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Mer, Ott
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In Bielorussia una situazione estremamente tesa

Società e cultura
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Non fosse altro che per l’affetto che nutriamo nei confronti dei gruppi di bambini bielorussi provenienti dalle zone intorno a Chernobyl,

che da 14 anni la Città di Nichelino ospita regolarmente su iniziativa dell’Associazione San Matteo Onlus, ad eccezione di questo 2020 infausto, ben poco sappiamo di questa nazione nata sulle ceneri dell’impero sovietico che fatica non poco, per non dire altro, a trovare la sua strada verso una democrazia compiuta.

Più in generale, non è che della galassia di stati ex-URSS conosciamo a menadito le dinamiche per cui questi popoli corrano sempre sul filo di tensioni e guerre più o meno striscianti come quella tra Ucraina e Russia per il controllo della zona del Donbass. Per non parlare della Crimea e andando indietro, ma non troppo, nel tempo arrivare al sanguinoso conflitto nel Caucaso.  

Insomma sembra proprio che la Bielorussia non possa sfuggire al destino di chi ha lasciato la Grande Russia senza recidere il cordone ombelicale. Nonostante però le rassicurazioni dello “zar” Putin all’amico Lukašenko, si prospetta uno scenario nuovo: la resilienza del popolo rossoverde.

Sembrava che i bielorussi fossero ormai sfiancati dallo scoramento e piegati dalla dura repressione delle ultime settimane. E invece hanno deciso di alzare la testa, come hanno dimostrato il 23 agosto a Minsk con una manifestazione oceanica a cui sembra abbiamo partecipato più di 250mila persone in un paese con appena dieci milioni di abitanti. I bielorussi non si arrendono e continuano la loro battaglia pacifica per liberarsi del presidente Aleksandr Lukašenko, sul trono da quasi 20 anni, tra potere legittimo e accuse di elezioni falsate.

A livello internazionale poco è stato fatto, finora. L’Unione Europea non sa e non può andare al di là delle minacciate ”sanzioni economiche” che lasciano il tempo che trovano e finiscono per complicare ancora di più la vita alla popolazione. Assenti gli americani, a dire il vero in questo momento impegnati nella campagna elettorale per le presidenziali, con le problematiche razziali e la pandemia da coronavirus

Gli americani devono fare i conti con una presidenza disfunzionale, con l’avvicinarsi di elezioni che si annunciano incerte, con il disastro della pandemia e con le divisioni che lacerano la società. Così a Vladimir Putin non resta altro che affermare il suo potere in quelle che, in tempo di guerra fredda, venivano chiamate zone d’influenza.

QUALI SCENARI ?

Ormai siamo al braccio di ferro: da un lato chi la crisi di un popolo che rivendica la propria libertà, dall’altro un Lukašenko e la nomenklatura bielorussa che non hanno alcuna intenzione di lasciare il potere. Fatalmente queste settimane saranno quelle cruciali. Un’internazionalizzazione della contesa farebbe girare la ruota dal lato del premier e del suo potente alleato che troverebbero facile appellarsi, entrambi, alle “ingerenze straniere” e trovare giustificazione per mantenere il potere a tutti i costi. Sul campo opposto sarà essenziale che il movimento che rappresenta larghi strati sociali della nazione rimanga unito e compatto e mantenga il suo carattere di non-violenza.

Giampaolo Flori