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Biblioteca, rifondare comunità

Società e cultura
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Nel romanzo Galeotto fu il libro, di Ian Sansom, si legge uno scambio di battute tra due adolescenti e il protagonista Israel Armstrong, bibliotecario e responsabile di un bibliobus, una specie di “biblioteca ambulante”.

Uno dei due ragazzotti con felpa e cappuccio afferma. “Pensavo che i bibliotecari fossero finiti tutti con Google!”.

E quindi: a cosa può servire oggi una biblioteca civica di pubblica lettura come la “G. Arpino”?

Con tutte le opportunità che le tecnologie ci mettono a disposizione parrebbe un servizio ormai desueto e superfluo. Tuttavia, l’idea che Google possa sostituire le biblioteche è indubbiamente frutto di un malinteso: i motori di ricerca nascono per permettere agli utilizzatori di trovare una pagina web sull’argomento scelto, ma corredata di quella pubblicità che rappresenta oggi la vera e unica lingua franca dei nostri tempi. E che Google poi contenga la ricchezza di tutto lo scibile umano è un’altra chimera: il motore di ricerca più diffuso e più usato indicizza appena lo 0,004% circa delle pagine web presenti su internet.

Le biblioteche sono “granai pubblici, riserve contro l’inverno dello spirito” - le definiva Marguerite Yourcenar - garantiscono la tutela della conoscenza, il cammino del progresso scientifico, la crescita culturale dell’uomo: non esiste sapere o invenzione che non sia stata prodotta senza l’incontro con una biblioteca.

Tuttavia, la definizione di biblioteca non si esaurisce con la funzione di custode della conoscenza: una biblioteca pubblica è chiamata a rispondere alle richieste che una comunità pone sia dal punto di vista culturale, ma anche sociale, al servizio, per esempio, dei cittadini che vivono in ristrettezze o in difficoltà economiche per i quali può costituire un’ancora di salvezza perché gratuita e neutrale. La biblioteca è un luogo accogliente, dove chi vive in solitudine può partecipare a iniziative e a occasioni di incontro. È anche uno spazio che offre a chiunque opportunità di formazione e di aggiornamento continuo, con strumenti e apparecchiature che contrastano il digital divide e la marginalità.

Raramente ci si rende conto di quanto una biblioteca attiva ed efficiente possa offrire, costituendo un importante baluardo a salvaguardia della democrazia, un indispensabile presidio del territorio alla stregua di un pronto soccorso o della caserma dei pompieri: un paese che laurea dei giovani, anche bravi e competenti, ma incapaci poi di trovare la Libia su un atlante o di decifrare l’estratto conto della banca, non ha luminose prospettive di crescita davanti a sé. Gli altri grandi paesi europei lo hanno già capito da un pezzo.

La pandemia che abbiamo conosciuto ci ha scaraventato in un mondo di incertezze, di diffidenze e di insicurezze che non conoscevamo e che dobbiamo recuperare, La biblioteca può rappresentare un punto di riferimento, capace di ancorare al passato nello stesso momento in cui ci promette il futuro: è una garanzia di continuità di cui abbiamo un tremendo bisogno.

La nuova sfida della moderna biblioteca sarà proprio questa: contrastare i segnali di perdita della coscienza civile e di coesione sociale alimentati dalla pandemia, per migliorare la qualità della vita dei suoi utenti, dove i cittadini possano riscoprire il valore della razionalità, della saggezza e della fiducia gli uni negli altri. È un compito urgente che le biblioteche – come la nostra - sono chiamate ad assolvere, declinandosi a luoghi intorno a cui è possibile rifondare una comunità, dover poter crescere non solo dal punto di vista culturale, ma anche sociale, politico - nel senso più alto del termine - e personale.

Rispondere a questo ruolo, oggi, vuol dire interpretare varie funzioni: essere un punto d’incontro, un campo neutro, un rifugio, un magazzino, un distributore, un deposito, un palcoscenico, un trampolino, un laboratorio, un baluardo, un avamposto, una trincea, un’oasi, un’incubatrice, un crocevia, un crogiuolo, un vaso di Pandora… o una “piazza del sapere” dove tutti i cittadini, di ogni età, che siano o meno lettori, possano incontrarsi.

Loredana Pilati

Direttrice Biblioteca civica “G. Arpino”

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