Continuiamo i nostri viaggi virtuali nei paesi di origine dei “nuovi” nichelinesi. Tra le comunità straniere presenti in città i peruviani sono al quinto posto,
preceduti da cinesi, albanesi, marocchini e rumeni.
Questo mese completiamo il tour in Perù, alla scoperta di luoghi insoliti e misteriosi.
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Il sito più famoso al mondo del Perù è il Machu Picchu, la città perduta degli inca. Si suppone che la città sia stata costruita dall'imperatore inca Pachacútec intorno all’anno 1440 e che sia rimasta abitata fino alla conquista spagnola.
Ci si arriva con una lunga e faticosa camminata a piedi o con il treno IncaRail a Ollantaytambo, diretti a Aguas Calientes, ultima stazione, dove un minibus porta a Machu Picchu. Si percorre l’antica pista inca che collega la Valle Sacra a Machu Picchu. Si sale si scende girando intorno a montagne dalle cime innevate (come il Nevado Veronica 5.750 m.) e attraversando villaggi rurali andini. La ferrovia segue il corso del Rio Urubamba. I minibus 4x4 da una ventina di posti fanno la spola da Aguas Calientes a Machu Picchu arrancando sui tornanti sterrati per una ventina di minuti. Situata in posizione dominante e spettacolare tra le montagne a 2400 metri di quota, questa è la meta più visitata del Sud America. Questa imponente città non fu mai scoperta dai conquistadores spagnoli e fu casualmente ritrovata dall’americano Hiram Bingham solo nel 1911, seguendo le indicazioni dei contadini del posto. Ironia della sorte, su un masso nella sala delle mummificazioni, sono incisi i nomi di due ragazzi peruviani con una data precedente all’arrivo dell’esploratore americano a testimonianza della loro visita.
Ancora oggi gli archeologi non sanno esattamente la vera funzione di quest’antica città: le ipotesi vanno da città sacra degli inca a residenza reale di campagna. La cosa che colpisce di più è la grandezza del luogo al quale nessuna foto rende giustizia. Bisogna dire che il nome agli edifici fu dato da Mr. Bingham secondo le sue supposizioni che oggi non sempre sono condivise dagli esperti. In ogni caso l’utilizzo di ogni edificio è carico di mistero. Una scalinata a zigzag porta nella Capanna del Custode della Roccia Funeraria: è uno dei pochi edifici restaurati e col tetto di paglia. Poco avanti si raggiunge una serie di sedici vasche cerimoniali collegate tra di loro e disposte a cascata. C’è anche una grossa pietra che dicono sacra e ricca di poteri per cui vale la pena di sfiorarla con le mani, come fanno tutti. Le rovine sono divise da una serie di piazze e molti terrazzamenti. Il Tempio del Sole, una torre a cono tronco, forse serviva per le osservazioni astronomiche. C’è la Tomba Reale, una grotta con altare e nicchie scolpite, ma nessuna mummia rinvenuta. Troviamo il Tempio delle Tre Finestre (trapezoidali), ma non si sa perché le altre due finestre siano chiuse da pietre. Di fronte al Tempio Principale sorge la Casa dell’Alto Sacerdote, una scala conduce al luogo sacro Intihuatana, termine quechua che significa “palo che cattura il sole”. Si tratta di un pilastro di roccia in cima alla collina, usato dagli astronomi inca.
Un’altra scalinata scende alla Piazza Centrale che separa la zona cerimoniale da quella residenziale. Qui si trova il Gruppo delle prigioni, un labirinto di celle e passaggi sotterranei, dove si suppone che i prigionieri fossero bloccati nei fori scavati nelle pietre.
Indubbiamente la città era suddivisa in un settore cerimoniale, un settore agricolo per le coltivazioni e un settore residenziale. Poiché questi settori sono separati tra loro con ingressi su diversi livelli, si può supporre che non tutti avessero il permesso di entrare nelle diverse zone. Le numerose terrazze coltivate sino all’arrivo di Mr. Bingham non spiegano la complessità delle rovine. Il settore residenziale risulta ultimato solo parzialmente e ciò accresce il mistero.
A chiudere questo viaggio in Perù ecco un altro mistero, forse meno conosciuto, nella penisola di Paracas, dove c’è uno straordinario ‘Candelabro’, È un gigantesco geroglifico inciso sul fianco di una collina che, secondo gli esperti, risalirebbe al 200 a.C. Nessuno ad oggi sa perché sia stato fatto e che cosa significhi. Il Candelabro è alto più di 180 metri e si vede da una distanza di 12 miglia. C’è chi ritiene che il suo compito fosse quello di mostrare la via ai naviganti, chi sostiene che non rappresenti un candelabro, ma un cactus, pianta considerata sacra dalla cultura Chavin. Altri ancora sono convinti che rappresenti la costellazione della ‘Croce del sud’. Tante altre sono le ipotesi, comprese le più bizzarre, per cui il geroglifico sarebbe stato un primordiale e preciso sismografo, in grado di registrare le onde sismiche generate non solo in Perù, ma in tutto il pianeta. Altri ancora ritengono che il Candelabro di Paracas sia una rappresentazione di una pianta allucinogena chiamata Jimson. Qualcuno ha teorizzato che i primi abitanti della regione di Paracas si recassero in quella che oggi è la moderna California per raccogliere la Jimson. Il Candelabro serviva per indicare la via del ritorno.
Eccoci al termine di questo tour in alcuni luoghi caratteristici del Perù. Chi potrà, prima o poi, potrà andare a vederli di persona con l’auspicio che grazie alle moderne tecnologie questi misteri vengano risolti. O forse no, perché in fondo è sempre bello sognare un mondo di alieni ed altre cose fantastiche.
Beppe Odetto