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Torino vuole diventare la capitale dell'intelligenza artificiale

Società e cultura
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È da tempo che si parla di digitalizzazione: non un proposito, ma una necessità sempre più impellente. In quest’ultimo periodo il passaggio dalla digitalizzazione all’Intelligenza Artificiale ha ricevuto un’accelerazione.

La notizia recentissima è che Torino si avvia a diventare la capitale italiana dell’Intelligenza Artificiale.   

Come si è arrivati a questo importante risultato?

Potrà sembrare strano, ma è soprattutto grazie all’impegno di un sacerdote diocesano, don Luca Peyron.

Il progetto è nato all'interno delle strategie del ministero dello Sviluppo Economico per rafforzare la ricerca italiana nel settore. Lo scopo del nuovo Istituto Nazionale, che avrà sede a Torino, sarà ottimizzare la ricerca in campo tecnologico-scientifico, attraendo talenti da diversi Paesi. L’intelligenza artificiale è una tecnologia informatica che rivoluziona il modo con cui l'uomo interagisce con la macchina e le macchine interagiscono tra di loro. Questo “robot” è in grado di fornire una qualità di calcolo che gli permette di compiere operazioni e "ragionamenti" complessi, fino a poco tempo fa caratteristiche esclusive del pensiero umano.

E cosa c’entra don Luca?

Luca Peyron, 47 anni, è direttore regionale della Pastorale Universitaria. Laureato in Giurisprudenza, successivamente ha conseguito il baccellierato in Teologia presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale e la licenza in Teologia Pastorale presso l’Università Pontificia Salesiana. Insegna Teologia dell’Educazione presso IUSTO (Torino), Spiritualità dell’Innovazione presso l’Università degli Studi di Torino e all’Università Europea di Roma. Ecco quanto ci ha raccontato Don Luca su questo progetto, dove emergono passione, entusiasmo, professionalità e fede.

Come è nato il suo interesse verso la tecnologia digitale e l’intelligenza artificiale?

Per me ha sempre significato stare nel tempo che vivo e annunciare Gesù Cristo nel tempo attuale. Quindi è un tempo in cui la trasformazione digitale è un elemento determinante nella vita delle persone. Soprattutto nel modo in cui le persone percepiscono sé stessi, la realtà e quindi percepiscono Dio. In un contesto di questo genere è diventato per me naturale provare ad annunciare Gesù Cristo. Poi ho recuperato parte di quello che facevo prima di entrare in seminario cioè la passione per i risvolti giuridici di internet e della tecnologia nel suo complesso. Di fronte alla tecnologia mi appassiono e provo a capire cosa questo determina, cosa significa”.

La Chiesa come vive questa trasformazione digitale?                                                                             “La questione di fondo è che la Chiesa si è resa conto che la tecnologia ha trasformato i rapporti umani, la comunicazione, il modo in cui si percepiscono la verità e la fede. In questa prospettiva ci sono alcuni pastori e vescovi che si rendono conto della nuova evoluzione. In particolare il vescovo Nosiglia ha fatto in modo che nascesse un servizio per “l’Apostolato Digitale”.  Un mese fa sono stato invitato dal cardinale Giunti per la formazione permanente al clero di Bologna su questi temi. Pian piano chi ha delle responsabilità ecclesiali si sta rendendo conto dell’importanza della tecnologia. La grossa novità è che la società chiede alla Chiesa di mettere parola in merito. Alla biennale della tecnologia del Politecnico di Torino avremo due momenti di dialogo su questi temi. Il Centro Italiano per l’Intelligenza artificiale  è stato promosso dalla diocesi di Torino generando curiosità e nessuno ha ritenuto assurdo che la Chiesa abbia dato il via a tale  processo. Questo perché la Chiesa si occupa di società, di umanità. Direi che è un processo in corso con alcune accelerazioni ed altri che scuotono la testa, ma questo ci sta.

La tecnologia e l’evangelizzazione come coniugarli?                                                                                     Nella mia parrocchia, Madonna di Pompei, ho proposto ai ragazzi del corso di preparazione alla cresima e del dopo cresima di imparare a creare una voce su Wikipedia sull’argomento religioso. Li educhiamo a rendere ragione della fede in un contesto che è quello digitale, cioè quello che loro vivono. È un’evoluzione di quello che si è sempre fatto rendendo l’operazione più stimolante.”

Ci spieghi il concetto di fede al servizio della tecnologia e viceversa?                                                 “La tecnologia è un’espressione dell’umano. In un determinato contesto storico la tipologia di tecnologia che l’umano esprime ci dice anche molto dei bisogni e dei limiti in quello stesso tempo. Benedetto XVI in una delle sue encicliche diceva che la tecnologia e la tecnica sono il prodotto di tutti i secoli che hanno preceduto questo momento, una sorta di accumulo di conoscenza. Ogni generazione deve fare i conti con quello che ha prodotto. La Chiesa prova a fare il suo dovere cioè prova ad essere madre e, se capace, ad essere maestra nell’interpretare il senso di quello che noi produciamo”.


Com’è arrivata l’idea della candidatura di Torino come capitale italiana dell’Intelligenza Artificiale?                             

La candidatura è nata, perché semplicemente abbiamo fatto i compiti. Il servizio diocesano per l’Apostolato Digitale ha come mandato da parte del vescovo quello di aggiornarsi sulla trasformazione digitale. In questo lavoro dobbiamo leggere articoli, documenti e poi divulgarli. Qualche mese fa  ci siamo imbattuti nel piano nazionale rilasciato dal Ministero dello Sviluppo Economico. Ci siamo incontrati con la sindaca Appendino, il Politecnico di Torino, l’Università di Torino, l’Unione Industriale, cioè con quei soggetti che devono essere coinvolti in modo primario in quanto parte in causa. In pratica abbiamo acceso la miccia…”

Adesso però cosa c’è da fare per sviluppare questo progetto?                                                     “Intanto bisogna trovare un luogo per costruire il centro, poi creare una goverance e da parte delle istituzioni stanziare i denari che sono necessari, lavorare per attrarre fondi europei. Resta inteso che la sede dell’I.A. è a Torino, ma il centro è italiano. Definite le caselle bisogna riempirle in maniera oculata attirando i ricercatori,coordinare la ricerca, il trasferimento tecnologico e sostenere il trasferimento culturale,  innanzitutto a Torino. Insomma significa fare la capitale, lo siamo stati e torniamo ad esserlo. Questo significa dimostrare che la città è capace di generare qualcosa d’importante”.

Tutto molto interessante, ma quale sarà il nostro futuro? Diventeremo succubi dell’Intelligenza Artificiale?                                                                                                                                                            L’obiettivo è far sì che la tecnologia accompagni l’essere umano, ma che non lo sostituisca. Occorre accettare la fatica per essere padroni di noi stessi, del resto è questo l’esito della Genesi. Il lavoro dell’uomo e anche la sua dignità.”

Giuseppe Odetto