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Gio, Feb
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La splendida avventura di don Paolo

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Ha lasciato un segno indelebile don Paolo Gariglio, a Nichelino e non solo.

Si è spento a 95 anni. Ancora l’anno scorso, alle porte dell’estate, era riuscito, nonostante gli acciacchi, a venire in parrocchia, alla Santissima Trinità, dove era stato parroco per oltre trent’anni.

Qui ha partecipato a una riunione dell’associazione Amici della Maison des Chamois e aveva lasciato in dono un nuovo tendone d’alta quota per i Campi in Valle Stretta.

In questi ultimi mesi le sue condizioni di salute si erano progressivamente aggravate e non aveva più lasciato la Casa del Clero della Diocesi di Torino in corso Benedetto Croce, tra Lingotto e Mirafiori, dove era ospitato. Lì è volato per sempre in Cielo alle ore 3,45 del 20 gennaio 2026. Lì poco distante, il 15 ottobre 1930 era nato. Quando era bambino c’era una distesa di prati e una cascina ai bordi del vecchio aeroporto di Mirafiori (ora Parco Colonnetti) è lì aveva inseguito il suo sogno, poi realizzato, di diventare pilota d’aerei.

“Pastor et nauta”, pastore e navigatore, come firmava i corsivi su questo giornale da lui fondato nel 1977, don Paolo per decenni è stato uno dei maggiori protagonisti di questa nostra periferia geografica ed esistenziale, che nell’arco dei decenni vide nascere, dilatarsi e in cui visse completamente immerso. Era uscito dalla tragica stagione della guerra, che spesso ricordava. Da ragazzo era scampato per un soffio al terremoto di un devastante bombardamento a tappetto che aveva distrutto la sua casa e il quartiere di piazza Bengasi.  

Divenne pilota (a Torino fu uno dei primi a prendere il brevetto nel dopoguerra) e nel 1956 prete, fatto che in quanti lo conoscevano al Lingotto parve del tutto imprevedibile. Il giovane Paolo si tuffò in questa avventura con tutta l’energia, il carisma, l’intelligenza e la fantasia di cui era capace.  Avrebbe potuto fare molte altre cose nella vita: Il pilota di aerei, certo, ma anche il giornalista per l’istinto di captare e raccontare le notizie, lo scrittore e, perché no, il manager, sempre pronto a organizzare, avviare nuove imprese e a guardare lontano senza perdere di vista i particolari e tenendo i piedi ben piantati per terra.
In verità un po’ di tutto questo lo ha fatto. Ma in fondo nella vita don Paolo ha fatto una cosa sola cosa: il prete. 

C’era un’enorme folla a Nichelino, accorsa per accogliere e rendere l’estremo saluto al “don”: i più con il ricordo di un incontro personale e di giorni indimenticabili vissuti con lui. «Tutta la comunità ne piange la perdita.  – ha ricordato il sindaco Giampiero Tolardo all’inizio della cerimonia di esequie - Con il suo impegno pastorale, la sua umanità e la sua capacità di ascolto, don Paolo Gariglio è stato un punto di riferimento per intere generazioni. Ha accompagnato la nostra città nei momenti di gioia e anche in quelli più difficili, sempre con discrezione, dedizione e grande sensibilità, lasciando un segno profondo nella vita di tante persone».

L’Arcivescovo Card. Roberto Repole ha presieduto la celebrazione eucaristica e il rito funebre, insieme ad altri tre vescovi (tra cui Mons. Marco Brunetti originario di Nichelino) e a decine di sacerdoti (molti ex ragazzi dei Campi in Valle Stretta. “Consegniamo a Dio un nostro fratello che è un ‘monumento’ per la città di Nichelino, ma anche per la Chiesa di Torino – ha ricordato nell’omelia - Siamo in tanti perché in tanti abbiamo un profondo senso di gratitudine per don Paolo. Quando muore un uomo ricco di giorni racchiudiamo in una piccola bara una vita lunga che nessun ricordo riuscirà mai pienamente a raccontare. Cristo ha segnato in modo appassionato la sua esistenza e non ha mai avuto paura di sporcarsi le mani».

La sua straordinaria attività pastorale e sociale ha lasciato un’impronta in tante opere che tuttora continuano. Due furono i momenti più difficili a Nichelino: il primo nel 1980, quando un animatore diciassettenne, Gianfranco Ligustri, perse la vita in un incidente in Valle Stretta. Fu per lui come la perdita di un figlio. Il sostegno del Vescovo card. Ballestrero lo aiutò a riprendersi a continuare. Nel 2007 un altro dolore tremendo fu la prematura scomparsa di don Joe Galea, che da poco lo aveva sostituito come parroco. Anche con don Joe c’era un legame quasi filiale, tanti anni prima lo aveva conosciuto a Malta e, ancora seminarista, lo aveva convinto a venire come missionario a Torino. Alle soglie degli 80 anni, con il dolore nel cuore, fu un’immane fatica riprendere la guida della parrocchia fino alla nomina del successore. Indomito, don Paolo rimase attivo in parrocchia fino a pochissimi anni fa come parroco emerito, finché la salute gliel’ha consentito.

Un prete «straordinario nell’ordinario», sulla scia dei grandi parroci della Chiesa di Torino e dei santi sociali piemontesi, suscitatore di vocazioni, conversioni, fede e opere.

 Come ha sottolineato don Daniele D’Aria (anche lui ex ragazzo di Valle Stretta) sulle colonne del settimanale diocesano La Voce e il Tempo, “la vita di don Paolo si è giocata tutta in questi luoghi della periferia sud della grande città e della sua cintura. Tra queste strade e tra questi palazzi ha raccolto intorno a sé e alla sua personalità straripante migliaia di giovani e adolescenti affascinandoli con la sua capacità di cercare legami e di offrire loro un senso per la vita. Al centro di tutto c’è sempre stato l’annuncio di Gesù Cristo come colui che salva e dà senso. Senza mai sconfinare nel ‘bigotto’ ha saputo trasmettere la fede anche ai più lontani in un contesto in cui è nata ed è cresciuta quella secolarizzazione che ha cambiato il volto della Chiesa e della società”.

La gente di Nichelino si unirà ancora in preghiera in ricordo di don Paolo Gariglio in occasione della S. Messa di Trigesima che sarà celebrata domenica 22 febbraio alle ore 11,15 nella chiesa grande della Santissima Trinità.

N.C.