Nichelino - Fino al 27 marzo 2026 la chiesa grande della Santissima Trinità ospita la mostra “In fuga da Nazareth - Profughi di ieri e di oggi”.
Questi dipinti, realizzati dall’artista nichelinese Massimiliano Ungarelli, sono stati già esposti in diverse città italiane. L'iniziativa invita i visitatori a riflettere sul legame profondo tra la vicenda storica della Sacra Famiglia e le sofferenze dell'umanità contemporanea.
La mostra itinerante di Massimiliano Ungarelli, realizzata in collaborazione con l'Associazione Midrash, torna nuovamente a Nichelino ed è inserita nel programma della 18ª Settima di Bioetica.
Viene inoltre proposta dalle parrocchie di Nichelino come momento di riflessione quaresimale, in occasione delle serate “Officine di Pace”. Mercoledì 18 marzo alle ore 21, attraverso questo percorso visivo e spirituale, la comunità è chiamata a interrogarsi sul valore dell'accoglienza e sulla necessità di mantenere intatta la propria umanità di fronte alle ferite del mondo moderno.
La mostra è accessibile al pubblico dall’8 al 27 marzo tutti i giorni al pomeriggio, dalle ore 15.00 alle 18.00.
“In fuga da Nazareth - Profughi di ieri e di oggi”
Al centro di questo progetto non c’è una narrazione rassicurante, ma la rievocazione di una fuga disperata verso la salvezza, un evento che si specchia nell'identico squarcio di dolore che consuma oggi migliaia di persone in ogni angolo dimenticato del mondo.
L’obiettivo è quello di scuotere le coscienze, squarciando il velo di apatia e indifferenza che troppo spesso caratterizza la società moderna. I protagonisti di questa antica storia di esilio assumono i lineamenti segnati e reali di chi oggi attraversa i confini, restituendo un volto umano a chi è stato ridotto a un semplice numero statistico.
Il linguaggio scelto è quello di una "bellezza imperfetta": pannelli solcati da lacerazioni profonde e cicatrici indelebili che diventano metafora della fragilità umana. Queste opere portano alla luce una verità scomoda: l'abitudine all'orrore e la passività di fronte ai naufragi di vite umane. È una critica diretta a un sistema che ha barattato la pietà con il cinismo, trasformando la sofferenza altrui in un rumore di fondo accettabile.
In collaborazione con l’associazione Midrash dei frati Cappuccini, l’iniziativa assume una valenza pratica: la metà dei proventi derivanti dalla vendita delle opere e delle ristampe è devoluta a progetti umanitari a sostegno di profughi e migranti.