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Quale futuro per la grande fabbrica?

Cronaca
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Qualche settimana fa Carlos Tavares, amministratore delegato di Stellantis, ha incontrato su loro richiesta i vertici regionali

preoccupati per il futuro dei siti produttivi che il Gruppo possiede in Piemonte, in primis Mirafiori e poi anche Grugliasco e Verrone. Stellantis è il gruppo automobilistico nato dalla fusione tra Fca e Psa, con i francesi che di fatto gestiscono la società, forti del 51% delle azioni.

Con il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, c’erano il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo e il numero uno dell'Unione Industriale Giorgio Marsiaj. Alla fine sembra che sia stato delineato un nuovo futuro per la “vecchia” Fiat a Torino: un futuro tutto basato su elettrico, guida autonoma e logistica. L’operazione dovrebbe garantire una continuità per gli oltre 10.000 lavoratori (tra tute blu ed enti centrali) che sono sopravvissuti al declino degli ultimi 20 anni. Per questo il presidente della regione ha messo sul tavolo anche i soldi che arrivano dall’Europa come Fondo Europeo di Sviluppo Regionale. Per i vertici di Stellantis Torino ed il Piemonte occupano «una posizione centrale»: come polo di produzione di veicoli e del design di tutti i marchi italiani del gruppo, ma soprattutto per assumere il ruolo di centro di competenza ingegneristico internazionale per l’elettrificazione.

Insomma, tutto bene? Forse, speriamo.

Perché nelle dichiarazioni di reciproca soddisfazione tra le parti per l’incontro da tutti definito “proficuo e bello” non si è fatto minimamente cenno ai volumi produttivi futuri. “Depositeremo il documento con i fondi Fesr a Bruxelles – ha spiegato Cirio - Ci sono 5 mesi di attesa da parte della Commissione Europea durante i quali presenteremo con questo tavolo tecnico tra Comune, Regione e Stellantis i progetti sui cui lavorare assieme. E quindi è questa la sensazione di grande fiducia”. Ci si aggiornerà a settembre quando verrà anche discussa la valorizzazione e quindi anche il destino delle aree libere di Mirafiori. Il sito, di fatto, è comunque destinato a decrescere. Quello del riutilizzo di spazi che verranno dalla produzione è un elemento di prospettiva e di lavoro e intorno a questo avvieremo con la Regione un ragionamento urbano perché si tratta di ripensare un insediamento industriale nuovo e moderno e capace di rispondere al cambiamento climatico, il filo conduttore di strategia di Stellantis e della riduzione di CO2 di Torino”, ha precisato il Sindaco di Torino Lo Russo.

Per parte sua Tavares è stato chiaro, partendo dal piano industriale globale “Dare Forward 2030”, presentato un paio di mesi fa: “Nell’attuale contesto caotico in cui operiamo, vincere insieme non è solo uno dei valori di Stellantis, ma è il modo in cui affronteremo le opportunità che abbiamo davanti, beneficiando del decisivo sostegno della Regione e della Città. Continueremo il dialogo costruttivo con le nostre organizzazioni sindacali che è stato a lungo intrapreso per la trasformazione di Stellantis in un’azienda tecnologica di mobilità sostenibile, per offrire ai propri clienti una mobilità pulita, connessa, sicura e conveniente e raggiungere le zero emissioni di carbonio entro il 2038”. Il polo ingegneristico per l’elettrificazione potrà contare su realtà già esistenti come il Battery Hub e Lab, si lavorerà con il Turin Manufacturing District, con lo sviluppo di un processo produttivo efficiente in grado di integrare diverse piattaforme, modelli e sistemi di propulsione. La nuova piattaforma Maserati permetterà di produrre, entro il 2024, le nuove GranTurismo e GranCabrio e la nuova Quattroporte nonché l’attuale e la futura generazione della 500 elettrica.

Proprio la produzione della 500e ha portato al raddoppio della produzione nel Polo Produttivo Torinese (Mirafiori e Grugliasco) con oltre 77 mila auto prodotte nel 2021 contro le 36 mila sfornate nel 2020. Un trend positivo, certo, ma con numeri da “boita”, non da Grande Fabbrica. Fa venire le lacrime agli occhi pensare che, negli anni ’70 dai cancelli di Corso Agnelli, Via Settembrini e Via Plava uscivano 700 mila auto all’anno e ci lavoravano oltre 50 mila persone, segnando il destino di Torino e dintorni, Nichelino compresa. Altri tempi, ma i numeri erano importanti anche a cavallo del nuovo millennio, con le produzioni simultanee di Punto, Multipla, Idea e Musa e poi anche la Mito. Poi il declino, iniziato con la scelta di produrre la 500L non più a Mirafiori, ma in Serbia. Da allora non è stato assegnato più alcun modello in grado di sfruttare la capacità produttiva di questo impianto industriale di oltre 2 milioni di metri quadrati e per questo rimane la più grande fabbrica automobilistica d’Europa. Parallelamente è in corso il grande esodo di dipendenti un po’ da tutti gli stabilimenti italiani: non solo lavoratori anziani, ma tanti giovani stanno lasciando l’azienda grazie ad un piano di esodo incentivato che si sta rivelando nei fatti un’operazione di riduzione del personale.

Addio Grande Fabbrica?