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"In fuga da Nazareth" e "Matteo 25 - Restiamo umani"

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Avevamo già parlato un paio di anni fa del percorso artistico di Massimiliano Ungarelli, pittore autodidatta, seppur con un background nel settore grafico.

Aveva realizzato una serie di quadri riproducendo i volti di veri profughi dei nostri giorni, tratti da fotografie di cronaca, per ripercorrere la “Fuga da Nazareth” di Maria, Giuseppe e Gesù narrata nel Vangelo.

Immagini di rara intensità che, meglio di qualunque inchiesta giornalistica o analisi politica, riescono a svelare i drammi, le attese e le speranze degli immigrati e dei profughi del nostro tempo. La mostra itinerante, con una ventina di opere, aveva iniziato a girare riscuotendo interesse e richieste dal Piemonte e non solo.  Con il Covid chiaramente tutto si è bloccato, ma ora Massimiliano Ungarelli continua il viaggio che ricomincia proprio dalla sua Nichelino. Sabato 20 novembre  alle ore 21 presso la parrocchia Maria Regina Mundi presenterà il progetto: come è nata l’idea di questo originale ciclo pittorico e quali saranno i prossimi sviluppi. Non arriverà da solo, ma insieme a suo fratello Marco, frate Cappuccino (… originario della parrocchia Regina Mundi), ed insieme ad alcuni amici dell’associazione culturale Midrash.

Nei prossimi giorni la mostra “Fuga da Nazareth” sarà allestita presso la cattedrale di Fossano e sarà aperta al pubblico dal 27 novembre al 6 gennaio, nel periodo dell’Avvento e delle feste natalizie.  Il progetto si propone appunto di “dare i volti alla famiglia di Nazareth utilizzando foto vere, veri profughi, perseguitati e poveri del nostro tempo, veri padri e madri che si accompagnano sempre con i propri figli, l’unica reale ricchezza che possiedono”

Apprezzamenti sono giunti dagli stessi reporter che avevano realizzato le fotografie originali, come l’olandese Luk Van Kermenade: “Ho scattato questa foto nel 2011 quando lavoravo come corrispondente in Africa. Una carestia causata dalla siccità e della situazione politica in Somalia, ha costretto diversa gente a lasciare le loro case… Noi non scegliamo il posto e le circostanze in cui nasciamo e viviamo, e penso che tutti siamo d’accordo che se progettiamo di lasciare la propria casa, lo facciamo nella speranza di trovare umanità, fratelli e sorelle. Trovo che l’adattamento della mia foto sia esteticamente pregevole e trasmetta il messaggio. Sono onorato che il quadro faccia parte di questa mostra”.

Questi quadri del nichelinese Massimiliano Ungarelli hanno poi avuto un estimatore d’eccezione, Papa Francesco. L’anno scorso durante un incontro di Vescovi dei Paesi che si affacciano sul Mare Mediterraneo li ha inaspettatamente citati. Le parole di Francesco: “Un artista mi ha inviato un quadretto sulla fuga in Egitto e c'era un San Giuseppe, non così tranquillo come siamo abituati a vederlo nelle immaginette, ma un San Giuseppe con l'atteggiamento di un rifugiato siriano, col bambino sulle spalle: fa vedere il dolore, senza addolcire il dramma di Gesù Bambino quando dovette fuggire in Egitto. È quello che sta succedendo oggi. Il Mediterraneo ha una vocazione peculiare in tal senso: è il mare del meticciato, culturalmente sempre aperto all'incontro, al dialogo e alla reciproca inculturazione. Le purezze delle razze non hanno futuro".

Fin dagli inizi del pontificato e meglio di chiunque altro Papa Francesco ha colto la portata epocale di questo flusso migratorio dai risvolti tragici, costati tante vite umane.

"MATTEO 25 - Restiamo umani"

In questi due anni Massimiliano Ungarelli ha continuato ad approfondire e sviluppare questi temi realizzando tanti altri quadri con la stessa tecnica. Utilizza materiali “poveri”, pannelli di legno riciclato che di solito vengono impiegati nei cantieri, assemblati con gli “scarti” di altre lavorazioni. Queste sue figure umane dipinte, ricche di contrasti e di chiaroscuri derivanti dalle diverse colorazioni naturali del legno, emanano grande forza espressiva. L’artista spiega il perché della scelta di questo materiale; “Pannelli che generano bellezza imperfetta a causa della superficie ferita, unici e irripetibili per le loro cicatrici, perfetta incarnazione metaforica di cos’è realmente la vita, di cos’è l’uomo e l’intera umanità”.

Dopo “Fuga da Nazareth” è così nato un secondo ciclo di quadri, pronti per un’altra mostra, dal titolo “Matteo 25 - Restiamo umani”. Questa nuova rassegna sarà allestita a Torino presso il Museo Casa Don Bosco di Valdocco dal 2 dicembre al 6 gennaio.  La fonte di ispirazione è appunto il capitolo 25 del Vangelo di Matteo: “...ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”. Questo capitolo 25 è famoso per la forza disturbante delle sue parole, capaci di mettere a nudo i limiti e le contraddizioni della miseria umana.

Si tratta di un testo che mette a disagio, smascherando quel velo di ipocrisia che copre le nostre inclinazioni naturali, che rivelano di non essere poi così buoni e così cristiani come pensiamo, e che ci colgono in difetto davanti ad azioni semplici che il Vangelo ci invita a fare. Paradossalmente crediamo in un Dio che non si vede e poi non riconosciamo il volto di Cristo in chi ci sta accanto e soffre…

“Matteo 25” suggerisce di orientare la nostra vita occupandoci del dolore del mondo. Questi sono le condizioni e l’appello per restare umani. La scelta rimane sempre e solo nostra! Questo messaggio evangelico ci sollecita a schierarci dalla parte dei più deboli, dei più fragili, degli ultimi della terra, degli scarti: per giustizia e soprattutto per amore. Senza amore, senza cura reciproca, senza il senso di fratellanza e di appartenenza, non ci si salva dalle numerose e diverse crisi umanitarie, come ad esempio la pandemia odierna.

Il progetto è da intendersi come prosecuzione del precedente “In Fuga da Nazareth”.  In “Matteo 25” la simbologia e la tecnica narrativa sono cambiate, ma viene mantenuto l’impiego di foto vere per la potenza coinvolgente che solo la verità garantisce. C’è più colore. Si è utilizzato come fondo base l’acrilico per irrobustire i pastelli e i carboncini. I colori prevalenti sono caldi e in tutti gli sfondi c’è la presenza del rosso che rappresenta il colore degli estremi come l’amore, la violenza, il pericolo, la vita, il sangue, il fuoco, la passione, la regalità, la guerra e molto altro. Inoltre in questo lavoro il rosso è stato posto come simbolo della Passione di Cristo, del sangue dei martiri, delle lingue di fuoco dello Spirito Santo nella Pentecoste, e per ultimo, come colore dell’inferno. Paradiso o Inferno, salvezza o dannazione, vita o morte? Domande che impongono una scelta: “si sceglie sempre se restare umani”.

Uno degli obiettivi del progetto resta l’aiuto concreto. In collaborazione con l’Associazione Midrash dei frati Cappuccini vengono individuate alcune famiglie di profughi alle quali destinare la metà dei proventi raccolti attraverso la vendita delle opere originali e delle ristampe in scala.