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Post Covid, il banco di prova sarà in autunno

Società e cultura
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Questa incredibile primavera del 2020 lascia per tutti ferite difficili da rimarginare. All’emergenza sanitaria del Coronavirus la città ha reagito con maturità durante la fase più critica.

Due mesi abbondanti di blocco totale, dove non è stato facile dare una risposta alle necessità primarie. Istituzioni – Comune e sindaco Tolardo in prima linea – volontariato, Protezione Civile, Croce Rossa hanno fatto la propria parte con responsabilità e abnegazione per ridurre i disagi e affrontare la situazione emergenziale, a partire dalla necessità di assicurare a tutti i generi di prima necessità.

Adesso in tutti i settori c’è voglia di “ripresa” e ritorno alla normalità. Nelle prime settimane di marzo alle prese con il Covid 19 ci si era in qualche modo illusi che la vita potesse riprendere i consueti ritmi dopo una breve sospensione. Lo strascico invece è comunque pesante sul piano sociale ed economico, anche dopo il progressivo attenuarsi dell’emergenza sanitaria.

Anzi, la parte più impegnativa di questa faticosa ripartenza comincia adesso. Il banco di prova sarà il prossimo autunno. Passati gli effetti dei bonus e dei contributi, si tratterà di capire se il “sistema paese” è in grado di reggere e di riprendersi.

Non va dimenticato che, ben prima dell’emergenza Covid, da parecchi anni a questa parte, lo scenario era di crisi economica diffusa e generalizzata. L’area metropolitana torinese, Nichelino compresa, è stata investita da criticità occupazionali senza precedenti. Qualche timido ed incerto segnale di ripresa è stato azzerato negli ultimi tre mesi e l’opera di ricostruzione è da ricominciare. Interi settori (commercio, ristorazione, automotive…) sono in ginocchio. La crisi è sopravvissuta al virus e si è acuita. Erano già circa un migliaio i nichelinesi percettori di reddito di cittadinanza con opportunità lavorative praticamente annullate.

Nel frattempo si è aperta un’altra enorme partita. Quella delle scuole. A settembre ci sarà un esame difficilissimo: riaprirle. Come e per chi? E’ vero, gli insegnanti si sono ingegnati con la didattica a distanza, ma resta alto il rischio di lasciare indietro tanti ragazzi. Molti genitori hanno ripreso a lavorare, chi segue i figli? Sei mesi senza scuola a quell’età sono un’eternità.

N.C.