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“Se non si ha cura della pace, rischia sempre di tornare la guerra”, diceva Robert Schuman, uno dei padri fondatori (con Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi) dell’unione europea. Parlava a un continente distrutto dal secondo conflitto mondiale e annichilito da ideologie disumane.

Gli ultrà ambientalisti si sono scandalizzati, perché gli abitanti della Val di Ledro in Trentino hanno deciso di donare un abete rosso a Papa Francesco per allestire l'albero di Natale in piazza San Pietro.

In questo scorcio di secolo, sull’orlo o già nel baratro di un conflitto mondiale, ai primi di novembre in America votano per scegliere tra Kamala Harris e Donald Trump. Gli USA sono stati per decenni la superpotenza del mondo (… lo sono ancora?).

Dal profluvio di dichiarazioni e controdichiarazioni sul “caso Povia” raccolgo questa frase di Marco Travaglio (Il Fatto Quotidiano). “Se un cantante non ti piace, non lo inviti e morta lì. Ma se lo inviti e poi lo rimandi a casa per ciò che dice o pensa, si chiama censura. Che in una democrazia liberale non ha cittadinanza, altrimenti la democrazia liberale smette di essere tale”.

Nel buio di un mondo che sembra avere perso completamente la bussola una delle poche luci accese resta quella di Francesco. “Dignitas infinita” si intitola il recente documento del Dicastero per la Dottrina della Fede, quasi una sintesi di un decennio di pontificato del Papa “arrivato dai confini del mondo”.

Un’emittente televisiva francese ha dovuto fare pubblica ammenda e cospargersi il capo di cenere per aver pubblicato i dati di un grafico in cui risulta che nel mondo l’aborto è la prima causa di morte, seguita a notevole distanza dalle malattie cardiovascolari. I numeri erano veri, ma Macron e compagnons si sono indignati per il semplice fatto che questi dati siano stati diffusi. La Francia è il primo paese ad aver introdotto nella Costituzione il diritto all’aborto.

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