Delle ricchezze del sottosuolo africano abbiamo già avuto modo di parlare. Dell'avidità con cui i Paesi occidentali
depredano gli Stati dell'Africa per rifornirsi di quei minerali strategici per lo sviluppo delle industrie, soprattutto dell'HiTech civile e militare, avrete sicuramente già visto e letto.
Dall'Africa si prende e all'Africa molto ritorna ...sotto forma di rifiuto. Cosa succede, quindi, e DOVE avviene tutto questo?
Nel Progetto Accoglienza Migranti del 2016 incontrammo il giovane Mallam che ci comunicò la sua provenienza. Il Ghana e la capitale Accra, dove risiedeva e dalla quale era fuggito con un altro giovane, ci risuonarono come luoghi molto lontani e poco conosciuti.
Il Ghana, per noi che stiamo un po' alla periferia del fenomeno migratorio, è Stato che collochiamo “grossolanamente” sulla carta geografica: ben poco sappiamo della sua storia e delle sue condizioni.
Nel 2017 una mostra fotografica promossa dalla Regione Piemonte curata dal fotografo freelance Stefano Stranges, dal titolo “Le vittime della nostra ricchezza” attirò la nostra attenzione.
Le fotografie, di un crudo realismo, mettevano in relazione proprio gli Stati del Congo e del Ghana a sottolineare un drammatico cerchio che partiva dallo sfruttamento delle risorse per giungere allo smaltimento delle stesse attraverso i prodotti industriali obsoleti o guasti realizzati in Occidente.
La discarica di Agbogbloshie, adiacente alla capitale ghanese Accra, è la più grande discarica di prodotti elettrici ed elettronici del mondo.
Ne parlammo con Mallam che confermò la sua conoscenza del luogo, ma che ad esso decise di sottrarsi, sfruttando la possibilità di trovare il denaro e un “passeur” che fece il pieno di migranti sul suo camion per risalire e attraversare il deserto.
UN INFERNO PER I VIVI
Che cos'è Agbogbloshie? È definito “Un inferno per i vivi”. Come scrisse il reporter Marco Pisano l’anno scorso: “Il consumismo è diventato il marchio riconoscitivo dei Paesi ricchi che, accettando di buon grado il vizio del consumo, rifiutano con disprezzo l'idea dello smaltimento dei rifiuti prodotti. È così che nascono le discariche illegali di rifiuti, molto spesso tossici per l'ambiente e l'uomo, e non è un caso se tali immondezzai si concentrano nei Paesi sottosviluppati, luoghi in cui i rifiuti occidentali diventano opportunità di un misero guadagno per gli abitanti di tali regioni”.
Il territorio destinato a discarica ad Agbogbloshie è vastissimo, paragonabile a circa 16 campi di calcio sul quale vivono decine di migliaia di persone.
Agbogbloshie sorge limitrofa al fiume Odaw dalle acque inquinate con le peggiori sostanze tossiche come nichel, arsenico, piombo. Un disastro ambientale che oltre ad aver ucciso ogni forma di vita nel fiume, intacca il terreno e le falde acquifere.
Ma l'”inferno” è quello che si respira. Per recuperare, dall'interno dei cavi o dai circuiti, rame, oro, acciaio, alluminio vengono bruciate montagne di plastica isolante. Ardono fuochi giorno e notte: un denso fumo grasso e pesante ristagna costantemente nell'aria e l'essere esposti a questi fumi inquinanti causa un'innumerevole serie di patologie anche tumorali allo stomaco e al fegato, malattie respiratorie e della pelle, problemi cardiovascolari, deficit del neurosviluppo, alterazioni del sistema endocrino.
Chi sono i più esposti a tutto questo? Sono soprattutto giovani, migrati ad Accra per trovare un’occupazione e lentamente discesi nella fossa infernale. Vengono chiamati “bayaye” ovvero «ragazzi inoperosi e affamati senza speranze, senza un’opportunità nella vita», come li descrisse Kapuscinsky, famoso scrittore e giornalista che scrisse realistiche e terribili pagine sull'Africa.
Molti di loro vivono proprio dentro la discarica, si costruiscono rifugi di fortuna, allestendo ripari che da provvisori i trasformano spesso in definitivi. Si vive anche con la famiglia: ad Agbogbloshie puoi anche nascere, ma se non fuggi la morte è certa.
Che cosa attira i “burner boys”, i ragazzi che “bruciano”, alla discarica? Il recupero di materiale viene pagato circa 3,5 dollari al giorno, quasi il doppio di qualsiasi altro lavoro di manovalanza svolto nella capitale. La prospettiva di accumulare più velocemente denaro attrae un numero sempre più grande di disperati
L'85% dei rifiuti elettronici che vengono scaricati ad Agbogbloshie giunge da Paesi occidentali quali gli Stati Uniti, la Svizzera, la Danimarca, la Gran Bretagna che scelgono di smaltire illegalmente i rifiuti in Paesi nei quali, nonostante i costi di trasporto, è possibile risparmiare circa un terzo rispetto ai costi di smaltimento legale.
Abbiamo citato la discarica del Ghana, perché è la più grande al mondo, ma potremmo nominare Abidjan in Costa d'Avorio, KoKo in Nigeria per rimanere nel Golfo di Guinea, Dandora in Kenya e fuori dal continente africano India e Indonesia possono raccontare uguali disastri ambientali.
Che cosa possiamo fare noi che come consumatori abbiamo grandi responsabilità?
Pare che solo il 35% dei prodotti elettronici finisca correttamente nei centri di raccolta ufficiali, il restante viene smaltito in modo irregolare e i margini delle nostre strade lo testimoniano. Ma la riflessione più ovvia emerge da quelle 215 tonnellate di rifiuti elettronici che annualmente vengono scaricati ad Accra. Possiamo diventare acquirenti consapevoli evitando il consumo compulsivo a cui siamo quotidianamente spinti nella ricerca dell'ultimo prodotto di alta tecnologia presente sul mercato?
Patrizia Ferrara
Umberto Escoffier