Negli anni ’50 Nichelino non è più solo un borgo rurale,
molti dei suoi abitanti sono operai e lavorano a Torino in Fiat. In quel decennio il crescente sviluppo industriale favorì una prima immigrazione dallo stesso Piemonte, dal Veneto e principalmente dal Polesine in seguito alla disastrosa alluvione del 14 novembre 1951. La popolazione passò da 6.724 abitanti a 14.127.
«In quel periodo di trasformazione del nostro territorio - ricorda Orazio Ottaviani - anche la nostra famiglia migliorò il suo tenore di vita. Mamma decise di vendere una parte dell’orto, fu aperta una strada (via Pietro Micca), sulla quale da ambo i lati tracciarono alcuni lotti di terreno fabbricabile. In un breve lasso di tempo vennero venduti. Con il denaro ricavato, mamma, sulla proprietà rimasta fece costruire, da un’impresa edile la parte in muratura di una casa su via Torino. A Nichelino, come in tutti i paesi della cintura di Torino, sorsero molti cantieri. Gli artigiani che lavorano il legno, il ferro, gli elettricisti, i vetrai ecc., i lavori legati allo sviluppo edilizio si moltiplicarono.
Ricordo che all’epoca il signor Lingua, il fabbro che fece le ringhiere della nostra casa, andava a pesare i suoi manufatti in ferro, poiché per contratto si conteggiavano un tanto al kg. Mamma mi aveva incaricato di andare a controllare quando il fabbro prima di consegnarli li portava al peso pubblico, che era sito alla destra di via Torino all’inizio di via Juvarra. Una capiente piattaforma posta al lato della strada dove i carri, con il loro pesante carico, sostavano sopra in attesa che il gestore, all’interno di un gabbiotto vetrato, effettuasse la pesatura. In certe ore c’era la coda per aspettare il proprio turno».
Quel vecchio peso si trovava esattamente al 166 di via Torino ed era gestito dal signor Mario Bauducco. Fino a pochi anni prima veniva utilizzato principalmente da contadini e commercianti per la compravendita di legnami, di prodotti agricoli e del bestiame, ma ora era insufficiente per la crescente attività edilizia.
Per l’ampliamento di via Torino, oltre all’eliminazione dei fossi ai lati della strada, si rese necessario lo spostamento dell’area riservata al peso pubblico nell’attuale piazza della Libertà dove venne installato un nuovo peso funzionale anche per i nuovi mezzi di trasporto.
Elso Giordano, ultimo gestore del peso, prosegue nel racconto di quegli anni in cui Nichelino cresce a dismisura. La sua espansione non fu casuale: per i nuovi operai immigrati il principale interesse era la vicinanza alla fabbrica, una posizione privilegiata rispetto agli stabilimenti Fiat Lingotto e Mirafiori. In due decenni, negli anni tra il 1951 e il 1971, Nichelino passò da 6.724 a 44.368 abitanti, con un incremento a dir poco vertiginoso e in percentuale superiore agli altri grandi comuni dell’area torinese.
Le leggi di quegli anni non ponevano particolari vincoli per le nuove costruzioni. In base al Programma di fabbricazione del 1958 a Nichelino crescevano palazzi un po’ ovunque, in mezzo ai prati, senza vincoli e senza alcun criterio estetico ed urbanistico.
In questo contesto Elso ricorda che «nel 1959 in piazza della Libertà entrò in funzione il nuovo peso. Il vecchio gestore, il signor Bauducco consigliò mio padre (Luigi Giordano), di partecipare al bando per la gestione del peso che condurrà poi per anni con la famiglia e principalmente con me e mio fratello Felice. Si lavorava molto in quanto il nuovo peso era il più grande e potente di tutto il circondario, tanto che perfino un’importante azienda di La Loggia come la Alessio Tubi si serviva a Nichelino. Una nota particolare riguarda la pesa degli autocarri che trasportavano il letame: chi aveva la gestione del ritiro del letame dalle cascine e dal mercato del bestiame di Moncalieri arrivava al mattino molto presto, oltre che per motivi di igiene soprattutto per evitare le sanzioni.
A fianco del peso c’era un gabbiotto trasformato in chiosco che serviva per la pesa e anche da punto di ristoro per i tantissimi lavoratori dell’edilizia molto attiva in quegli anni e anche al sabato per gli ambulanti del mercato. Quando mio fratello Felice trasferì la licenza ristoro in via Stupinigi, nel ’67 il portone della mia casa, divenne il punto di ritrovo per gli ambulanti fino al 1970 quando acquistai il bar vicino a casa mia. Nel 1973, ultimata la chiesa grande, il peso cessò di funzionare».
Il progresso tecnologico ha cancellato molte cose, anche il peso pubblico è scomparso.
Le ultime considerazioni con i ricordi di Alberto Perasso.
“Era il 1979 quando il Comune decise di spostare il mercato da piazza della Libertà a Largo 1° maggio. Nessuno di noi ambulanti era contento, per un operatore commerciale gli spostamenti non sono mai ben visti.
Questa volta il Comune aveva visto giusto poiché la nuova piazza aveva portato dei benefici almeno dal punto di vista degli spazi mercato, molto più ampi.
Purtroppo tra le cose che si lasciavano c’era anche il bar di Elso Giordano, punto di riferimento per tutti. Era sufficiente attraversare la strada (via Juvarra) per accedere in quel locale e gustare un buon caffè, fare colazione e andare in bagno. Io spesso ho pranzato con un panino e una coca cola ed Elso ogni volta mi diceva che sarebbe stato meglio un buon bicchiere di vino. Il suo bar era un locale particolare, sembrava un salone del Far West e lui era il gestore ideale con la sua simpatia e la sua ironia, ma anche per la sua fermezza. Comunque i suoi panini erano fenomenali e li divoravo con gusto. Per un po’ di tempo, dopo lo spostamento, andavamo ancora a fare colazione da Elso, ma le “comodità” presero il sopravvento e ci si recava al bar più vicino»
A cura di Franco Alessio