Veranda sì o veranda no? Serve l’autorizzazione del Comune? Ci vuole il consenso del condominio?
Anche a Nichelino in passato non sono mancate le discussioni sui vari sistemi per chiudere balconi e terrazze. Si va dalle semplici tende a veri e propri prefabbricati che consentono di sfruttare al meglio questi spazi.
Una recente norma, contenuta nel decreto “Aiuti bis”, apre un nuovo capitolo per quanto riguarda le cosiddette “Vepa - vetrate panoramiche”. Prima la regolamentazione variava da Comune a Comune, adesso la loro installazione è stata completamente liberalizzata e non necessita di particolari titoli abilitativi, certificazioni, autorizzazioni, D.I.A, S.C.I.A o quant’altro.
Tuttavia questo tipo di veranda deve avere determinate caratteristiche. Innanzitutto la vetrata deve essere amovibile, anche se questa dicitura può dare adito a qualche incertezza dal momento che vari tipi di manufatti similari possono essere smontati più o meno facilmente ed eventualmente spostati. Il concetto comunque è che l’installazione non deve aumentare la volumetria dell’alloggio per creare "spazi stabilmente chiusi” o “comportare il mutamento della destinazione d'uso dell'immobile anche da superficie accessoria a superficie utile".
I balconi sono considerati superfici "accessorie", quindi non abitabili, così come cantine, sottotetti o box (… peraltro d’estate qualcuno preferisce dormire sul balcone). Gli altri spazi della casa sono definiti come superfici “utili” e quindi non possono essere ampliati senza una specifica autorizzazione, sempre ammesso che le leggi e i regolamenti edilizi lo prevedano. Ma anche qui si può discutere: cosa impedisce di arredare il balcone con tavolo e poltrona, accendere una stufetta e straci anche d’inverno?
Oltre tutto le “vepa” devono però possedere precisi requisiti tecnici. Devono essere in grado di ornire protezione dagli agenti atmosferici, migliorare le prestazioni acustiche ed energetiche dell'immobile, ridurre la dispersione termica ed essere almeno parzialmente impermeabili alle infiltrazioni di acqua piovana. All’interno della vetrata deve esserci "la circolazione di un costante flusso di arieggiamento a garanzia della salubrità dei vani interni domestici". Per definizione la “ve.pa” deve essere "panoramica", cioè presentare un impatto visivo minimo per chi osserva l'edificio dall’esterno, avendo l’avvertenza di "non modificare le preesistenti linee architettoniche", ma questi requisiti rischiano di essere abbastanza soggettivi.
In commercio ci sono già molteplici “vepa”, realizzate con diversi materiali e soluzioni per agganciarle ai balconi. Fatta la legge, non mancheranno i dubbi interpretativi e le circolari di chiarimento.