Siamo nel passaggio delicato e suggestivo tra la vita ordinaria delle nostre comunità e il periodo estivo.
Da una parte si concludono molte attività tradizionali; dall’altra, entriamo in un tempo ricco di novità ed esperienze intense, in particolare per i nostri ragazzi e giovani con i campi estivi e l’estate ragazzi.
La vita delle nostre parrocchie è sempre tesa tra la custodia del passato e l'apertura al futuro. Le nostre feste patronali, celebrate nel mese di maggio, sono sempre un crocevia di pensieri ed emozioni: ci spingono a fare memoria grata di chi oggi vive nella luce di Dio – amici, collaboratori, benefattori – che ci hanno accolto e sostenuto in questi spazi sacri. Con l'apostolo Pietro sentiamo quanto sia vero sentirci parte di un unico “edificio spirituale”, edificato sulle pietre vive di chi ha dato la vita per la fede e si è sentito corresponsabile dei propri fratelli e sorelle.
Entrare nell’estate significa rileggere questo percorso, lasciando che la vita ci istruisca attraverso gli spunti ricevuti; ma anche guardare avanti, perché questo edificio continui a crescere e a testimoniare la presenza di Dio nel presente del nostro tempo. L’estate è il tempo in cui le intuizioni di un anno decantano e si preparano a diventare azione per l’anno successivo, se custodite da una buona dose di preghiera e di affidamento allo Spirito. Pensare al futuro richiede proprio la capacità profetica di intravedere “ciò che ancora non c’è”.
In queste settimane ha fatto molto rumore l’uscita della Ferrari “Luce”. Al di là del marketing, o del chiederci se sia bella o veloce, colpisce la capacità dei progettisti di proiettarsi in avanti. Hanno immaginato oggi qualcosa che nel presente non convince tutti, ma che forse piacerà domani. È questo mix inscindibile di tradizione e innovazione che permette ad alcune realtà di superare il tempo.
Lasciando l’esempio automobilistico, anche per noi, il passaggio dal terzo al quarto anno del cammino comunitario delle parrocchie di Nichelino richiede di unire tradizione e speranza attorno ad alcune necessità vitali.
- Custodire gli esercizi per adulti: un'esperienza forte che ci ha dimostrato come, quando ci riuniamo attorno alla Parola, sentiamo immediatamente e profondamente che la fede parla ancora alle nostre vite e che insieme ci sentiamo più comunità.
- Sostenere la fede ordinaria: trovare vie concrete per accompagnare la quotidianità di tutti, affinché la fede non sia legata solo a grandi eventi isolati, ma entri nella normalità della vita.
- Offrire percorsi "su misura": proposte flessibili che si adattino alle diverse età, situazioni di vita e disponibilità di tempo di ciascuno (tra impegni di famiglia, studio o lavoro).
- Progettare con "sostenibilità": un invito a vivere il mandato di annunciare il Vangelo nel nostro tempo reale, con le forze che abbiamo, senza ansia da prestazione, ma con realismo.
In questo passo di impegno, come preti sentiamo la gioia del contatto quotidiano con la fede genuina di tanti nichelinesi, uno stimolo costante che ci fa sperimentare la bellezza di sostenerci a vicenda. E vi confidiamo la fatica, invece, di non riuscire ancora a costruire relazioni stabili e curate con tutti. Con molti viviamo momenti intensissimi (durante alcune attività o condividendo gioie o dolori della vita), ma a volte ci manca la continuità. Spesso la nostra pastorale è ancora troppo “a spinta”: a volte abbiamo la sensazione che le attività procedono finché il prete fa da motore. Se dobbiamo spostarci altrove per seguire altri fronti, percepiamo il rischio che qualcosa si fermi, creando un “effetto fisarmonica” che si muove a strappi. Certe persone finiamo per non incrociarle per mesi, chiedendoci poi con un pizzico di ironia: «A che punto eravamo rimasti?».
Alla luce di tutto questo, stiamo lavorando su una proposta, che condivideremo e progetteremo con i consigli pastorali e i vari coordinamenti, in modo da concretizzarla per il prossimo anno pastorale. Stiamo immaginando gruppi di persone non molto grandi, dove si possa condividere vita e fede, che facciano da ponte tra il cammino personale e quello dell’intera comunità. Luoghi dove ci si prende cura delle relazioni e ci si sente responsabili del cammino altrui. Il tutto fatto in un ritmo semplice e flessibile, che non sia un “di più”, ma che sia sostengo per la fede nella vita ordinaria. Ci piace l’idea di chiamarli “cenacoli”, sia per il diretto riferimento evangelico, sia perché è un nome già in uso per i percorsi dei più giovani.
Il cammino è aperto, e siamo felici di progettarlo insieme alle tante “pietre vive” che compongono la nostra comunità.
Don Davide e don Alberto