Il gioco d’azzardo in Italia continua a espandersi come un fenomeno economico e sociale di dimensioni imponenti,
capace di muovere ogni anno cifre che superano interi capitoli della spesa pubblica. Nel 2025, secondo diverse analisi, la raccolta complessiva ha raggiunto livelli record, con circa 170 miliardi di euro investiti dagli italiani tra gioco fisico e digitale. Il settore online, in particolare, ha superato i 90 miliardi, diventando il vero motore dell’intero comparto, mentre il gioco fisico si è attestato intorno ai 70 miliardi, trainato soprattutto da Gratta & Vinci e slot machine. È un universo che cresce più rapidamente della capacità delle istituzioni di monitorarlo, come dimostrano le frequenti discrepanze nei dati ufficiali e la difficoltà di ottenere statistiche omogenee, anche perché c’è un vasto settore “sommerso”, non di rado in mano alla malavita organizzata.
Il gioco d’azzardo incide pesantemente sul tessuto sociale, soprattutto in presenza di redditi medi più bassi. I giochi basati esclusivamente sulla fortuna, come slot machine, roulette, lotterie e Gratta & Vinci, restano i più diffusi e i più redditizi per gli operatori. La loro immediatezza, la velocità delle giocate e l’impatto visivo li rendono particolarmente attrattivi, ma anche tra i più rischiosi per chi gioca. Accanto a questi, esistono giochi in cui l’abilità del giocatore può incidere in parte sull’esito, come poker, blackjack e scommesse sportive.
AZZARDO DI STATO
In questo quadro emerge una contraddizione strutturale che molti osservatori sottolineano da anni. Lo Stato, attraverso concessioni, campagne pubblicitarie indirette e un sistema fiscale che trae ingenti entrate dal gioco cosiddetto legale, continua di fatto a incentivare la diffusione dell’azzardo. Le entrate erariali rappresentano una componente significativa del bilancio pubblico e rendono il settore particolarmente appetibile dal punto di vista finanziario. Tuttavia, a fronte di questo beneficio immediato, cresce parallelamente il costo sociale e sanitario delle dipendenze da gioco, che ricade interamente sul Servizio sanitario nazionale. Le ludopatie richiedono percorsi terapeutici complessi, interventi psicologici e sociali, strutture dedicate e personale specializzato, con una spesa che aumenta di anno in anno e che finisce per erodere parte dei guadagni fiscali generati dal settore. È un paradosso che mette in luce la difficoltà di conciliare esigenze di bilancio e tutela della salute pubblica.
Dentro questo scenario nazionale, il Piemonte mostra una doppia identità: da un lato una regione complessivamente più prudente rispetto alla media italiana, dall’altro un territorio segnato da aree di forte criticità. La spesa media pro capite nel 2024 è stata di 1.234 euro, inferiore ai 1.563 euro della media nazionale, e anche il numero di conti di gioco online attivi risulta più contenuto. Tuttavia, alcuni comuni piemontesi presentano livelli di gioco estremamente elevati. Pur avendo una spesa media più bassa, il Piemonte conta circa 100 mila persone affette da disturbi legati al gioco d’azzardo, con un impatto economico e sociale stimato intorno ai 160 milioni di euro l’anno.
GIOVANI SEMPRE PIÙ ESPOSTI
Negli ultimi anni si osserva inoltre una crescente diffusione del gioco d’azzardo tra i giovanissimi, un fenomeno che preoccupa in modo particolare educatori e operatori sanitari. L’accesso facilitato alle piattaforme online, spesso percepite come un semplice passatempo digitale, ha abbassato drasticamente la soglia d’ingresso, rendendo più difficile distinguere tra intrattenimento e rischio. Molti ragazzi iniziano a giocare attraverso app gratuite o versioni demo, per poi passare a forme di gioco con denaro reale senza piena consapevolezza delle conseguenze. La velocità delle giocate, la grafica accattivante e la presenza costante di stimoli digitali contribuiscono a creare un ambiente in cui la percezione del pericolo si attenua, mentre aumenta la probabilità di sviluppare comportamenti compulsivi. Si tratta degli stessi meccanismi che scattano per altre forme di dipendenza, come l’alcool o le sostanze stupefacenti.
“Il gioco d’azzardo patologico è una dipendenza senza sostanza, ma con effetti sul cervello del tutto simili a quelli delle droghe”, diceva già qualche anno fa Howard Shaffer, docente di psicologia alla Harvard Medical School tra i massimi studiosi mondiali di “gambling disorder”, il disturbo mentale che in Italia va sotto il nome di ludopatia.