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Stop alle telefonate moleste?

Inchieste
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Nonostante la delibera Agcom entrata in vigore il 19 agosto scorso, le telefonate indesiderate continuano a tempestare gli smartphone e i telefoni fissi degli italiani.

Il fenomeno dello "spoofing" – tecnica che falsifica il numero chiamante attraverso sistemi VoIP – rende particolarmente arduo il contrasto. Chi chiama maschera la propria identità, scegliendo numeri locali per aumentare la probabilità di risposta, spesso dietro offerte non autorizzate o vere truffe.

Agcom ha imposto agli operatori il blocco automatico delle chiamate con numeri falsificati. I primi dati di metà settembre parlano di 43 milioni di chiamate filtrate in un mese, ma rappresentano solo il 5,74% del totale: il problema resta ampio.

Le associazioni consumatori denunciano i limiti dell'intervento. Il Codacons rileva come gli operatori abbiano spostato le telefonate verso i numeri mobili, mentre l'Unione Nazionale Consumatori chiede sanzioni più severe e indennizzi per chi riceve chiamate non autorizzate. Pesa anche lo scarso utilizzo del Registro Pubblico delle Opposizioni, strumento gratuito ancora poco conosciuto. Ma anche chi si è iscritto a questo registro continua ad essere martellato da squilli indesiderate, tutt’al più il numero delle telefonate indesiderate è leggermente diminuito.

Le chiamate persistono perché i call center utilizzano database acquistati illegalmente, aggirando privacy e Registro delle Opposizioni. I numeri finiscono in liste commerciali attraverso consensi dati in passato, violazioni di dati aziendali o raccolta da social e siti web. Rispondere anche a una sola chiamata spam segnala che il numero è attivo, moltiplicando le telefonate.

Dal 19 novembre, almeno sulla carta, è scattato il secondo step: l'estensione del blocco dello spoofing ai numeri mobili. Ma gli esperti avvertono, il fenomeno è destinato a continuare: servono norme più incisive, controlli rigorosi e maggiore consapevolezza degli utenti. Gli strumenti tecnici da soli non bastano, anche perché la principale finalità di queste telefonate non è più la pubblicità di un certo prodotto, ma piuttosto la raccolta di dati personali a scopi commerciali, se non addirittura illeciti.

Per difendersi, i cittadini possono iscriversi al Registro Pubblico delle Opposizioni, evitare di rispondere a numeri sconosciuti, denunciare i call center illegali e attivare il blocco chiamate sullo smartphone. Ma talvolta il cittadino ha l’impressione di lottare contro i mulini a vento. Si perde più tempo a rispondere e subito staccare il telefono o a cercare di perseguire gli autori di questi squilli molesti?

D.C.