È stata superiore alle aspettative la partecipazione alla recene Marcia cittadina della Pace.
A marzo era stata rinviata all’ultimo momento per il meteo, la manifestazione si è poi svolta sabato 11 aprile. Lo striscione “Insieme: osiamo la Pace”, che da sei edizioni accompagna la marcia, ha aperto il corteo che si è concluso in piazza Di Vittorio.
«Le notizie che arrivano quotidianamente dal mondo parlano sempre più spesso il linguaggio della guerra. Non si tratta solo di conflitti lontani e circoscritti, ma di crisi che si moltiplicano e che, in modi diversi, finiscono per toccare le nostre sensibilità e le nostre vite quotidiane”, ha ricordato il sindaco Tolardo.
È stata alta la partecipazione di parrocchie, associazioni e scuole. Le riflessioni e i messaggi, letti dai bambini, hanno colto nel segno. Al di là di ogni schieramento, la gente comune non ne può più di questa permanente situazione bellica e di corsa al riarmo. A ottant’anna dall’ultimo conflitto mondiale, questo è nuovamente un periodo di pericolo estremo per l’intera umanità.
In questi giorni si è di nuovo levato con chiarezza anche il grido di Papa Leone, come negli anni del pontificato di Francesco. Lo ha fatto in occasione del suo viaggio pastorale in Africa, dilaniata dai conflitti e dall’ingiustizia, puntando l’indice verso «coloro che in nome del profitto continuano a mettere le mani sul continente africano per sfruttarlo e saccheggiarlo».
“Il mondo – ha aggiunto - è distrutto da un manipolo di tiranni. I signori della guerra fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere, ma spesso non basta una vita a ricostruire. Fingono di non vedere che occorrono miliardi di dollari per uccidere e devastare, ma non si trovano le risorse necessarie a guarire, a educare, a risollevare».
Insieme a un monito che non lascia spazio a interpretazioni: «Guai a chi piega le religioni e il nome stesso di Dio ai propri obiettivi militari, economici e politici, trascinando ciò che è santo in ciò che vi è di più sporco e tenebroso».
N.C