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Aumenta il "divario digitale"

Società e cultura
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Si è accentuato durante i periodi di lockdown il cosiddetto “digital divide”,

il divario digitale, cioè la difficoltà per una parte della popolazione di accedere a tutta una serie di servizi e attività che ormai si svolgono quasi esclusivamente via internet attraverso personal computer, tablet o smartphone.

Chi, per svariati motivi, non dispone di questi strumenti è sempre più tagliato fuori, non solo dalla vita sociale e dalla comunicazione, ma anche da altre funzioni fondamentali nella quotidianità. Gli esempi possono essere tantissimi: si va dalla difficoltà di pagare una bolletta, a gestire il conto in banca, prenotare una visita medica o un esame, così come espletare qualsiasi pratica burocratica. In parte era già così prima della pandemia, ma quanto meno in molti settori era ancora presente un “doppio binario” (a distanza o fisicamente allo sportello). Inoltre i soggetti ai quali, a diverso titolo ci si appoggiava (amici, conoscenti, Caf, professionisti…) a loro volta sono diventati contattabili solo on line e dunque la situazione si è ulteriormente complicata.

“Mi scannerizzi tutto e  mandi via mail...”. Sì, ma come? Non è facile districarsi nel “mondo virtuale” , soprattutto per chi non è “nativo digitale”, cioè per chi ha imparato a leggere e a far di conto prima dell’avvento del computer  e dunque nell’arco degli ultimi trent’anni ha dovuto rincorrere i cambiamenti tecnologici a crescente velocità. Qualcuno ha definitivamente gettato la spugna (“troppo complicato, non ho più la testa per certe cose”…), altri arrancano e  non riescono a tenere il passo.

Nel 2019 un rapporto dell’Istat evidenziava che il 34% delle famiglie italiane non possiede un computer o un tablet,  mentre solo una famiglia  su cinque ha a disposizione almeno un device digitale per componente. 

DIVARIO GENERAZIONALE, MA NON SOLO

Tendenzialmente le maggiori difficoltà emergono tra la popolazione anziana, ma non solo. E’ vero che le giovani generazioni si muovono più agevolmente nel mondo dell’informatica, ma va anche detto che i ragazzi fanno un uso molto selettivo delle innovazioni digitali. In altre parole si “specializzano” su alcune applicazioni – è il caso dei videogiochi – o su alcuni social ignorando completamente interi settori in una sorta di analfabetismo collettivo di ritorno.

Si autoconvincono di saper maneggiare con destrezza qualsiasi apparecchiatura digitale, ma per lo più si trovano nella condizione di fruitori passivi. E’ come essere convinti di essere sportivi e fare sport, per il semplice fatto che si è tifosi di una squadra di calcio. Oppure musicisti, solo perché si ha un pianoforte in casa, senza avere la minima idea di come si suoni.

“Il computer è rotto”,  “ha preso un virus”, “non mi fa scaricare gli aggiornamenti” , “la connessione  è lenta”, “è scaduta la password”,”ho perso il pin”… Se tutto fila liscio vale lo slogan del “basta un clic”, ma quasi sempre subentra qualche intoppo per cui ci si trova a perdere tempo e a vagare senza meta in una sorta di deserto virtuale.

QUESTIONE CULTURALE

Il “digital divide” non è solo una questione di mancanza dello strumento (computer, tablet o smartphone che sia) o di velocità della connessione ad internet, ma di approccio culturale complessivo.

Per questo non convincono i dati ottimistici della didattica a distanza per cui in Italia durante il lockdown il 90% delle scuole è riuscito ad attivare la d.a.d e a far lezione in streaming. Un recente sondaggio di Cittadinanzattiva conferma invece l’esclusione di molti studenti  dalle lezioni online per la mancanza di strumenti idonei o per l’inadeguata connessione. 

Il problema del “digital divide” dopo la pandemia è letteralmente esploso in settori come la sanità è più in generale nella pubblica amministrazione. Il cittadino-utente si è trovato a far di necessita virtù, ma non sempre le procedure informatizzate si sono tradotte in un’effettiva semplificazione. La burocrazia digitale tende a riprodurre e perpetuare gli stessi meccanismi di quella cartacea. Così come per una pratica si era sballottati da un ufficio all’altro, allo stesso modo ci si può perdere davanti allo schermo  in un labirinto virtuale, in una selva fittissima di rimandi, file pdf da leggere e scaricare, procedure in cui ne manca sempre un pezzo, chiare solo alla menti che le hanno ideate.

UN GAP DA COLMARE

Ma al di la di tutto questo, banalmente il divario digitale nel mondo si è accentuato per gli stessi motivi per cui sono cresciute le differenze tra ricchi e poveri, tra chi può acquistare mezzi tecnologici e chi no. Secondo un recente studio della Web Foundation la crescita degli accessi alla rete è drasticamente rallentata: il tasso di crescita è sceso nell’ultimo decennio dal 19% al 6%.

Dal punto di vista tecnico uno dei limiti continua ad essere la velocità di trasmissione dei dati, un gap che riguarda anche l’Italia. Nell’Unione Europea il nostro Paese nella classifica dell’efficienza digitale si trova al 25° posto su 28. Nell’utilizzo di internet siamo al penultimo posto e al 19° per quanto riguarda  i servizi pubblici digitali.