La terribile epidemia di “febbre spagnola” del 1918-19 è ancora ben viva nel ricordo collettivo, ma prima di questa emergenza sanitaria
ce ne fu un’altra, che in almeno tre momenti mise pesantemente alla prova la popolazione dei nostri paesi (e di tutto il Piemonte).
Si tratta delle tre ondate dell’epidemia di “cholera” del 1835, del 1854 e più lieve del 1849-50. Negli Archivi ad ogni livello, si trova conservata abbondante documentazione su tale terribile contagio, che era arrivato con gli equipaggi delle navi che dal medio oriente attraccavano nei porti di Venezia, Napoli, Genova e Marsiglia.
Per quanto riguarda la popolosa borgata di Stupinigi delle tre ondate di colera quella del 1854 è la più significativa ed anche meglio documentata (Archivio Storico Comune di Vinovo). Questo anche grazie al misuratore (geometra) e Vice Sindaco Alessandro Goffi residente a Stupinigi che il 1° gennaio 1855, cessata la malattia, stilò di proprio pugno una precisa relazione diretta al Sindaco del Comune di Vinovo al quale faceva ancora capo Stupinigi.
Il primo caso di colera a Stupinigi porta la data del 19 settembre 1854: un contadino di 64 anni morto lo stesso giorno. L’ultimo caso risulta il 9 ottobre, un contadino di 25 anni che però dopo 6 giorni venne dichiarato guarito. In tutto nella Borgata, sede della famosa Palazzina di Caccia Reale, furono accertati 25 casi di colera su 620 circa abitanti. Di questi 25 casi 14 furono mortali e quindi 11 guarigioni. Tra i decessi il più giovane fu un bambino di 4 anni, il più anziano un uomo di 80 anni. Uomini e donne furono colpiti in modo indifferente. Un secondo documento porta il resoconto delle spese sostenute dal Comune (di Vinovo) per tale pandemia a Stupinigi: acquisto di 13 casse da morto (non 14), contributo spese allo speziale del posto sig. Copperi per fornitura medicinali, gratificazione al becchino e parcella al medico dr. Cantù che si adoperò per l’emergenza in modo encomiabile. Per la cronaca Vinovo ebbe tra i 42 ed i 44 morti su circa 2600 abitanti e la vicina Piobesi 30 defunti su 2250 abitanti. Interessanti (e curiose) le parole usate dal Goffi nella suddetta relazione: “non si è potuto osservare sintomo che abbia provato essere il colera stato importato a Stupinigi, ma però le cagioni furono ripetute da indigestioni e soppressa traspirazione. Il colera è pure sembrato contagioso perché nelle famiglie composte di cinque o sei individui furono particolarmente affetti coloro che prestavano soccorso agli infermi. Non si poteva avere un metodo generale mentre che la malattia ora si spiegava con infiammazione, ora con turbe nervose ed ora con diatesi verminose ed il medico curante doveva occuparsi del sintomo che era (e)mergente e soccorrerlo con prontezza”. Parole e frasi in un italiano un po’ grezzo, ma efficace per essere capito. Le conclusioni portano alla evidente constatazione che la medicina del tempo era ancora ben distante da una visione scientifica del morbo e dall’altrettanto scientifica cura.
Gervasio Cambiano