Ogni sera che accendiamo il televisore sappiamo già una notizia, prima che ci venga raccontata dal telegiornale: che cioè anche in quel giorno in Medioriente ci saranno stati morti e feriti.
La vera notizia sarebbe che nelle ultime ventiquattrore nessun uomo, donna o bambino sia stato ucciso, per fermare così questo moto perpetuo della rappresaglia e della contro rappresaglia.
La logica che si è instaurata è ormai quella di domare la violenza con la violenza, di stancare il nemico con le perdite, di imporre la resa col terrore. Ma nulla è più illusorio di una presunta pace raggiunta con una presunta vittoria.
Si muore ai posti di blocco, in pizzeria, in discoteca, nei bar, in autobus, per le strade, negli ospedali, nelle prigioni. Si vuole eliminare il terrorismo con l’eliminazione preventiva dei terroristi, con il setacciamento casa per casa, in realtà si finisce per uccidere senza discrimine. E ogni giorno che passa dimostra che il nemico non è alimentato solo dagli uomini, dai capi, da sedi, da roccaforti, ma dalla violenza stessa che si autorigenera facendo sì che anche delle bambine diventino kamikaze.
In realtà tutto quello che si poteva tentare con le armi è già stato tentato, quello che si poteva ottenere con la forza è già stato consumato da tempo, tragicamente e invano. Ormai da troppo tempo dal Medioriente arrivano notizie, ma non novità. Spetterebbe alla comunità internazionale cambiare un copione ripetuto e fallimentare. Ma la comunità internazionale chi l’ha vista?
Magù