J.K. Rowling è una scrittrice inglese di talento e di successo. È la creatrice della saga di Harry Potter, l’autrice di best sellers su scala planetaria e conseguenti film di altrettanta fortuna.
Gli esordi letterari della Rowling sono stati faticosi. Mentre dalla sua penna usciva l’ormai celebre maghetto, nella vita reale si trovava a crescere una figlia da sola, sovente senza riuscire ad arrivare a fine mese. Forse anche per questo (ora che è diventata ricchissima quanto la regina d’Inghilterra) non ha mai dimenticato il periodo vissuto in povertà ed è fortemente impegnata in opere benefiche a favore di donne e bambini in difficoltà, nonché nel sostegno della ricerca scientifica in particolare nella lotta alla sclerosi multipla.
Tuttavia da un paio d’anni a questa parte la Rowling è pesantemente bersagliata sui social. “Ho ricevuto tante minacce di morte da poterle usare per tappezzarci casa”, ha commentato qualche settimana fa, dopo che su twitter era stato diffuso l’indirizzo dell’abitazione dove vive con i figli.
Incredibile a dirsi, qualche giorno fa la scrittrice che ha inventato Harry Potter non è stata nemmeno invitata alla festa per il 20° compleanno dall’uscita del film “Harry Potter e la pietra filosofale”.
Cosa mai avrà combinato per diventare così scomoda ed ingombrante e guadagnarsi questa improvvisa messa al bando?
Il guaio è che J.K. Rowling ultimamente ha rilasciato una serie di dichiarazioni non gradite al movimento LBGTQ+. La bufera mediatica si è abbattuta da quando la scrittrice ha espresso solidarietà ad una ricercatrice licenziata per aver detto che "il sesso biologico è un dato oggettivo e che le donne trans non sono vere donne”.
E dire che il commento della celebre scrittrice tutto sommato pareva abbastanza liberal: "Vestitevi come volete, chiamatevi come volete. Andate a letto con qualsiasi adulto consenziente vogliate. Vivete la vostra vita in pace e sicurezza. Ma far licenziare le donne perché hanno detto che il sesso è reale...?”
Apriti cielo! Anche la Rowling è stata immediatamente tacciata di omofobia e transfobia e la rete insultante si è scatenata. Ma lei non è parsa tanto ben disposta a stare zitta e anzi ha replicato: "se il sesso non è reale, allora non può esserci alcuna attrazione tra persone dello stesso sesso. Se il sesso non è reale, si cancella la realtà vissuta da tutte le donne del mondo. Cancellare il concetto di sesso significa non dare la possibilità a molti di discutere delle proprie vite".
E poi ha osato dire di non essere d’accordo che venga permesso agli uomini che si percepiscono donne di entrare nei bagni riservati alle donne perché qui loro si sentirebbero meno sicure.
Ce n’era abbastanza per rifilare a vita alla celebre scrittrice la patente omofoba e transfobica.
A onor del vero J.K. Rowling continua a ribadire “il diritto di ogni persona transgender di vivere nel modo che ritenga più autentico e adeguato. Marcerei con voi se foste discriminati per il fatto di essere trans. Allo stesso tempo, la mia vita è stata modellata sull’essere donna. Non credo che questo sia deprecabile dirlo”.
Ma le precisazioni non bastano mai. Sembra infatti che la partita, più che sul tema di veri o presunti diritti negati, si giochi sul terreno lessicale per cui ad esempio è più corretto sostituire la parola “donna” con l’espressione “persona che ha il ciclo” o quella di “mamma in attesa” con “persona incinta”.
MASCHIO, FEMMINA O ASTERISCO?
Con buona pace per chi sostiene che l’ideologia gender non esiste e che è solo un’invenzione di Papa Francesco, non passa giorno che qualcuno cerchi di introdurre funambolici aggiustamenti al vocabolario.
Come al Liceo classico Cavour di Torino, dove qualche settimana fa un preside è tornato alla carica con la ben nota diatriba dell’asterisco. Nella fattispecie si trattava di uniformare le parole “studente” e “studentessa” con un non discriminante e burocratico “student*” (… e quindi già l’articolo “un” nella presente frase sarebbe di troppo), dal momento che “student*” non necessariamente può autoconsiderarsi masch* o femmin* o nessun* de* due…
Voi capite bene che proseguendo su questa linea si arriva ad artifici linguistici quantomeno curiosi, per non dire ridicoli (…ma cancelliamo subito questo aggettivo per non essere irrimediabilmente bollati di omofobia e transfobia). Purtroppo o per fortuna si dà infatti il caso che buona parte delle parole in grammatica appartenga al genere maschile o a quello femminile. Dunque, per non fare torti, ci troveremmo ben presto a cospargere ogni frase di asterischi e a trasformarla in un cimitero di vocali finali. Se tanto mi dà tanto, il glorioso liceo classico Cavour dovrebbe quindi cominciare ad abolire seduta stante tutti gli articoli determinativi (il, lo, la, gli, le, i) per correttamente sostituirli con *l*. Ma per coerenza e per logica si dovrebbe subito dare qualche ritoccatina anche alle preposizioni articolate che non sempre suonano neutre...
Per farla breve, senza scomodare Harry Potter, quand’è che dal mondo della fantasia si tornerà alla realtà?
Cfl