E’ sempre più difficile la situazione della minoranza cristiana in Turchia. Il regime coglie ogni pretesto per stroncare ogni forma di libertà religiosa.
Emblematico il caso di Padre Aho, monaco della Chiesa Assira, al secolo Sefer Bileçen. E’ stato condannato a due anni di carcere per aver donato un pezzo di pane a due sconosciuti che avevano bussato alla porta del monastero per chiedere cibo.
Il processo si è svolto a porte chiuse. L’accusa era di “aiuto ad organizzazione terroristica” in quanto le due persone avrebbero fatto parte del PKK. Padre Aho non si è mai occupato di politica, conduce una vita di preghiera, chi lo conosce sa che è una persona assolutamente pacifica. Si è sempre dichiarato innocente respingendo le accuse in quanto non aveva mai visto prima queste due persone. La denuncia è partita da un fuoriuscito del PKK.
Le violazioni alla libertà religiosa e le provocazioni sono sistematiche. In particolare il regime di Erdogan continua ad accanirsi contro gli edifici di culto di religioni diverse dall’Islam.
Di recente il governo ha messo in vendita su internet un’antica chiesa armena, mentre a gennaio era stata demolito un altro storico edificio religioso armeno, Surp Toros, e pochi giorni prima un uomo si era messo a cucinare kebab nella chiesa abbandonata della Vergine Maria di Germuş.
I casi più eclatanti tuttavia restano la conversione in moschea delle antiche basiliche di San Salvatore in Chora e di Santa Sofia a Instabul che Ataturk aveva trasformato in musei all’inizio del secolo scorso. Nei due edifici, che contengono preziosissime opere d’arte bizantina, sono stati coperti con tendoni bianchi le immagini di Gesù e gli affreschi per occultare le radici cristiane.
Il dittatore Recep Tayyip Erdogan è ossessionato da questa battaglia a favore della presenza islamica in Turchia, anche se in molti sostengono che in realtà si tratti solo di un espediente per nascondere la profonda crisi economico sociale nel Paese.