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Lettera a Gesù Bambino

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C’è stato un tempo, quand’ero giovane, in cui, a Natale, cercavo di inginocchiarmi davanti al mistero della tua nascita

con lo stesso candore dei pastori richiamati dagli angeli. Ma non riuscivo a dimenticare che conoscevo il seguito della tua vita. Tu eri il bambino nel mio presepe, ma eri anche per me il Gesù di Nazaret: colui che avrebbe cambiato l’acqua in vino per gli sposi di Cana, annunziato che il regno di Dio è già presente nel mondo, benché invisibile agli occhi degli increduli, colui che avrebbe cacciato i mercanti dal tempio e i diavoli dagli indemoniati, lo stesso che avrebbe sudato sangue per la paura, conosciuto l’esperienza di una morte atroce e infine vinto la morte nella luce della Resurrezione.

Quella consapevolezza di Te maestro e salvatore, mi impediva di vivere la dimensione del “Gesù Bambino”. Tuttavia, diventato genitore, questa mia dimensione interiore è cambiata. Credo adesso di saper leggere meglio il mistero della tua infanzia, l’inizio del tuo apprendistato d’uomo per conquistare piano piano il linguaggio (…Tu che sei il Verbo!) per imparare a camminare (…Tu che sei la via!). Non sei stato nudo ed impotente soltanto sulla croce, mio Signore; lo sei stato anche nella carne d’un bambino:

Tu, nostro figlio bambino? La domanda mi suscita dentro un tumulto di sentimenti. E mentre mi chino davanti alla tua gloria, una manina cerca la mia e sei Tu. Dovunque io vada, tu mi segui con l’infinita fiducia che i bambini hanno negli adulti. Se hai fame e freddo e paura, a me e a ciascuno dei miei fratelli e sorelle chiedi cibo e protezione. Se i potenti della terra minacciano la tua vita, siamo noi che dobbiamo portarti fuori dal pericolo.

Dove trovarti bambino? Tu mi sussurri all’orecchio, alzandoti in punta di piedi: “ogni volta che lo avete fatto ad uno di questi piccoli…” Se a Natale voglio vederti davvero, tu mi additi i bambini che ti somigliano. Rivedo un’infinità di bambini - Gesù poveri. Non è vero Signore? Perseguitati come Te, ce ne sono in Palestina, a oltre duemila anni dalla tua nascita, nell’orrore dei campi profughi, nell’America centrale devastata dall’uragano “creato” dall’irresponsabile consumismo dei paesi ricchi. Ce ne sono nell’Iraq in Afganistan in Sudan, nelle carrette del mare. Tendono le mani da tanti luoghi e situazioni di una terra malata di ingiustizia. Fa o Signore che i tuoi angeli sappiano svegliarci, mentre sonnecchiamo intorpiditi intorno ai fuochi della nostra paurosa inerzia e che sappiano farci balzare in piedi come i pastori nella notte di Betlemme.

Fa o Signore che anche noi portiamo ai bambini il nostro dono, l’unico che ti sia certamente, gradito: la nostra promessa di sforzarci di costruire la Pace per i piccoli.

Marcello Aguzzi

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