Di recente il presidente americano Trump ha sostenuto che Papa Leone XIV ritiene accettabile un Iran dotato di armi nucleari.
Niente di più falso. In realtà la posizione sull'uso dell'energia nucleare per scopi bellici è una costante della diplomazia vaticana, sia in fatto di non proliferazione, sia in fatto di progressivo disarmo.
La bomba atomica l’Iran non la deve avere, anzi nessuno deve averla. Questa è sempre stata la linea della Santa Sede, da quando è stata scoperta l’energia nucleare. Il Vaticano fin dall’inizio è stato tra i promotori dei trattati di non proliferazione nucleare e del più recente TPAN (Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari) del 2017 di cui è stato tra i primissimi firmatari.
Leone XIV quindi ha seguito la linea dei papi precedenti.
Pio XII (1939–1958)
Papa Pacelli assistette ai bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki. Già nei primi anni '40, parlando alla Pontificia Accademia delle Scienze, mise in guardia l'umanità contro le conseguenze catastrofiche di un uso distorto dell'energia atomica.
Giovanni XXIII (1958–1963)
Nel pieno della crisi dei missili di Cuba (1962), che portò il mondo sull'orlo del baratro nucleare, Papa Roncalli scrisse la storica enciclica Pacem in Terris (1963). In essa si legge un appello chiarissimo: "Giustizia, saggezza ed umanità domandano che venga arrestata la corsa agli armamenti; si riducano simultaneamente e reciprocamente gli armamenti esistenti; si bandiscano le armi nucleari".
Paolo VI (1963–1978)
Sotto il pontificato di Montini, la Santa Sede aderì ufficialmente al Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP) nel 1971. Paolo VI spinse affinché il denaro risparmiato dal disarmo atomico venisse investito in un fondo mondiale per combattere la fame.
Giovanni Paolo II (1978–2005)
Papa Wojtyła visse gli anni più duri del confronto euro-missilistico negli anni '80. In un messaggio inviato all'ONU scrisse: “Nelle condizioni attuali, una deterrenza basata sull'equilibrio, non certamente fine a se stessa, ma come tappa sulla via del disarmo progressivo, può ancora essere giudicata moralmente accettabile". Tuttavia, precisò che la deterrenza era accettabile solo come soluzione temporanea e condizionata a un serio sforzo di disarmo totale.
Benedetto XVI
Papa Ratzinger nel suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 2006, definì la prospettiva della deterrenza nucleare come "fallace e completamente priva di fondamento". Sottolineò che la sicurezza non si guadagna accumulando armi atomiche, ma che la proliferazione nucleare riduce i fondi per lo sviluppo, la sanità e l'educazione.
Papa Francesco (2013–2025)
Francesco durante la sua visita a Hiroshima e Nagasaki dichiarò: «L’uso dell’energia atomica per scopi bellici è oggi più che mai un crimine, non solo contro l’uomo e la sua dignità, ma contro ogni possibilità di futuro nella nostra casa comune. L’uso dell’energia atomica per scopi bellici è immorale, come allo stesso modo è immorale il possesso delle armi nucleari».
Ad oggi nove stati possiedono circa 12.100 testate nucleari nel mondo. Russia e Stati Uniti detengono da soli quasi l'88% dell'arsenale globale, rispettivamente con circa 5.500 e 5.100 ordigni. Seguono a grande distanza la Cina, in rapida crescita con circa 500-600 testate, la Francia con 290 e il Regno Unito con 225. Più staccate si trovano le potenze asiatiche e mediorientali: l'India possiede circa 170-180 testate, tallonata dal Pakistan con circa 170. Chiudono la lista Israele, che mantiene un arsenale stimato in circa 90 ordigni pur senza averlo mai confermato ufficialmente, e la Corea del Nord, che continua a espandere le proprie capacità con circa 50 testate.
Il rifiuto delle armi nucleari non è tipico delle persone deboli, ma piuttosto di quelle ragionevoli. Giunti a questo punto, come ben osservava un testo di Gino Strada (andato in scena anche al Teatro Superga di Nichelino lo scorso autunno), il primo Paese che userà l’arma nucleare sarà anche il secondo ad essere annientato pochi istanti dopo.
Cfl