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Ce la faranno a ricostruirla per settembre?

Cronaca
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Cala il sipario sulla storia della scuola Papa Giovanni XXIII, nata negli anni Sessanta in pieno boom demografico e resa inagibile dal peso del tempo.

Chiuso durante il primo lockdown della primavera scorsa, quando il covid19 ha imposto la didattica a distanza, l’edificio di via Boccaccio 23 non riaprirà più le porte ai piccoli della scuola materna Anna Frank e agli alunni della scuola elementare.

Materna ed elementare: due definizioni di altri tempi, come di altri tempi è la struttura, che non risulterebbe a rischio di crollo, ma non risponde più agli attuali criteri di sicurezza. “Nell’ottica di una riqualificazione degli edifici scolastici, anche questo è stato monitorato e sembrava quello con meno problemi, tanto che ipotizzavamo solo la messa in sicurezza dei solai – il sindaco Giampiero Tolardo ripercorre, con occhio medico, il tracciato degli ultimi mesi – All’avvio dei lavori, però, la ditta ha chiesto una verifica da parte degli uffici e il ‘referto’, arrivato all’inizio di agosto, non è stato confortante”.

L’esito indica che l’istituto del quartiere Oltrestazione potrebbe essere ripristinato temporaneamente, ma poi richiederebbe un consolidamento radicale. Costo stimato: 2 milioni e mezzo di euro. L’Amministrazione prende tempo, nega l’agibilità e, a fine agosto, incontra le famiglie degli alunni e dirotta le 5 classi della scuola primaria e le 3 della scuola per l’infanzia alla Marco Polo di via Trento, “Nel frattempo abbiamo affidato un’altra analisi, per verificare l’opportunità della ristrutturazione - sottolinea Tolardo -  Il responso, prima di Natale, ha rafforzato l’idea che fosse meglio pensare a un nuovo progetto, a un ‘prototipo’ replicabile, in futuro, per altri edifici scolastici della città. La spesa prevista si aggira sui 4 milioni di euro”.

Puntare su una proposta ex novo pone un altro bivio: abbattere la costruzione originale e ricostruire lì o individuare un’alternativa?

“Abbiamo optato per la seconda soluzione, pensando a un modello adatto a una didattica che è cambiata – conferma il primo cittadino – Un istituto che definisco ‘comprensorio’, con scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado, realizzato con criteri di risparmio energetico e attrezzato di laboratori, spazi per attività in verticale tra i gradi d’istruzione, servizi su misura e aree aperte ai residenti, parcheggio e accessibilità. Tutte caratteristiche che la vecchia collocazione non garantirebbe”.

La partita, inizialmente, si gioca tra due terreni, in via Meucci e in via Prali tra via Boccaccio e via Giolitti. “Abbiamo individuato questa come sede ideale – conferma il sindaco – La proprietà ha già manifestato la disponibilità a cederlo. Intanto stiamo valutando le potenzialità del quartiere, gli insediamenti e le prospettive di aumento dei bambini. Il cronoprogramma prevede scadenze ferree, per avere la scuola a settembre 2021”.

Il debutto ufficiale del progetto è previsto in Consiglio comunale, che deve approvare la deroga a costruire l’edificio sul terreno a destinazione agricola.

Per la vecchia struttura, invece, non ci sarà futuro: declassarla e destinarla ad altro richiederebbe, comunque, un intervento importante e costoso. L’ipotesi è abbatterla e destinare lo spazio a parcheggio.

Con l’addio alla Papa Giovanni per il quartiere si chiude un’era. Inaugurata tra il 1965 e il 1966, la scuola elementare visse un decennio d’iperattività e le classi si alternavano  nelle aule in doppi turni, mattina e pomeriggio. Il lento calo degli scolari consentì, a fine anni Settanta, di ospitare la succursale della media Martiri della Resistenza, di viale Kennedy, insediata al piano più alto. Nell’anno scolastico 2010/2011 l’edificio vide cambiare ancora la fascia di età degli alunni. Questa volta fu il piano rialzato a riadattare le aule per i bimbi della materna. Tra quei muri, nell’arco di 50 anni, sono passate generazioni di nichelinesi, ritratti in centinaia di foto scattate sullo scalone d’accesso e destinate a restare ricordi.

C.N.

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