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Buongusto - Storia della Ferrero

Pillole di storia
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La storia di una delle aziende dolciarie più importanti al mondo trae origine dall’inventiva e dalla tenacia di un giovane ragazzo della provincia piemontese, Pietro Ferrero.

Nato nel 1898 a Farigliano in una modesta famiglia agricola, dopo le scuole elementari va a lavorare come garzone pasticcere per una decina di anni, fino a quando nel 1927 apre un laboratorio dolciario ad Alba, insieme alla moglie Piera la quale gestisce una rinomata confetteria nel centro della città.

La guerra segna un momento difficile per l’attività, data la penuria delle scorte alimentari e allora Pietro si ingegna nel suo laboratorio per sfruttare al meglio i pochi prodotti disponibili. Con le nocciole, che in questa terra crescono abbondanti e di qualità, crea una crema da miscelare allo zucchero e al poco cacao per inventare un panetto morbido e compatto, surrogato del cioccolato, che chiama “Giandujot”. È una sorta di pasta solida, che si può tagliare a fette e mangiare tra due fette di pane, creando un pranzo energetico ed economico, o una merenda sostanziosa e pratica. Si vende a pani rettangolari da un chilo, avvolti in carta stagnola, con un prezzo modesto rispetto al cioccolato. Il successo è enorme e immediato, grazie anche all’organizzazione di vendita diretta da Giovanni, il fratello di Pietro, il quale promuove il nuovo prodotto ai negozianti dell’Albese e poi li rifornisce personalmente creando un rapporto di amicizia e fiducia.
Alla fine del 1946 il laboratorio di Alba ha già una produzione di mille quintali di prodotto e una cinquantina di dipendenti così Pietro decide di costruire la prima fabbrica ufficiale dell’industria Ferrero su un terreno alle porte della città. Giovanni intanto organizza una rete di vendita capillare e diretta avvalendosi di una flotta di 12 furgoncini della nuova Fiat Topolino, con il marchio Ferrero. Nel 1949 Pietro muore e a lui subentra il figlio Michele che già collaborava in azienda. Due anni dopo il “Giandujot” si trasforma in “Supercrema”, si fa più morbida e spalmabile e si vende in vasetti di vetro, riscuotendo un certo apprezzamento tra i ragazzi.
La produzione si allarga, i dipendenti sono ormai più di mille e Michele si espande anche all’estero con un nuovo stabilimento vicino a Francoforte dove nasce il “Mon Cherì” la famosa pralina a base di ciliegia e liquore. Giovanni muore nel 1957 e la responsabilità passa tutta nelle mani di Michele. In Italia sono gli anni del boom economico e gli italiani scoprono nuovi gusti alimentari. Nel 1964 nasce la celebre “Nutella” il cui nome viene coniato personalmente da Michele unendo le parole “nut” (nocciola in inglese) ed “ella” diminutivo femminile vezzoso.  La nuova crema dalla formula segreta viene lanciata in Germania, Francia, Inghilterra, fino all’Australia e gli stabilimenti si moltiplicano in tutto il mondo. Il resto è storia recente e nota,
Michele negli anni ha saputo affermare sempre più la Ferrero come un colosso industriale, grazie anche alla creazione continua di nuovi prodotti come le famose praline o le merende per bambini e ragazzi, fino alla sua morte nel 2015. Lascia alla famiglia un’eredità di spirito di innovazione, creatività e tenacia, la stessa che ha guidato un secolo fa gli esordi del giovane garzone papà Pietro.

Maria Cristina Grassi

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