- di don Fabrizio Ferrero -
Quando ero ragazzo, un gruppo di animatori mise in scena in Oratorio una rappresentazione: era la storia del quarto Re Magio.
Un’invenzione, ovviamente, ma che faceva meditare. Partito come gli altri dalla propria terra, egli non giunse a Betlemme in tempo per vedere Gesù bambino: si era sentito in dovere di fermarsi lungo le tappe tortuose del suo cammino a soccorrere tre persone in difficoltà. Quando arrivò alla capanna e la vide abbandonata, pianse e si addormentò. Ma nel sonno gli apparve qualcosa di strano: gli vennero incontro i tre personaggi che aveva aiutato e - sorpresa! - avevano il volto di Gesù: il Re Magio aveva incontrato il Signore non una, bensì tre volte, perché ad ogni occasione in cui aveva fatto del bene, Gesù era presente. Il povero era Lui.
Considero questa storia sempre attuale: perché il viaggio - temporale e spirituale - che abbiamo intrapreso in questo Avvento è tortuoso oggi come lo fu per il Re Magio della favola. Il desiderio di celebrare il Natale si scontra con problemi che sembrano non avere fine: preoccupazioni sanitarie, crisi economiche, regole da rispettare... E i volti delle persone a cui vogliamo bene sono sempre più impauriti e disorientati; quelli dei molti altri accanto - vicini di casa o colleghi di lavoro - sempre più arrabbiati e delusi, segretamente stanchi e più poveri. Arriveremo mai ad incontrare il Signore in queste condizioni?
Stiamo dando fondo alle riserve umane e spirituali che abbiamo messo da parte nei tempi della spensieratezza. E non sembra che ne abbiamo molte. Abbiamo alimentato infatti con i nostri comportamenti una cultura sfilacciata, fatta di monadi autosufficienti che vedono negli altri solo specchi. Una cultura in cui tutto rimanda all’io e ai suoi poteri, ai suoi consumi. Spesso ai suoi soli capricci. Così, si è finiti per vivere apparentemente uniti ma in realtà aggregati come un insieme disomogeneo di tribù, coagulati attorno a qualche valore (lo sport, il partito, l’associazione, il gruppo di...) troppo piccolo per catalizzare tutta l’esistenza. E nel cuore si sono dilatati ampi margini di vuoto.
Il Re Magio della favola si fece sorprendere dai volti delle persone che gli si pararono davanti. Potrebbe funzionare anche per noi? In effetti, spesso costretti a casa da regole, paure, cassa integrazione o quarantene capita di dar credito alle proposte suadenti del progresso digitale. Si possono incontrare davvero tutti - si sente dire - mediante internet: dai social ai video-clip, sono infinite le possibilità di contatto con gli altri, al punto che tali e tante opportunità danno un senso di euforia e vertigine. Si sono moltiplicati così i messaggi, le conversazioni in chat, le video-riunioni, i confronti con influencers che propongono stili di vita da Marchese del Grillo (“Io son io...”), navigando spensierati tra sempre nuovi serial, ammazzando il tempo con video-games di gruppo o seguendo reality per ogni gusto. Ma l’incanto è stregato: nel mare virtuale si nuota senza mete e senza veri incontri, sospesi in un limbo che non appaga. Manca l’orizzonte di un Assoluto entro cui comprendere un’esistenza riuscita, anche nelle fatiche. Moltiplicare le opportunità non colma i buchi di senso dell’anima.
Ci si può chiedere di nuovo come il quarto Re Magio: arriveremo mai a incontrare il Signore, così smarriti, assetati di infinito e stanchi? La sorpresa del Natale è che il Signore viene incontro a noi per primo. Dio manda a noi suo Figlio Gesù mosso da bontà e da compassione per la nostra situazione. Egli ci precede, esortandoci a tenere desto il cuore e avere occhi attenti al concreto quotidiano.
In effetti non chi naviga molto, ma chi è padrone del proprio cuore sa entrare in vero contatto con tutti. E poiché celebrare una festa significa celebrare una vita fatta di volti veri, relazioni autentiche, e incontri personali, non ci preoccuperà andare a Messa qualche ora prima, ma che il Signore ci trovi in questo tempo svegli nell’intimo, in preghiera. Se, come il quarto Re Magio, sapremo prenderci cura di qualche situazione, bisognosa come noi o magari più di noi, Gesù stesso saprà farsi vedere: donando quella gioia e quella pace che solo da Dio possono venire, perché Egli è l’Amore. Buon Natale!
don Fabrizio Ferrero
Parroco di S. Edoardo Re