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Testimoni - Charles de Foucauld

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Un paio di anni fa la Chiesa ha attribuito all’intercessione di Charles de Foucauld un miracolo consentendo così la sua beatificazione questa domenica 15 maggio 2022.

Carlo era nato il 15 settembre 1858 in Francia, a Strasburgo, in una famiglia nobile. La madre, molto devota, gli insegnò a pregare. A meno di 6 anni rimase orfano di entrambi i genitori: “Per 12 anni non ho né rinnegato né creduto in niente, disperando della verità e non credendo più nemmeno in Dio, nessuna prova mi sembrava abbastanza evidente... A 17 anni dentro di me c’erano soltanto egoismo, vanità, cattiveria, desiderio di male, ero come impazzito… Mi trovavo nel buio della notte. Non vedevo più né Dio, né gli uomini: vedevo solo me stesso”. 

Sono alcune frasi che Charles de Foucauld ha scritto nel sui diario. La sua figura è di un’attualità dirompente per almeno due aspetti: l’amore per l’Eucaristia, che riconobbe quale presenza viva di Dio capace di rinnovare l’uomo e il mondo intero, e poi il rapporto con i non cristiani e soprattutto con i musulmani. Visse in mezzo a loro, li conobbe a fondo, li aiutò, li amò.

La carriera militare lo aveva portato in Algeria e Tunisia. Finite le spedizioni, si dimise dall’esercito, ma c’era qualcosa che lo tormentava, avvertiva una spinta ad andare oltre.

“Mio Dio, se esisti, fa che ti conosca”, diventa la sua preghiera di aiuto. Ha poco più di 28 anni quando questa “strana preghiera” trova la sua risposta. Sostenuto dalla cugina Marie de Bondy, chiede a l’abbé Huvelin lezioni di religione. Piuttosto che nozioni religiose, il sacerdote propone a Charles un processo di conversione: “mi fece mettere in ginocchio e mi fece confessare”. E Charles, che mai aveva accettato di sottomettere la propria volontà ad altri, si inginocchia, confessa le sue colpe e una gioia indescrivibile si impossessa di lui. Si rende conto così che l’Amore non solo lo ha “accolto, ma pure cercato”. “Appena ho creduto che Dio esiste ho capito che non avrei potuto fare altro che vivere solo per lui”. D’ora in poi, per vie inaspettate, segue Gesù, il Dio “sceso all’ultimo posto”. Diventa monaco trappista. Non trova però “la vita di Nazaret” che sogna: “siamo poveri per i ricchi, ma non poveri come lo era nostro Signore”. Esprime ai suoi superiori il suo “bisogno d’amore”: una vita povera e nascosta come Gesù a Nazaret. Lascia così la Trappa e nel 1897 parte per la Terrasanta. Per tre anni vive a Nazaret da “povero servo” in una capanna-eremo.

Dopo il ritorno in Francia nel 1901 si trasferisce in Algeria nel deserto del Sahara ai confini con il Marocco. Qui, “solo con Dio solo”, percepisce l’urgenza di “gridare il Vangelo con la vita”. Fonda un romitorio a Beni-Abbés e un eremo a Tamanrasset. Poi Charles si ammala: “qualcosa al cuore”, scrive. Stavolta è lui il povero, il debole e il malato: la sua vita è come sospesa e tutto dipende dal cuore buono dei suoi amici. “I Tuareg hanno cercato tutte le capre che ci sono in un raggio di quattro chilometri per darmi un po’ di latte”. L’esperienza della malattia gli svela un aspetto della “vita di Nazaret”: la reciprocità che apre le porte a una condivisione più vera.

Diventerà lui stesso “Pane spezzato”! Viene ucciso da un gruppo di predoni, la sera del 1° dicembre 1916. Ma quel chicco di grano non è rimasto senza frutto, perché gli scritti di Charles de Foucauld hanno avuto da allora una diffusione straordinaria. Oggi la grande famiglia spirituale che si ispira al suo esempio conta 20 diversi gruppi e congregazioni di laici, sacerdoti, religiosi e religiose - tra cui i Piccoli Fratelli e le Piccole Sorelle di Gesù - per un totale di oltre 13.000 membri in tutto il mondo.

Marcello Aguzzi