... e padre confessore fino alla fine. Vegliaci da lassù.
Pierpaolo Castellano La nostra guida dei Ragazzi della Croce, don Paolo Gariglio, è salita in cielo. Per noi è un po’ motivo di tristezza per la sua dipartita, ma anche di gioia perché ha coronato il desiderio: incontrare i giovani e gli amici che lo hanno preceduto.
Carmen Minutiello Don Paolo mi ha aiutata a diventare adulta, ad attraversare l’adolescenza. La parrocchia che aveva ideato era un porto sicuro, allegro e riflessivo. Ricordo il giro sul piccolo velivolo da lui pilotato, per farci vedere il mondo dall’alto. Un prete visionario e straordinario.
Mario Sarsotti Un ricordo è lo scherzo fatto ai campi estivi nel 1981, dove fece credere a tutti noi ragazzi che a Torino fosse in atto una sorta di rivoluzione.... Un momento indelebile che mi servì nella crescita e nella formazione, come solo lui sapeva fare.
Giuseppe Catizone Ho avuto il privilegio di conoscerlo e apprezzarlo in stagioni diverse della mia vita. In ogni ruolo Don Paolo ha mostrato la stessa cifra morale: un’umanità schietta, inquieta nel senso più evangelico, capace di non accontentarsi mai di risposte comode. Era un vulcano. Un prete che non si è mai sottratto al peso del reale, che ha speso energie, intelligenza e cuore per i ragazzi - tutti, nessuno escluso - per le famiglie, per chi viveva ai margini.
Non ha mai separato la fede dalla vita, il Vangelo dalle ferite del mondo. E in questo è stato sacerdote fino in fondo: non dall’alto di un pulpito, ma dentro le contraddizioni, con le mani sporche di umanità e lo sguardo sempre rivolto a chi rischiava di restare indietro. A Nichelino, e non solo, resta il segno profondo di un uomo che ha dato molto, senza mai chiedere nulla in cambio.
Bruno Ferragatta Era il 1982 quando la Provvidenza mi fece incontrare il prete con le “ali”. Per noi ventenni, pieni di ideali, era un mito. Un prete capace di radunare centinaia di giovani in oratorio e, d’estate, sui monti. Con il suo sguardo inconfondibile sopra gli occhiali, sapeva leggerci dentro, cogliere anche le nostre inquietudini. Mi propose di occuparmi della Nikodemo, una comunità agli albori, nata dopo un braccio di ferro con il Consiglio Pastorale. Si voleva recintare l’ingresso della chiesa perché troppi “tossici” sostavano la sera e la notte sugli scalini. Ebbe persino occasione di parlarne con Giovanni Paolo II, che sostenne la sua convinzione: la Chiesa apre le porte, non le chiude.
Marivanna Manzone Un pezzo di noi si è spento con te. Quanti bei ricordi: le tue parole sempre giuste, i tuoi scherzi e le tue piroette con l'aereo sul campo sportivo... Ora vola libero nella luce eterna e nella pace di Dio.
Fabrizio Canfora Non ci sono parole per ringraziarti di tutto quello che hai donato alla nostra comunità e non solo. Grazie di cuore per essere stato una grande guida per lo spirito di tanta gente, ti porterò per sempre nel cuore.
Fabrizio Spagnolo Te lo avevo già detto ma te lo ridico qui: ti ringrazio per avermi salvato la vita nel lontano 1999, portandomi su in Valle Stretta e togliendomi dalla strada. Non mi dimenticherò mai di te.
Davide Cairo Ti voglio bene. Sei sempre stato vicino a me e alla mia famiglia. Mi hai sempre aiutato. Sono convinto che avrò un altro angelo che dal cielo mi proteggerà.
Mario Leuci Grandissimo don Paolo, hai servito la Chiesa con tanta umiltà, hai saputo trasmettere la fede con il tuo grande cuore e la tua grande saggezza.
Lodovico Farano Il cammino tra le montagne alla ricerca dell'infinito è il più grande dono che ho ricevuto da te.
Renzo Herman Il mio primo incontro ha una data precisa: il 28 giugno 1980, un sabato, giorno del funerale di Gianfranco Ligustri. Fu un flash che avrebbe segnato il resto della mia vita. Da quel giorno scaturì in me il desiderio di far parte di quella comunità di ragazzi. Alla “Trinità” quella che oggi in tanti chiamano “inclusione” la si faceva pienamente già 40 anni fa. Tutti erano accolti e benvenuti, soprattutto quelli più emarginati e “difficili”.
Dalla Nikodemo:
“La comunità di accoglienza Nikodemo nacque dalla volontà di don Paolo di dare una risposta concreta ai ragazzi che erano caduti in un tunnel senza fine, e anche alle loro disperate famiglie. Avevi chiaro che qualcosa bisognasse fare, e farlo in fretta. La casalpina di Chateau e poi la cascina di via del Casello si trasformarono in una comunità dove accogliere, proteggere, rieducare e insegnare un mestiere. Ma quello era solo l’inizio.
Ciò che oggi possiamo prometterti è che continueremo a fare di tutto, affinché ciò che ci hai lasciato in eredità possa continuare a esistere e a essere sostegno e rifugio per coloro che hanno bisogno di tornare ad amare la vita e di scoprire le infinite opportunità che essa può offrire, nonostante tutto.
Lo hai fatto con quella tua determinazione che rassicurava, anche quando a tutti sembrava troppo… ma tu sapevi vedere oltre! Grazie, Don!”
Da Abraham:
Il Presidente, tutti i volontari e gli amici dell’Associazione ABRAHAM si uniscono alla comunità parrocchiale nella preghiera per l’anima grande e generosa di don Paolo Gariglio, con riconoscenza ed affetto infinito.
Per noi dell’ABRAHAM è importante ricordare che, fra le altre tante e importanti opere parrocchiali create a Nichelino nella sua lunga attività pastorale, trent’anni fa don Paolo volle dar vita anche a un centro di aiuto e di ascolto per le persone povere provenienti da altri Paesi.
Intuì con lungimiranza la necessità di supportare in modo mirato le maggiori difficoltà che incontra chi proviene da mondi diversi e non ha reti locali di sostegno. Nacque allora l’ABRAHAM, frutto della capacità di don Paolo di vedere Cristo nelle sofferenze di tutti e di ognuno, senza differenze, e dalla sua forte volontà di costruire una comunità in grado di aiutare fraternamente, ogni giorno, chi è in difficoltà.
Proseguiamo nel cammino, fedeli a quello spirito e a quelle intenzioni, nella certezza che don Paolo continuerà ad esserci a fianco ogni giorno. (Giancarlo Lasagna con tutta l’Associazione Abraham)
Per me furono anni intensissimi cenacoli, le messe, le uscite domenicali, gli esercizi spirituali, la preparazione dei campi, le traversate in montagna, i recitals, le raccolte carta, i falò, le serate musicali, le gite, i ritiri di preghiera, le salite al Thabor, gli incontri nel sottochiesa… tutto quello di cui aveva bisogno un adolescente. Tutto questo grazie alle eccezionali doti organizzative di don Paolo, alla sua ansia mai placata di portare il Cristo a tutti, soprattutto ai ragazzi.
Il sacramento della riconciliazione fu sempre uno dei pilastri del suo ministero sacerdotale, e non c’è ragazzo o ragazza dei Campi che non si ricordi delle code davanti al suo confessionale.
Quante lacrime hai asciugato! Quanti cuori feriti hai consolato!
Vola alto, don Paolo, ora che sei decollato per l’ultimo viaggio, quello più importante.