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Tour virtuali - Egitto

Società e cultura
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Questo mese parliamo di Egitto proseguendo così il nostro viaggio in giro per il mondo per raccontare in modo un po' diverso i paesi da dove provengono i più recenti concittadini nichelinesi.

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Ho conosciuto molti egiziani sia per lavoro che a Nichelino, ma a nessuno di loro ho parlato della mia passione per gli antichi egizi cominciando da due personaggi molto particolari ed affascinanti.

Per prima cosa vorrei parlarvi dell’incredibile storia di Hatshepsut, il Faraone-donna, cancellata dalla storia per millenni. Nata nel 1508 a.C. fu l’unica figlia del Re Thutmose I. Salita al trono dopo complicate vicende di successione, Hatshepsut fu una grande guida per il paese; ristabilì infatti le antiche rotte commerciali verso il centro Africa e condusse varie campagne militari di stabilizzazione dei confini territoriali conquistati dal padre. Hatshepsut assunse il più possibile sembianze maschili, per rendere più semplice l’accettazione del suo ruolo da parte del popolo. Questo non le impedì di essere il Faraone-donna che regnò più a lungo. Sotto la sua guida l’Egitto prosperò in vari ambiti. Fu tra i costruttori più prolifici con la realizzazione di centinaia di edifici fra l’Alto e il Basso Egitto. Le sue costruzioni furono le più maestose e numerose rispetto a quelle dei predecessori del Medio Regno. Una delle prime opere che realizzò fu la costruzione del proprio monumento funebre, che si trova a Deir el-Bahri, nei pressi della Valle dei Re. Gli ultimi anni del regno del Faraone-donna furono decisamente infelici. La morte della figlia Neferura, che col tempo aveva assunto il ruolo di consigliera, fu un duro colpo, date anche le crescenti ambizioni del figliastro che salirà al trono come Thutmose III.

Il Faraone - donna Hatshepsut morì nel 1458 a.C. probabilmente a causa di una pomata cancerogena. Fu inizialmente posta nella tomba della Valle dei Re, ma nel periodo successivo fu vittima di una campagna di “damnatio memoriae” che prevedeva la cancellazione del suo volto e della sua figura. La stessa sorte toccò anche alle statue del suo tempio di Deir el-Bahri, ai cartigli e a tutti i geroglifici, facendo così sparire per millenni il Faraone-donna dalle pagine della storia. I motivi di questa operazione non sono ancora del tutto chiari agli studiosi. Il sarcofago di Hatshepsut fu rinvenuto nel 1903 dal celebre archeologo Howard Carter. La mummia del Faraone Hatshepsut fu invece individuata nel 2007 grazie ad un’intuizione dell’egittologo Zahi Hawass.

 

Il geniale Imhotep

Con Gioser, sovrano della III dinastia, l’Egitto entrava nel periodo dell’Antico Regno. Venne ristabilita Menfi come capitale del nuovo paese unificato. Durante il regno di Gioser si determinò una delle maggiori rivoluzioni tecnologiche della storia dell’umanità. Un certo Imhotep detenne le cariche di visir, capo del cantiere navale del re, ispettore di tutte le opere in pietra ed innumerevoli altre cariche aggiunte nel corso degli anni. Fu Imhotep a comprendere e sviluppare le potenzialità della pietra come materiale da costruzione. In un brevissimo periodo, che possiamo quantificare in circa un ventennio, l’Egitto passò dall’architettura in mattone crudo, paglia e legno alla realizzazione della grande piramide di Saqqara. Fu progettata come una grande tomba monumentale a cui furono sovrapposte altre cinque tombe, sempre più piccole. Questo fu il processo che portò alla nascita delle piramidi.

Imhotep ebbe enorme fama e importanza; tra i tanti incarichi era conosciuto come medico eccezionale e dalle straordinarie abilità curative. Fu una figura fondamentale per la medicina del tempo, ritenuto l’autore di uno dei più antichi trattati medici ritrovati, noto come il papiro di Edwin Smith. In tale opera sono raccolti e descritti 48 casi clinici, che comprendono i traumi alla testa e al collo, le fratture alle clavicole, traumi alle braccia e allo sterno, tumori e ascessi nel petto. La fama di quest’uomo è legata inoltre alla “Stele della carestia”, epigrafe rinvenuta sull’isola di Sehel, sulla quale è incisa la leggenda dei sette anni di carestia. I successi in campo medico lo fecero considerare dai suoi contemporanei un semidio. Tra le divinità da invocare in caso di necessità si scelse Imhotep. Sono documentati tre templi costruiti in onore di Imhotep, quello della città di Menfi fu chiamato dai greci l’Asklepeion e rappresentava un importante polo per la medicina dell’epoca. Lo stesso centro fu scuola di magia e medicina. Se il culto di Imhotep agli albori era associato alla città di Menfi, con il passare del tempo la venerazione si diffuse in tutto l’Egitto. Con l’ellenismo i greci lo incorporarono nel Pantheon con il nome di Asklepios che fu latinizzato in Esculapio.

Giuseppe Odetto