Dopo aver assolto al dovere di seppellire Sara, ad Abramo resta un ultimo compito che un buon capo-clan deve risolvere:
il matrimonio del figlio Isacco. Il capitolo 24 ci racconta proprio questa impresa. È il capitolo più lungo del libro della Genesi! Un po’ ripetitivo, ma gustoso e ben scritto quasi come una novella.
Abramo è molto anziano e non può farlo da solo per cui “disse al suo servo, il più anziano della sua casa” di partire verso “la mia terra, dalla mia parentela per scegliere una moglie per mio figlio”. Chi è questo servo? In tutto il capitolo non si fa il suo nome, ma in tutti i racconti rabbinici si dice che è Eliezer di Damasco; a lui Abramo affida il compito di trovare la moglie per Isacco, non tra i Cananei presso cui abitano, ma nel paese di origine di Abramo in Mesopotamia. È il classico moglie e buoi dei paesi tuoi o come invece dice un proverbio giudaico “quando anche fosse loglio (cioè zizzania, pianta amara e devastante per le coltivazioni) prendi piuttosto la semente di casa tua”. Presso le antiche popolazioni orientali e le tribù seminomadi la norma era il matrimonio endogamico cioè la moglie o il marito doveva appartenere a una tribù di origine comune, essere della stessa etnia. Il testo vuole sottolineare la volontà di Abramo che la donna non sia una cananea seguace del culto degli idoli, come prescriveva il Deuteronomio al capitolo 7. Nel corso del tempo questa consuetudine nei libri dell’A.T. è stata sia confermata (Esdra-Sapienza-Proverbi) sia fortemente criticata (Ruth-Tobia).
Cosa succede oggi? Scriveva di recente il rabbino Elia Artom “il matrimonio non può aver luogo che tra ebrei. Qualunque unione tra ebreo o ebrea con persone estranee all’ebraismo è vietata e se avvenuta considerata illegittima”.
Ai versetti 2 e 9 Abramo obbliga il servo a un giuramento che appare un po’ strano e poco usuale: “metti la tua mano sotto la mia coscia e giura per il Signore Dio del cielo e della terra”. Altre bibbie traducono “metti la mano sotto il mio femore” ma è un modo delicato per indicare le parti genitali radici della vita e della fecondità ritenute dono di Dio. Commenta la Bibbia Tob: “questo gesto rendeva il giuramento più solenne poiché metteva in causa la forza vitale dell’uomo”. Somiglia un po’ quando noi diciamo: ve lo giuro sulla mia vita o su ciò che ho di più caro.
Al versetto 5 il servo ha un dubbio “e se la donna non mi vuole seguire fino a questa terra devo portare tuo figlio laggiù?”. Risponde Abramo: “guardati da condurre là mio figlio!”. Là è la Mesopotamia, è Babilonia, lo storico nemico di Israele. Là è dove erano stati deportati coloro che leggevano queste righe. Là oggi è l’Iran!
Dopo il giuramento il servo parte “prese dieci cammelli e portando ogni sorta di cose preziose del suo padrone si mise in viaggio”. Le spose allora si compravano ecco perché viaggia con un carico pieno di regali. Arriva nella città dove vive Nacor, il fratello di Abramo, cioè ad Harran nella Mesopotania superiore, città costruita lungo il fiume Balikh affluente dell’Eufrate.
Come farà ora il nostro servo Eliezer a trovare una moglie per Isacco?
Semplice: “fece inginocchiare i cammelli presso un pozzo d’acqua nell’ora della sera, quando le donne escono per attingere”. A quei tempi uno dei compiti delle donne della tribù era andare ai pozzi con le anfore. Non c’era mica l’acqua corrente nelle tende! Il pozzo allora era un luogo di incontro sia per contrattare e fare affari, sia per incontrare le ragazze lontano dalle famiglie…non c’erano le discoteche! Commenta il biblista Card. Ravasi: “anche per il suo simbolismo di fecondità e di vita, il pozzo era considerato il luogo ideale presso il quale combinare un matrimonio”. Vi ricordate? In Esodo 2 Mosè incontra la futura moglie presso un pozzo e anche Gesù in Giovanni 4 incontra presso un pozzo la donna samaritana. Mentre aspetta l’arrivo delle ragazze il nostro servo intona una bellissima preghiera a Dio: “Signore, Dio del mio padrone Abramo, concedimi un felice incontro quest’oggi e sii buono verso il mio padrone. La ragazza alla quale dirò ‘Abbassa l’anfora e fammi bere’ e che risponderà ‘Bevi prima tu e poi darò da bere ai tuoi cammelli’ sia colei destinata a Isacco”. Semplice preghiera, ma piena di fede. “Non aveva ancora finito di pregare quand’ecco Rebecca che usciva con l’anfora in spalla…”
Sarà lei la futura moglie? Lo scopriremo la volta prossima.
Buona Bibbia a tutti!
Enrico de Leon