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In cerca del Nido dell'Asino

Come eravamo
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Nichelino Stupinigi - La toponomastica, cioè la disciplina linguistica e geografica che studia i nomi dei luoghi, dice molto sulla storia del territorio.

Non è facile risalire all’origine dei nomi che talvolta resta oscura o deriva da espressioni dialettali.

Così, per quanto riguarda Stupinigi, emergono parecchie curiosità.  Per restare al dialetto troviamo ad esempio il nome in piemontese della località “Ni dl’Asu” (Nido dell’Asino) dove c’era una rinomata fontana. Nei boschi di Stupinigi affiorava in alcuni punti l’acqua di falda. Un paio di queste aree umide, di grande interesse naturalistico, sono state recentemente ripulite e recuperate. Una per l’appunto era il “ni dl’asu”, che si trova tra la strada provinciale 43 e il castello di Parpaglia, un cascinale di origine medievale in posizione isolata rispetto ai centri abitati della zona. Sempre a proposito di dialetto era abbastanza diffusa nei dintorni l’allocuzione “va ‘n Parpaia!”  (va a Parpaglia!), un modo elegante per mandare qualcuno a quel paese…

Un’altra area umida, recuperata qualche anno fa, si trova presso la “Fasanera” (fagianaia), dove un tempo venivano allevati i fagiani per la tenuta reale di caccia, in località Vicomanino che in dialetto piemontese, chissà perché, si chiamava “l’ Rumanin”. Da tutt’altra altra parte troviamo poi il “Ciuché d’Bosc” (campanile di legno). Era la denominazione popolare per indicare la borgata di San Dalmazzo (frazione di None). Qui una volta, in data non precisata, cadde il campanile colpito da un fulmine e per un certo periodo ne venne costruito un altro provvisorio in legno. Il soprannome della borgata si è tramandato fino a oggi.

Sono abbastanza curiose anche le denominazioni legate al passato venatorio stupinigese, come strada dei Cacciatori e strada Pracavallo, antica rotta che partiva dall’odierno quartiere Boschetto e arrivava dritta fino a Vicomanino. Presumibilmente la denominazione era legata ai cavalli utilizzati per le battute di caccia, mentre il termine Debouchè indicava l’area disboscata dove si svolgeva una delle fasi della spettacolare caccia a “gran carriera” o “à courre”. Dopo aver stanato la preda dalla boscaglia (generalmente un cervo) i cani e i cavalieri si lanciavano all’inseguimento. A poca distanza esiste anche una strada Canaprili che trae origine dalla coltivazione della canapa in quel sito.

Secondo il disegno paesaggistico juvarriano le strade rettilinee (dette rotte di caccia) formavano un geometrico reticolato che convergeva a raggiera verso la Palazzina. La Rotta del Re (il tracciato dell’ex statale 23) era l’asse principale. Troviamo poi la rotta della Principessa, altre intitolate a non meglio identificati Nicolò, Barberis, Trabucco, Provana (antica famiglia nobile legata all’Ordine Mauriziano). Una rotonda (rondò) venne dedicata a un tal Bernardi; non è chiaro se a Felice Bernardi o al fratello Giovanni Battista, entrambi direttori dei giardini reali, anzi – come qualcuno sostiene – l’idea originaria era di intitolare la rotonda a Michel Bénard, progettista del giardino storico di Stupinigi. C’è anche una rotta Commandeur (commendatore) che presumibilmente si riferiva alla più alta carica amministrativa della “Commenda magistrale di Stupinigi”, ossia dell’immensa tenuta dell’Ordine Mauriziano che nel periodo di massima estensione toccava, senza soluzione di continuità, il territorio di Nichelino (a partire dalla cascina Pallavicino), Vinovo, Candiolo, None, Beinasco, Orbassano fino a Rivalta. Erano strade sterrate, quasi tutte rettilinee, in parte ancora esistenti.  Esiste però una “Rotta Storta” ad andamento tortuoso, forse antica traccia di una viabilità preesistente alla Palazzina che attraversava la grande foresta di Stupinigi.

MC

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