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Bibbia per tutti - Gli antenati di Gesù

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“Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abramo”. Inizia così il Vangelo di Matteo.

Letteralmente si dovrebbe tradurre “questo è il libro della discendenza di Adamo”. Se prendete il testo di Matteo e leggete il primo capitolo, dal versetto uno al diciassette, trovate una noiosissima sfilza di nomi ad esempio: “… Ioram generò Ozia, Ozia generò Ioatam, Ioatan generò Acaz, Acaz generò Ezechia …” e così via fino a Gesù.

Qual è il senso di questo lungo elenco? Quali ragioni ha Matteo per iniziare il suo Vangelo citando una serie di personaggi alcuni noti, ma molti sconosciuti?

Le motivazioni, secondo i commentatori, sono parecchie; noi ne sottolineiamo solo tre.

1) Motivazione culturale – tradizionale

Matteo riprende l’antica usanza, che forse affonda le radici in un contesto nomadico, dove le genealogie fissavano e garantivano legami di parentela, alleanza e amicizia. Soprattutto è dopo l’esilio babilonese che in Israele si diffonde il genere letterario della genealogia ad affermare che coloro che erano tornati da Babilonia dopo anni di esilio avevano dei legami con coloro che avevano conquistato ed abitato la terra promessa dai tempi di Mosè. Se prendete il libro primo delle Cronache, i primi 9 capitoli contengono ognuno una genealogia. Ai tempi di Gesù erano ancora in voga. Gli storici dicono che le genealogie delle principali famiglie ebree fossero raccolte e conservate in registri ufficiali. Attenzione però, il vero motivo della genealogia biblica non è offrire un qualche albero genealogico dei personaggi più importanti, ma una storia che continua e in cui trovano attuazione le promesse di Dio.

2) Motivazione teologica

La genealogia di Matteo dice che Gesù e figlio (discendente) di Abramo e Davide. Abramo il padre del popolo ebraico e Davide  il grande re: come a dire che in Gesù giunge al traguardo l’intera storia del popolo di Dio dell’antico Testamento. Ma ciò che unisce questi due grandi personaggi biblici sono le promesse che Dio ha fatto loro e che, ci vuole dire Matteo, trovano la loro attuazione in Gesù Cristo. Dio promise ad Abramo “guarda in cielo e conta le stelle, se ci riesci. Tale sarà la tua discendenza” (Gen. 15,5) e Matteo ci vuole dire che questa promessa si realizza nella Chiesa, nella comunità dei discepoli. La promessa al patriarca continua così: “in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra”, promessa che secondo Matteo si avvererà in Gesù grazie alla sua nascita, morte e resurrezione. Lo stesso procedimento teologico si applica a Davide, il più grande re d’Israele discende della tribù di Giuda (uno dei figli di Giacobbe). Dio gli promette, tramite il profeta Natan: “Io susciterò un discendente tuo e renderò stabile il tuo regno. Egli edificherà una casa a mio nome. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio”, Gesù figlio di Dio, il Messia che chiama Dio padre e insegna a noi a chiamarlo padre nostro. Israele aspettava il Messia davidico promesso dai profeti. Matteo ci vuole dire che il tempo dell’attesa è finito e che in Gesù si sono attuate le promesse di Dio.

3) Motivazione simbolica

 “Tutte le generazioni da Abramo a Davide sono 14, da Davide fino alla deportazione di Babilonia 14, dalla deportazione a Gesù Cristo 14” (Mt. 1,17). Matteo divide la sua genealogia in tre blocchi di 14 nomi e ciò non è casuale perche simbolicamente quel numero indica proprio il re Davide in quanto la somma delle lettere del suo nome (D=4, W=6, D=4) dà appunto 14. Anche il totale del periodo storico da Abramo a Gesù (3 volte 14=42) ha una valenza simbolica: indica il periodo concesso al male di vincere sulla storia, dopo il quale però verrà sconfitto dal bene, come si legge in Apocalisse 11,2 e 13,5 “alla bestia fu dato il potere di agire per 42 mesi”, dopo di che sarà sconfitta da Gesù. Matteo ci vuole dire che  con la nascita di Gesù il male ha i giorni contati. È iniziato il tempo del trionfo del bene sulla storia.

Un’altra chicca della genealogia di Gesù nel Vangelo di Matteo è la presenza di nomi femminili: sono quattro più Maria e le troviamo nominate nell’antico Testamento. In un contesto culturale maschilista dove la genealogia è solo da padre in figlio, la scelta di Matteo è una novità rivoluzionaria per il genere letterario: è la prima volta che si nominano delle donne, ma soprattutto che donne! Vediamole:

Tamar

E’ la sposa di un figlio di Giuda che muore senza aver avuto figli. Tamar si finge prostituta, seduce Giuda, rimane incinta, dando così continuità alla discendenza.

Raab Una prostituta cananea che dà ospitalità alle spie ebree mandate in ricognizione prima di occupare la terra promessa. In cambio del suo aiuto chiede di entrare a far parte del popolo eletto.

Ruth La moabita dell’omonimo libretto biblico che abbiamo commentato lo scorso anno: straniera e nonna di Davide.

Betsabea Moglie di Uria, guerriero ebreo, fatto uccidere dal re Davide in guerra per impossessarsi della moglie da cui nasce il grande Salomone.

Ricordano queste quattro donne innanzitutto Matteo vuole sottolineare l’universalismo di Gesù che è per tutti i popoli della terra. In secondo luogo fra i suoi antenati non ci sono solo santi, ma anche peccatori (assassini, traditori, prostitute, moglie e mariti infedeli…) cioè Gesù è inserito nella concreta storia dell’umanità.

Buon Natale a tutti.

Enrico de Leon

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