Per una scuola il verde è un valore imprescindibile, anche e soprattutto per i bambini più piccoli.
Questo è vero solo in teoria, perché in pratica da un po’ di tempo a questa parte per i bimbi del nido comunale di via Puccini il giardino è zona off limits. Dallo scorso ottobre, infatti, non vi possono accedere a causa di lavori di adeguamento e messa in sicurezza dell’area esterna.
È passato l’autunno e sarebbe stato bello giocare fuori nelle giornate di sole, è passato l’inverno e pazienza, ora sta passando pure questa calda primavera e loro, poveretti, sempre dentro. Quanto durano questi lavori in giardino? Corre voce che le operazioni (… e che sarà mai?) siano da tempo ultimate, ma spiegazioni ufficiali non ne sono arrivate. Mancherebbe solo una certificazione dell’ASL. La certificazione non arriva perché è in ritardo o perché i lavori eseguiti non andavano bene? Chissà.
“Nel corso dei mesi – lamentano i genitori - ci sono state comunicate diverse tempistiche per il completamento degli interventi, inizialmente previste entro marzo 2026 e successivamente posticipate ad aprile. Tuttavia, ad oggi (n.d.r. fine maggio), il giardino risulta ancora inutilizzabile nonostante l'apparente fine dei lavori, senza che siano state fornite comunicazioni chiare circa le cause del ritardo”.
Nulla da eccepire sugli educatori, sulla mensa e sul resto del servizio. I responsabili della cooperativa che gestisce il nido comunale dicono che la soluzione di questo problema del giardino non dipende da loro. Ma per i bambini da 0 a 3 anni il tempo passa in fretta e quasi un anno di verde se lo sono già praticamente giocato o, se preferite, nel verde non hanno proprio potuto giocare.
Aggiungono i genitori: “Riteniamo che tale situazione stia incidendo in maniera significativa sulla qualità del servizio offerto ai bambini, privandoli da molti mesi di uno spazio educativo e ricreativo che ci era stato descritto come parte integrante dell'offerta formativa già durante gli Open Day.
Comprendiamo la necessità degli interventi di sicurezza e messa a norma, ma riteniamo non accettabile che il disagio si protragga per un periodo così lungo senza adeguate compensazioni nei confronti delle famiglie che continuano a corrispondere una retta piena per un servizio oggettivamente ridotto”.