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Capolavori con l'ago da pescatore

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Realizzare guanti di pizzo, centrini, copri paralume, runner con l’ago da pescatore, uno strumento utilizzato nella prima metà del Novecento nelle campagne venete per fabbricare reti da pesca.

E’ l’hobby praticato da Gina Rossi, classe 1935, depositaria di un’arte ormai in via d’estinzione.

Oriunda veneta, in particolare di Piove di Sacco, in provincia di Padova, si è trasferita a Nichelino, dopo il matrimonio con il marito Bruno, anch’egli veneto ma della provincia di Venezia, celebrato il 13 ottobre 1956. Dall’unione sono nati i due figli Ornella e Rossano, che a loro volta l’hanno resa nonna di quattro nipoti.

Dopo una vita spesa tra il lavoro in Sipea e l’accudimento della famiglia, Gina si gode la terza età dedicandosi a un’arte che ha imparato da piccola.

«Eravamo dieci fratelli e abitavamo lungo il Brenta. Gli uomini erano guardiani delle valli da pesca, le donne contribuivano al bilancio familiare realizzando velette e guanti, che negli anni Trenta e Quaranta erano simbolo di eleganza – racconta Gina – Il lavoro ci veniva commissionato da un’azienda che poi commercializzava il prodotto e noi ci trovavamo a lavorare nelle stalle».

Lo strumento consiste in due aghi, in particolare una “navicella”, cioè un ago dotato di due forcelle poste all’estremità su cui si carica il filo avvolgendolo, e un “tubicino di ferro” con cui si formano dei nodi e si crea la rete. Il nucleo iniziale del lavoro si attacca ad un punto fermo, ad esempio una sedia. Il lavoro va avanti caricando la navicella. L’abilità  consiste nel fatto che, se si sbaglia, il lavoro non si può disfare.

«Mia mamma sarebbe molto felice di insegnare questa arte in modo da tramandarla, io ho provato ma purtroppo non sono portata – spiega la figlia Ornella Biscaccia – Noi le commissioniamo sempre lavori nuovi per stimolarla, ad esempio una mia nipote insegna burlesque e mia mamma le ha confezionato 10-12 paia di guanti per le ballerine del corso».

Vedova da quattordici anni, Gina ha anche l’hobby del ricamo e, oltre ad aver donato ai figli per il matrimonio le lenzuola e le federe con le iniziali, è riuscita a realizzare anche per tutti e quattro i nipoti le lenzuola ricamate a mano.

Chi fosse interessato ad imparare la tecnica del pescatore può scrivere al seguente indirizzo e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Cristina Ariaudo

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