Il restauro della pala di uno degli altari laterali ha concluso l’intervento,
iniziato una decina di anni fa grazie ai contributi della Fondazione San Paolo e del Comune, sulle tre opere settecentesche di Felice Cervetti presenti nella chiesa antica della Santissima Trinità a Nichelino. Dopo il grande quadro ovale dell’abside e la pala d’altare a sinistra, è stata la volta del dipinto sulla destra che, oltre alla scena della crocifissione, raffigura S. Carlo Borromeo e S. Filippo Neri.
Prima del restauro l’immagine, con il passare del tempo, era diventata quasi illeggibile in quanto alcune parti erano completamente annerite. Il restauro, curato dott.ssa Alina Pastorini, ha riportato alla luce particolari del paesaggio e ha messo in evidenza un aspetto poco conosciuto dell’opera che in realtà è un “quadro nel quadro”. In primo piano i santi Carlo Borromeo e Filippo Neri contemplano un dipinto con il Cristo crocifisso e Maria Maddalena ai piedi della Croce, sullo sfondo un paesaggio cupo. Al centro un angelo sorregge la scritta “Humanitas”. Sulla destra, dopo il lavoro di ripulitura, è di nuovo visibile un drappeggio, forse il richiamo ad una frase del racconto evangelico della Passione: “… ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono”.
Nel Settecento, all’epoca della costruzione della chiesa della Santissima Trinità, S. Carlo Borromeo e S. Filippo Neri erano due santi assai popolari. Il primo fu uno dei protagonisti della Controriforma, il secondo passò alla storia come il “santo della gioia”. Il quadro fa riferimento all’ incontro che avvenne tra i due nel 1575, nella campagna romana, in occasione del pellegrinaggio alle Sette Chiese, un percorso devozionale ideato dallo stesso Neri.
Felice Cervetti (1718 - 1779) fu pittore prolifico del barocco piemontese, realizzò parecchie opere per le chiese ed è noto soprattutto per alcuni quadri all’interno del Santuario della Consolata a Torino. I tre grandi dipinti nella chiesa della Santissima Trinità a Nichelino appartengono all’ultimo periodo di attività.