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Gio, Lug
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Per il Natale non facciamoci prendere dalla frenesia consumistica

Società e cultura
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- di don Gianfranco Sivera -

Non è difficile vedere in giro per le città bambini e giovani, ma anche adulti, con addosso magliette e felpe con la scritta Keep Calm.

Questa espressione inglese è ormai un vero brand.

Sulle magliette, sulle tazze, su borsoni, la sentiamo comunemente nominare da tutti e, praticamente ogni giorno, la vediamo da qualche parte sui social. Keep Calm significa, letteralmente, “mantieni la calma, stai calmo”. Evidentemente è un modo per calmare qualcuno, per dirgli di vincere lo stress. Ed è proprio questa la chiave del successo del motto.

Le origini vanno ricercate in Gran Bretagna ai tempi della seconda guerra mondiale. Lo slogan originale era Keep Calm and Carry On (letteralmente “mantieni la calma e vai avanti”), slogan che venne creato perché gli inglesi mantenessero alto il morale durante il conflitto. L’idea venne al ministro dell’Informazione britannico che ritenne opportuno, visto come stavano andando le cose, avviare una campagna allo scopo di invitare i cittadini a mantenere la calma, proseguendo col normale corso delle loro vite.

E’ questo l’augurio che sono contento di condividere con tutti voi: avviciniamoci al Natale di Gesù mantenendo la calma. Non facciamoci rubare dalla frenesia consumistica di questi giorni la possibilità di sostare in silenzio di fronte al presepe, assaporando il dono di una gioia come quella provata da Maria e Giuseppe, dai pastori e dai Magi, nonostante le non poche disavventure che hanno dovuto affrontare. C’è solo un rimedio al rischio di banalizzare le feste di fine e inizio anno: ascoltare e meditare la parola del Vangelo: “Dio ha tanto amato il mondo da donare il Figlio suo Gesù” (Gv 3). Se non è notizia gioiosa questa…!

Non c’è Natale migliore di chi, dopo aver celebrato nella liturgia e con tutta la comunità parrocchiale la venuta nella carne del Salvatore, lo riconosce presente nei fratelli e nelle sorelle bisognosi, anche solo di uno sguardo di amicizia, di una parola di conforto, di un piccolo sostegno economico.

Forse le visite personali sono passate un po’ di moda. Si fa quasi tutto on line: telefonate, sms, mail, skype, twitter e così via. Il presepe, invece, ci riporta ai tempi passati: una visita alla famiglia di Gesù, i saluti, l’offerta di un piccolo dono, le voci festose dei bambini, il sapore della vita semplice e laboriosa degli artigiani e delle massaie. Su questa trama umana, tenera e amorevole, si innesta la storia di Dio, il suo venire tra noi nella povertà e nella straordinarietà di ogni evento quotidiano.

La storia umana non vive separata ed estranea a quella divina. E’ in fondo questo il messaggio che il Natale ci ricorda e ci fa gustare nella sua semplice profondità, rivelandoci come Dio vuole incontrare l’umanità. Forse dovremmo anche noi riprendere a fare visite, a chiederci cosa può far piacere alle persone che incontriamo, a come possiamo regalare anche solo un briciolo di felicità.

Natale è la visita di Dio “al popolo che cammina nelle tenebre” (Isaia 9,1). Non c'è immagine che maggiormente renda l’idea di assenza di soluzioni, dell’l'incertezza e dell'ambiguità delle decisioni da prendere in questo tempo di crisi che ci attanaglia. Basti pensare a casi come quello dell’ex Ilva di Taranto. La salute o il lavoro? Più notte di così!

Ma è notte anche in altri campi più estesi. Pensiamo ai giovani che vedono letteralmente buio nel loro futuro. E poi la notte delle famiglie, che vedono il buio ogni fine mese. E la notte degli anziani, dei precari, dei malati. E' evidente che questa notte interpella e deve interpellare anche i credenti in Cristo e la Chiesa tutta. E’ questo il monito quotidiano di Papa Francesco: “Una fede autentica - che non è mai comoda e individualista - implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo, di trasmettere valori, di lasciare qualcosa di migliore dopo il nostro passaggio sulla terra. Amiamo questo magnifico pianeta dove Dio ci ha posto, e amiamo l’umanità che lo abita, con tutti i suoi drammi e le sue stanchezze, con i suoi aneliti e le sue speranze, con i suoi valori e le sue fragilità”.

Solo così il Verbo continuerà a farsi carne e sarà sempre Natale!

Don Gian Franco Sivera

Parroco Madonna della Fiducia e S. Damiano