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C'era una volta una fabbrica, ora c'è un bosco

Inchieste
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Fa un certo effetto vedere dall’alto (tramite Google Earth) l’ex stabilimento FIAT Allis. Una fitta boscaglia ha ripreso possesso del luogo.

Quasi uno scenario da civiltà perduta, inghiottita dalla foresta. Capannoni, palazzine uffici, piazzali e stradine interne sono sul punto di essere sommersi dalla vegetazione.  E’ il destino delle aree industriali dismesse che fanno da corona a Torino.

L’ex Fiat Allis sorgeva sul confine tra Nichelino e Borgaretto Beinasco, in posizione un po’ defilata, in via Rondò Bernardi, uno degli ultimi lembi dell’immensa tenuta dell’Ordine Mauriziano.

 Nella galassia FIAT lo stabilimento di Stupinigi si occupava di macchine movimento terra, come escavatori e ruspe. Dopo la fusione nel 1974 con la statunitense Allis-Chalmers la Fiat divenne una delle maggiori produttrici nel settore, seconda sono alla Caterpillar.

Il prestigioso centro di ricerca della “Divisone Trattori e Macchine Movimento Terra” e gli uffici direzionali, con centinaia di addetti, avevano sede a Stupinigi Nichelino, mentre un altro grande stabilimento con le linee di produzione degli escavatori cingolati si trovava a Lecce.

Poi New Holland subentrò a Fiat Allis, le successive trasformazioni della holding portarono al progressivo abbandono dell’insediamento industriale di Stupinigi. Da ultimo lo stabilimento fu occupato dalla società CNH Industrial, in virtù di un contratto di locazione scaduto nel 2019.

L’intera area (oltre 100.000 metri quadrati) è però rimasta in mano alla Fondazione Ordine Mauriziano. Nell’imponente piano di alienazioni immobiliari per ripianare la situazione debitoria dell’Ordine questo lotto non ha trovato acquirenti. L’ultimo tentativo risale al 2015, a fronte di un valore a base d’asta di cinque milioni e mezzo di euro.

Ora, a quanto si apprende da notizie stampa, sul tavolo c’è un nuovo progetto per il recupero almeno parziale del sito industriale dismesso.  L’A.s.i - Automotoclub Storico Italiano vorrebbe riportate in Piemonte l’illustre collezione Bertone, con i “gioielli” della Lamborghini Miura, della Countach, della Lancia Stratos insieme a tanti altri modelli che hanno fatto la storia dell’automobile e del design italiano.  Partendo da qui, l’idea è di realizzare una «casa della motorizzazione»  con una serie di iniziative di promozione del motorismo storico, per rilanciare a Torino  il “turismo dell’auto”, dopo che negli ultimi anni  il baricentro si era sposato a Milano.  Tra le attività collaterali il progetto prevede una scuola di restauro  per carrozzieri, oltre a nuovi spazi museali per il centro di documentazione dell’Automotoclub Storico Italiano e per le raccolte delle macchine a vapore e dei velocipedi.

“Il primo passo sarebbe quello di riportare a Torino un patrimonio di straordinario valore storico e culturale nel car design mondiale -  ha dichiarato l’architetto Marco Galassi dell’A.s.i.  - Oggi le auto della collezione Bertone sono ospitate nel museo Volandia di Malpensa, ma una nuova sede sarebbe di grande appeal, non solo per gli appassionati del settore, ma per tutto il comparto turistico”. Nel 2015, dopo il fallimento della mitica carrozzeria Bertone,  l’A.s.i  si era aggiudicata all’asta anche la preziosa collezione conservata nella sede di Caprie.

L’ASI adesso chiede di inserire il progetto nel nuovo Masterplan della Regione per il recupero e la valorizzazione di Stupinigi: “L’area interessata verrebbe profondamente riqualificata – ha spiegato  Marco Galassi - Inoltre permetterebbe all’area metropolitana di Torino di confermare e rimarcare ancor di più il suo ruolo di capitale mondiale del motorismo storico”.

Sul piatto ci sono 25 milioni di fondi europei per Stupinigi.

L’ex stabilimento della Fiat Allis, ora ricoperto da una specie di foresta ma a due passi dallo svincolo della tangenziale, potrà tornare a nuova vita?

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