Si chiamava Rahou Bouchaib, ma tutti lo chiamavano con il soprannome di Bush. Con il suo carrello da ambulante lavorava sotto il portico dell’Unes da più di 25 anni, quando il supermercato si chiamava Billa e prima ancora Standa.
Lo trovavi lì tutti i giorni, estate e inverno, conosceva tutti e per tutti aveva un saluto o una battuta.
Nella scorsa primavera aveva avuto un malore, proprio lì, accanto alla sua bancarella. Ricovero, intervento d’urgenza e lunga convalescenza: per aiutare Bush era partita anche una sottoscrizione spontanea tra chi lo conosceva.
Quest’inverno era ricomparso per qualche giorno sotto il portico dell’Unes con il fratello che temporaneamente lo sostituiva. Pareva che si stesse riprendendo. Poi era tornato in Marocco con la famiglia, dove però le sue condizioni di salute sono di nuovo precipitate e qui è spirato. Moltissimi i messaggi di cordoglio, anche il sindaco Tolardo lo ha ricordato sui social: «Il suo carretto era un luogo di incontro, di chiacchiere e di sorrisi. Arrivato dal Marocco, ha saputo farsi voler bene e lui per tutti aveva una parola gentile e un sorriso. Bush è stato un esempio semplice e autentico di integrazione vissuta ogni giorno, fatta di lavoro, rispetto e relazioni umane».