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Pubblico impiego, all'ASL e in Comune mancano i giovani

Cronaca
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Nei prossimi due o tre anni ci sarà un grosso problema di ricambio generazionale nel settore pubblico. Scuola, sanità, enti locali, ministeri: nell’ultimo decennio l’età media dei dipendenti ha registrato una vertiginosa impennata e si aggira sulla cinquantina.

Con l’innalzamento dell’età pensionabile la situazione si è cristallizzata ad una quindicina di anni fa. Chi è andato in pensione non è stato sostituito e lo stillicidio dei posti vacanti si è intensificato.

A differenza del settore privato non ci sono stati prepensionamenti, né cassa integrazione o messa in mobilità, ma adesso una platea molto vasta si trova comunque alle soglie della pensione. Che siano i “bloccati dalla Fornero” o i “graziati dalla quota 100”, resta il fatto che alla prima finestra utile e vantaggiosa i più lasceranno la pubblica amministrazione.

E pur vero che nel frattempo molti servizi sono stati esternalizzati, ma l’esodo che si preannuncia pare di proporzioni bibliche, tale da mettere a rischio il controllo e la gestione dell’intera macchina amministrativa. Qualcuno sostiene che i dipendenti pubblici in Italia siano ancora troppi; quel che è certo è che sono anziani. Il che sta già creando qualche problema. Si pensi agli insegnanti, agli infermieri o alle forze di polizia e a tutte quelle mansioni dove – con tutto il rispetto per la terza età – sono necessarie energie giovanili, per non dire dei settori (quasi tutti) dove bisogna star dietro all’evoluzione tecnologica.

Il turn over è stato sottoposto a rigidi vincoli di finanza pubblica e bloccato da un decennio. Di fatto nella pubblica amministrazione si è saltata una generazione. Qualcosa ora si dovrà fare per correre ai ripari, ma non sarà semplice. D’altro canto le procedure per bandire e portare a termine i concorsi pubblici sono diventate persino più complicate, in virtù della copiosa normativa in materia di trasparenza, privacy e anticorruzione di recente sopravvenuta. I tempi di espletamento si allungano.

Nella sanità cominciano a scarseggiare i medici di famiglia, per non dire del personale amministrativo ed infermieristico nelle ASL:In Piemonte nei prossimi dodici anni andranno in pensione 2.627 medici di base, ma stando alle norme vigenti solo 1.920 potranno essere sostituiti. Nel 2022, che è dietro l’angolo, mancheranno in Piemonte 190 medici di famiglia e 230 mila cittadini dovranno farne a meno. Per chi potrà permetterselo ci sarà la sanità privata.

Non stanno meglio gli enti locali. I piccoli Comuni sono destinati a chiudere i battenti per mancanza di personale. Il Comune di Nichelino, che una volta contava oltre 400 dipendenti, adesso veleggia al di sotto dei 200, ossia la metà.

Apparentemente meno difficile è la situazione nella scuola (i bambini continuano a diminuire e ci sono sempre meno classi), ma qui i dirigenti faticano non poco a trovare supplenti, specialmente in alcune materie.

Paradossale il quadro dei Centri per l’Impiego che sono sotto organico e che nei prossimi tre anni dovranno gestire le proposte di lavoro per chi usufruisce del “reddito di cittadinanza”.