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Cambio di prospettive

Etica
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Davanti all’attuale situazione internazionale non è facile tenere accesa la speranza. A volte ci prende uno sconforto profondo nel vedere il dilagare della violenza sui più deboli, il crollo di ogni criterio di diritto e quella crescente “normalità” con cui si infrangono le più elementari regole della convivenza umana.

In questo scenario, da credenti, sentiamo una fatica che ci entra dentro e che fa sorgere domande taglienti: “Dio, cosa stai facendo? Perché non intervieni? Forse non sei davvero interessato a noi? Sei troppo debole?”. Sono le stesse domande che si poneva il cardinal Martini nell’incipit di una sua lettera pastorale esattamente 30 anni fa. Proprio da questi interrogativi, lo scorso ottobre, abbiamo avviato il percorso del gruppo Giovani (universitari e lavoratori) delle nostre parrocchie. Ogni mese, una “domanda difficile” ci sta aiutando a superare immagini di Dio consolatorie ma poco reali, abbattendo quel muro che spesso ci tiene lontani dall’incontro vero con il Signore.

In questo cammino, la Risurrezione ci suggerisce un Dio che è sempre un passo avanti ai nostri ragionamenti. È un Dio che attiva le corse dei discepoli dal giorno di Pasqua in poi: essere cristiani prende quasi la forma di un inseguimento! Tutte quelle domande su Dio sono legittime, ma in fondo nascondono ancora l’idea di un Dio “fermo”. Uno dei passaggi più liberanti per i nostri giovani è stato dirsi con onestà: “Scaricare le domande su Dio è spesso un modo per deresponsabilizzarci”.

Lo abbiamo visto anche negli Esercizi Spirituali Giovani vissuti in compagnia di Abramo: il suo coinvolgimento “drammatico” (si pensi al sacrificio di Isacco) lo porta a scoprire un volto nuovo di Dio. Non un idolo statico, ma Colui che ci libera dalle false immagini di noi stessi, ci permette di assumerci pienamente le nostre responsabilità e ci porta a realizzare pienamente la nostra vita.

In questo percorso di domande "impossibili", abbiamo trovato illuminante un’espressione di Papa Leone XIV durante il suo recente viaggio in Africa. Ad Annaba, visitando una casa di accoglienza dove cristiani e musulmani vivono insieme nella fraternità, il Papa ha detto:

“Penso che il Signore, dal Cielo, vedendo una casa come questa possa pensare: allora c’è speranza! Sì, perché il cuore di Dio è straziato dalle guerre, dalle violenze, dalle ingiustizie e dalle menzogne. Ma il cuore del nostro Padre non è con i malvagi, con i prepotenti, con i superbi: il cuore di Dio è con i piccoli, con gli umili, e con loro porta avanti il suo Regno d’amore e di pace, giorno per giorno”.

Ecco il vero cambio di prospettiva: se spesso siamo noi a tempestare Dio di domande, dovremmo provare a fermarci e metterci in ascolto. Potremmo intuire che è il Signore stesso a farci notare dove, su questa terra, ci sono segni reali di speranza. Esiste infatti un modo di pensare deresponsabilizzante: quello di chi crede che “non ci sia nulla da fare” perché i problemi sono troppo grandi. È così che attiviamo quel sistema di autodifesa chiamato indifferenza, che ha un solo effetto: smettere di fare il bene possibile.

Se ci sentiamo piccoli di fronte ai drammi dell’umanità, questo non significa che l’unica strada percorribile sia quella dell’impotenza. Scopriamo invece che proprio la piccolezza è il requisito fondamentale per essere costruttori del Regno!

Ci sono piccoli segni di speranza anche nella nostra città. Sarebbe bello avere occasione di raccontarseli ogni tanto: scopriremmo una ricchezza inaspettata di umanità. Tra i tanti, di recente ne abbiamo visto uno durante in un’iniziativa quaresimale di incontri tra generazioni diverse. I giovani del gruppo Biennio sono stati a trovare alcuni anziani a casa. Un gesto molto semplice con non si è risolta alcuna guerra, ma si è accesa una piccola luce. Chissà se avremo la creatività di attivare tanti altri gesti semplici simili. Perché i gesti piccoli hanno una caratteristica: essendo piccoli, di solito sono semplici da realizzare!

La Buona Novella di Gesù è un invito continuo a cambiare sguardo. Non è una consolazione a buon mercato, ma la possibilità reale di passare dalla morte alla vita.

don Alberto e don Davide

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