Nichelino - Tornare oggi a san Francesco non è un esercizio di memoria, ma un atto proiettato nel futuro.
A ottocento anni di distanza, il poverello di Assisi continua a sorprendere per la sua capacità di parlare a tutti: credenti e non credenti, giovani inquieti e adulti disillusi, uomini e donne in ricerca. Non è una figura da museo, ma una presenza viva, capace di attraversare i secoli con la forza disarmante della semplicità.
“Il saluto di Dio sulla terra”. È con queste poche parole che Hermann Hesse esprimeva il senso più profondo dell’esistenza di Francesco d’Assisi, icona dell’amore per la natura e per la povertà. Tanti sono gli episodi della sua vita che meritano di essere narrati.
Luglio 1216 Il santo è in preghiera nella Porziuncola: vede una luce intensissima, appaiono Gesù, la Madonna e una moltitudine di angeli. Nostro Signore chiede a Francesco quale grazia desideri per il bene degli uomini. Dice Francesco: «Ti prego affinché tutti coloro che, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, ottengano ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe». Gli risponde Gesù: «Quello che tu chiedi, o frate Francesco, è grande, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio vicario in terra” e Francesco otterrà l’indulgenza da papa Onorio III.
In piena Quinta Crociata, Francesco si reca in Egitto per incontrare il Sultano Malik al-Kamil. Non cerca lo scontro, ma il dialogo e la pace, un gesto rivoluzionario per l'epoca. Il sultano concede a Francesco un salvacondotto per visitare i Luoghi Santi e gli dona un corno d'avorio (usato per chiamare alla preghiera), ancora oggi conservato ad Assisi. Questo evento è considerato l'atto fondativo della Custodia di Terra Santa, che permette ai Francescani di essere presenti in quei territori ininterrottamente da otto secoli.
Il 16 gennaio 1220, a Marrakesh, si consumò il martirio di Berardo, Ottone, Pietro, Accursio e Adiuto, mandati da san Francesco a evangelizzare i musulmani. Furono trascinati per le strade sopra pezzi di vetro e sulla loro pelle fu versato olio bollente, ma sopportarono il calvario con straordinaria dignità. Colpito dalla resistenza dei frati, il califfo cercò di convertirli all’islam promettendo ricchezze e donne. Al loro ennesimo rifiuto, ne ordinò la decapitazione, che fu eseguita. I corpi dei cinque protomartiri francescani furono recuperati dai portoghesi e portati a Coimbra. Qui un giovane canonico rimase così colpito dal loro martirio che a sua volta si decise a entrare tra i francescani. Quel giovane era sant’Antonio di Padova, e di lì a un anno avrebbe conosciuto san Francesco.
Anno 1223 il Presepe di Greccio. Francesco inventa la prima rappresentazione vivente della natività.
Anno 1224 Le Stimmate e la Poesia Sul monte della Verna riceve le stimmate. In questo periodo di grande sofferenza fisica e quasi totale cecità, scrive il Cantico delle Creature (o Cantico di Frate Sole), la prima grande opera poetica della lingua italiano. Francesco, scrisse il Cantico delle Creature in un tempo di crisi, di oscurità, dentro e fuori di lui. Un tempo, non dissimile dal nostro, dove le tenebre della guerra sembrano oscurare la luce della speranza.
Anno 1226 Francesco muore alla Porziuncola il 3 ottobre. Verrà proclamato santo due anni dopo il 16 luglio da papa Gregorio IX.
18 giugno 1939 assieme a santa Caterina da Siena Papa Pio XII lo proclama patrono d’Italia.
4 ottobre 2026 La festa liturgica della sua morte torna ad essere festa nazionale a tutti gli effetti. Francesco è il santo del ritorno alla carità, alla solidarietà, allo spirito di sacrificio dettato dall’amore, che è più forte nell’energia nucleare
… Se non lo capiremo, ci perderemo tutti
Marcello Aguzzi