Era gremito il salone del centro “Grosa”. Una folla silenziosa è sfilata
sin dalla mattinata, fino alla cerimonia di commiato per dare l’estremo saluto a Angelino Riggio, 76 anni, morto improvvisamente lo scorso 12 gennaio.
Il dott. Riggio era una figura molto nota in città e a Nichelino ha sicuramente lasciato un segno profondo. Come stimato medico, come persona lungamente impegnata nella vita culturale cittadina, come politico e amministratore locale. Questa militanza Angelino Riggio l’aveva iniziata nel movimento studentesco del ’68, nella sua Sicilia. Per proseguire e pagarsi gli studi aveva iniziato a lavorare nelle Ferrovie. Arrivato al nord come tanti suoi conterranei, a Nichelino aveva fondato l’Associazione Cultura Viva per promuovere iniziative culturali e sociali. Era stato eletto nel 1985 come consigliere comunale del P.C.I, quindi assessore, per due volte Sindaco di Nichelino (dal 1992 al 1995 e dal 2014 al 2015) e poi consigliere regionale per due legislature. Il dott. Riggio era anche scrittore (un libro scritto come medico sulla prevenzione dei tumori e tre romanzi). Con l’associazione Amici del Cammello, da lui fondata, aveva avviato una scuola di formazione politica e la libreria Il Camello, gestita interamente da volontari.“Angelino Riggio è stato importante per la vita di tante persone ed anche per me – ha detto con commozione Giampiero Tolardo, attuale sindaco - Ricordo quando chiamò me, giovane medico, a sostituirlo nel suo studio. Da lui ho imparato tanto, è stato un punto di riferimento e grazie a lui mi sono avvicinato all’impegno politico”. Le recenti divergenze di percorso politico non hanno minato quel rapporto umano e personale che Riggio considerava “intangibile”, come ha sottolineato Claudio Benedetto nell’introdurre gli interventi alla cerimonia di commiato.
Franco Ripani, esponente sindacale e ex presidente del Consiglio Comunale, ha riportato alla memoria la vicenda della Viberti all’inizio degli anni ’90: “Ti ricordo sul piazzale dell’azienda, in mezzo ai lavoratori, quando in collegamento con programmi e reti televisive nazionali, facevamo una gran fatica a spiegare il paradosso di una azienda piena di ordini, fortemente sollecitata dalla rete commerciale, che non era in condizione di produrre per mancanza di fornitura di materiali: una gestione dissennata da bancarotta fraudolenta l’aveva depredata e condannata ad una crisi finanziaria e di liquidità da non riuscire più a pagare né fornitori né dipendenti. Ricordo il viaggio a Roma insieme a te e a don Paolo e con una folta delegazione di miei colleghi di lavoro per l’ultimo tentativo di salvare tutti quei posti di lavoro. Poi il fallimento di un’azienda di 800 dipendenti che lasciava centinaia di lavoratori in condizioni quasi disperate. La discussione con te e con don Paolo ci portò ad inventare il meccanismo dell’anticipazione della cassa integrazione da parte delle banche di Nichelino con un accordo pilota tra INPS di Moncalieri, curatore fallimentare e banche che aderivano all’iniziativa”. I lavoratori recuperarono tutte le loro competenze e nel 1996 la Viberti riaprì.
Come Sindaco di Nichelino Angelino Riggio ha lasciato un ricordo decisamente positivo nei cittadini e nella struttura comunale, impegnandosi a fondo in iniziative che, grazie a lui, appartengono alla città, come la Biblioteca e il Boschetto. “Il tuo modo di concepire la politica - ha sottolineato Franco Ripani - risultava chiaro soprattutto nei corsi della Scuola di Formazione con lo scopo di dare strumenti di conoscenza per acquisire coscienza critica e promuovere partecipazione. Erano i concetti che emergevano in particolare dalle tue lezioni, affollatissime, sulla Democrazia e su che cosa è la politica sintetizzata in quattro parole: ideali, impegno, generosità, cultura. Questo è quello che ho imparato e condiviso con Angelino. Questo è quello che ci lascia: una vita coerente, nelle iniziative e nelle scelte, con un’idea chiara di politica, di democrazia e di partecipazione. Per tutto questo lo ringrazio e credo che anche la città gli debba molta riconoscenza”.
Novaco Sabino, storico esponente della sinistra a Nichelino, ha condiviso con Riggio anche il periodo più recente del suo percorso politico: “Traspariva il rammarico e il dubbio che si fosse insediato nella società uno stillicidio quotidiano di vendette per ricacciare indietro le conquiste sociali sottraendole in gran parte alle fasce più deboli. Prevalgono l’egoismo, la furbizia, la sopraffazione, l’ipocrisia e la legge del più forte. Angelo di tutto ciò ne era convinto e lucidamente cosciente per aver capito da tempo le trasformazioni in negativo di una società progressiva come era nei suoi sogni. Il degrado dell’agire della politica ha prodotto per la società in generale la costruzione di gruppi contrapposti che utilizzano pratiche personalistiche portando a processi disgregativi e deresponsabilizzanti”.
Così le lotte di Riggio, portate avanti come medico e come amministratore locale, per la difesa e il rafforzamento della sanità pubblica, “oggi ridotta all’osso dall’incalzare di una privatizzazione selvaggia al solo servizio di chi ha i mezzi economici per ricorrere alle cure”.
Una società giusta, un mondo in pace. “Il sogno, sotto certi aspetti utopico e immaginifico, è sempre stato al centro del suo ragionamento politico ponendo con apprensione le molteplici contraddizioni del mondo contemporaneo”, ha aggiunto Novaco Sabino.
Il cordoglio e la grande partecipazione popolare che hanno accompagnato il commiato di Angelino Riggio gli rendono testimonianza e merito di quello che ha fatto per la città.
“Mi spiace di non aver potuto partecipare personalmente a quel momento - dice don Paolo Gariglio, parroco ‘emerito’ di Nichelino – Ma sapete che alla mia età e con la mia salute non sempre riesco ad andare dove vorrei. Però ci tengo a ricordare quello che per me è stato Riggio, una persona davvero amante dei libri e della cultura, un amico, capace di essere idealista e al tempo stesso concreto. C’è sempre stata una grande collaborazione. Abbiamo fatto fronte comune anche in momenti difficili della città, come appunto in occasione della vicenda della Viberti. Per non dire dell’enorme aiuto che mi dette per la Comunità di accoglienza Nikodemo, quando lui era sindaco. Anche allora erano anni pesanti, soprattutto per i giovani e molti finivano nel tunnel della droga”.
N.C.