La crisi della filiera del riciclo della plastica sta provocando sospensioni e rischi per la continuità della raccolta differenziata in diverse regioni italiane,
dalla Sardegna alla Puglia, fino a Sicilia, Marche, Veneto ed Emilia-Romagna. I centri di stoccaggio e selezione stanno raggiungendo i limiti di capienza perché il materiale raccolto non viene trasferito con regolarità agli impianti di riciclo.
"La raccolta degli imballaggi in plastica si sta fermando in territori diversi e distanti tra loro perché il sistema a valle non riesce più ad assorbire regolarmente tutto il materiale conferito – dichiara Luca De Gaetano, fondatore e presidente di Plastic Free Onlus –. Quanto sta accadendo non può essere considerato una successione di incidenti occasionali: è il segnale evidente di una filiera sottoposta a una pressione ormai difficilmente sostenibile. Per anni l'Italia è stata raccontata come un Paese particolarmente virtuoso, ma troppo spesso nel dibattito pubblico si sovrappongono raccolta differenziata, recupero ed effettivo riciclo. Una parte consistente della plastica immessa sul mercato non viene intercettata dalla raccolta differenziata, perché finisce nell'indifferenziato o viene dispersa nell'ambiente. Sul totale degli imballaggi in plastica immessi al consumo, a malapena la metà viene effettivamente riciclata. Conferire correttamente un imballaggio è fondamentale, ma non garantisce che quel materiale torni sul mercato come nuova materia".
La capacità industriale della filiera è in forte difficoltà: in Europa sono stati chiusi 45 impianti di riciclo e in Italia due risultano già fermi. A pesare sono gli elevati costi energetici, la concorrenza della plastica vergine e l'ingresso di materiali a basso prezzo da Paesi extraeuropei.
"Il riciclo è indispensabile, ma non può assorbire quantità sempre crescenti di plastica – sottolinea il presidente di Plastic Free –. Continuare a produrre e immettere sul mercato sempre più imballaggi, affidando al riciclo il compito di risolvere tutto a valle, è un modello che sta mostrando tutti i suoi limiti. Quando diminuiscono gli impianti, si restringe il mercato della materia riciclata e si riempiono gli stoccaggi, la crisi risale inevitabilmente la filiera fino a mettere a rischio la raccolta nei Comuni".
Per affrontare il problema alla radice serve un intervento strutturale basato sulla prevenzione, riducendo gli imballaggi inutili a monte e favorendo sistemi di riuso.
"Non possiamo continuare ad aumentare la quantità di plastica immessa sul mercato e pensare che basti differenziarla per risolvere il problema – aggiunge De Gaetano –. La riduzione deve avvenire prima che l'imballaggio diventi un rifiuto. Ai cittadini chiediamo di continuare a effettuare correttamente la raccolta differenziata e di seguire le indicazioni dei propri Comuni, ma serve contemporaneamente un cambiamento profondo nei modelli di produzione e consumo".
In questo percorso anche le decisioni quotidiane dei consumatori possono fare la differenza.
"Le scelte dei consumatori possono orientare il mercato – conclude De Gaetano –. Privilegiare prodotti sfusi, riutilizzabili o privi di imballaggi in plastica significa inviare un segnale preciso alle aziende e spingerle a ripensare il modo in cui confezionano e presentano i propri prodotti. Parallelamente coinvolgiamo le imprese in percorsi concreti di cambiamento. Solo diminuendo la plastica immessa sul mercato possiamo affrontare davvero il problema alla radice".