Per sostenere il diritto all’aborto un tempo si partiva dal presupposto che la bimba o il bimbo nella fase prenatale fosse solo un embrione, un feto o piuttosto una semplice appendice del corpo della madre oppure si ricorreva a qualche artificio linguistico, tipo il “prodotto del concepimento”.
Ma, senza neppure tirare in ballo l’etica e la morale, queste posizioni sono ormai palesemente antiscientifiche e razionalmente insostenibili, perché sempre di più la scienza tende ad anticipare il momento in cui questo “grumo di cellule” acquisisce informazioni, conoscenze, ricordi, vale a dire manifesta le caratteristiche di essere umano in divenire, titolare di diritti, compreso quello di vivere ed essere curato.
Nel grembo materno non si è semplicemente in attesa: si è già in viaggio nel mondo. Come emerge per esempio nel recente saggio “Imparare prima di nascere, la professoressa di Neuroscienze cognitive Laila Craighero spiega che il feto non è affatto un organismo passivo, bensì un "apprendista" attivo che inizia a percepire, muoversi e interagire con l’ambiente ben prima della nascita. In un’intervista sul tema, pubblicata dal Corriere della Sera, l'esperta illustra come il bambino nel pancione già senta, percepisca e memorizzi, gettando le basi delle sue capacità e della relazioni con la società. La sua prima casa, l’utero, è un ambiente avvolgente e dinamico dove il piccolo inizia ad allenare competenze specifiche già tra l'undicesima e la dodicesima settimana di gestazione.
Lo sviluppo sensoriale segue un ordine preciso e affascinante. Il primo senso a emergere è il tatto: «A 11 settimane sono presenti recettori tattili sul viso, sui palmi delle mani e sulle piante dei piedi», spiega la Craighero, aggiungendo che entro la ventesima settimana la sensibilità ricopre l'intera superficie corporea. Poco dopo l'ottava settimana compaiono le papille gustative e le cellule olfattive. Poiché il feto deglutisce regolarmente il liquido amniotico, egli entra in contatto con gli aromi della dieta materna. La scienza ha dimostrato che questa non è solo anatomia, ma un vero piano di apprendimento: se nell'ultimo mese di gravidanza la madre consuma alimenti come aglio o anice, il neonato mostrerà una preferenza o una reazione specifica a quegli odori una volta nato, segno che la memoria sensoriale è già operativa.
Anche l'udito gioca un ruolo cruciale. Sebbene l'ambiente uterino sia descritto come rumoroso, il feto impara presto a discriminare i suoni. La sua capacità di risposta si affina con il passare delle settimane, passando dalle basse frequenze a quelle più elevate, fino a prediligere la voce della madre, che percepisce non solo dall'esterno ma anche attraverso la vibrazione degli organi interni. Questa familiarità è così radicata che, già a poche ore dalla nascita, il bambino mette in atto strategie complesse per interagire con lei. Citando studi sulla suzione come strumento di valutazione, la professoressa Craighero ricorda che i neonati «imparano rapidamente ad aumentare la frequenza della suzione per far apparire l’immagine del volto della mamma», una reazione elettiva che non si manifesta con i volti di estranei.
Parallelamente ai sensi, si evolve il movimento. Dalle quattordici settimane, il feto inizia a esplorare lo spazio circostante in modo intenzionale: «I feti dirigono circa i due terzi dei movimenti verso gli oggetti presenti nell’utero: il proprio viso e il proprio corpo, la parete dell’utero e il cordone ombelicale». Questi gesti non sono riflessi meccanici, ma tentativi di interazione. Quando la mano tocca il cordone, il piccolo impara ad afferrare e modulare la forza; quando invece raggiunge le pareti uterine, la mano «si appiattisce e scivola su di essa quasi come una carezza». Questa raffinata interazione sensorimotoria costituisce il nucleo delle future funzioni cognitive. In definitiva, la vita prenatale è un tempo da vivere consapevolmente: un microcosmo dove sentimenti, ambiente ed esperienze costruiscono le fondamenta dell'essere umano.
Uno dei paradossi della nostra epoca, come sottolineava ogni tanto Papa Francesco, è che c’è maggiore attenzione ai diritti degli animali rispetto a quelli dei bambini. “Dobbiamo bastonare un po’ l’Italia, in una cultura dove si privilegia avere cagnolini o gatti e non bambini!”, diceva senza pensare troppo al politicamente corretto e senza timore di perdere voti alle elezioni.
Altri recenti studi scientifici hanno messo in luce sorprendenti caratteristiche della memoria prenatale che differenzia l’essere umano da tutti gli altri esseri senzienti. L’umanità comincerà davvero a progredire e riprenderà il cammino del progresso, quando sarà in grado di tutelare la vita umana nascente, perché ormai la scienza ha chiarito che la storia personale di ogni uomo e di ogni donna inizia prima ancora di uscire dalla pancia di mamma.
Cfl