24
Ven, Gen
47 New Articles

Nuovo libro di don Paolo Gariglio

Società e cultura
Typography

Il comandante Ferruccio Vignoli fu a lungo anima e figura carismatica dell’Aero Club torinese. Classe 1906, nato a Bologna, era giunto a Torino nel 1954  come istruttore di volo e collaudatore e qui visse fino al giorno della sua morte, 11 gennaio 1997.

Un passato da militare, pilota di caccia: Vignoli era stato un “top gun” della Regia Aeronautica italiana ai tempi in cui l’avventura del volo dipendeva in massima parte dalla perizia e dal coraggio dei piloti. Epoca di trasvolate, record di altezza, velocità e permanenza in volo (lui ne stabilì uno nel 1939 al Centro Sperimentale di Guidonia): “l’età dell’oro” dell’aviazione in cui la tecnica del volo fece in pochi decenni incredibili progressi. Tempi, anche e purtroppo, di guerra e Ferruccio Vignoli incappò in tutta la trafila bellica: dalla campagna d’Africa al secondo conflitto mondiale. Dei cinquanta colleghi del comandante nella guerra 1940-1945 uscirono vivi in tre, lui compreso.

La storia di questo aviatore è ora ricostruita in un libro, edito da Effatà, scritto dal prete-pilota don Paolo Gariglio che a Torino, sin dal 1954, lo conobbe come maestro di volo, di vita e amico. Da quando don Paolo, per ragioni anagrafiche di età, ha smesso di guidare aeroplani si dedica con passione allo studio della storia dell’aeronautica e ha già scritto altre due biografie di piloti: Gino Lisa e Francesco Brach Papa. Questa di Ferruccio Vignoli è la più densa di ricordi personali, dove traspare tutta la stima di un profondo legame.

“Ripercorrendo l’esistenza di Ferruccio Vignoli - scrive nella presentazione Angelo Moriondo
Presidente Onorario dell’Aero Club di Torino - l’autore dipinge un affresco che ci conduce a scoprire alcuni aspetti sconosciuti della storia aeronautica del nostro Paese nella prima metà del secolo scorso. L’autore tratteggia con maestria la nascita dei primi esperimenti aeronautici compiuti dal Comandante quando da ragazzo progettò la sua “bicicletta volante”. Ci porta poi a ripercorrere il tragico periodo della Seconda guerra mondiale, della guerra di Spagna, alla quale Vignoli partecipò come volontario nel 1938; del suo atterraggio a Tirana quando fu il primo pilota a mettere piede in Albania (1939), il suo approdo a Torino nel 1954. La carrellata, lunga oltre 90 anni, non tralascia anche episodi divertenti della vita del Comandante come quando negli anni 1940 e 1941 fu ingaggiato come controfigura cinematografica aeronautica degli allora celeberrimi attori Massimo Girotti e Amedeo Nazzari.
Tuttavia la scoperta più interessante e imprevedibile è l’umanità straordinaria, l’altruismo e la testimonianza morale che l’ha fatto un eccezionale maestro di vita, soprattutto per le giovani generazioni”.

CHE STORIA!

Quando Ferruccio Vignoli cominciò a volare le rotte venivano tracciate a matita su una cartina geografica. Strumentazione ridotta al minimo, la navigazione area si basava sulla bussola, su punti di riferimento al suolo e calcoli abbastanza approssimativi, sempre in balia delle condizioni meteorologiche. Difficile calcolare tempi e distanze: una volta in Africa, sorpreso dalla notte, fu costretto ad un atterraggio fuori campo in pieno deserto. Missioni pericolose e top secret: nel 1927 fu impiegato in una serie di lunghissimi voli ad alta quota per mappare il territorio della Jugoslavia per conto dei servizi segreti militari.

Poi la tremenda tempesta della seconda guerra mondiale. Il 26 luglio 1940 Ferruccio Vignoli, di stanza in Lazio a Guidonia, decolla ai comandi di un Savoia Marchetti 82. Rotta verso Gibilterra: è la prima incursione aerea sulla presidiatissima base inglese. Il comandante di una cosa è conscio: il carburante potrebbe essere insufficiente per il viaggio di ritorno. Infatti non basterà e lui atterrerà in modo rocambolesco ad Alicante in Spagna.

Sui cieli di Malta va poi in scena la quotidiana danza della morte con i caccia Spitfire inglesi, sempre più numerosi, mentre la macchina bellica italiana si avvia inesorabilmente verso la catastrofe. Tra queste e altre mille peripezie, sovente in condizioni tragiche ed estreme, il comandante acquistò un’assoluta padronanza del mezzo aereo che, a guerra finita, seppe mettere a frutto proseguendo la sua attività di pilota collaudatore ed istruttore.

Dal 1987 l’esistenza del comandante fu segnata da vicende famigliari assai dolorose: la prematura scomparsa per malattia del genero Smaisart, tailandese, e due anni dopo, a pochi giorni di distanza l’una dall’altra, la morte dell’amatissima moglie Anna Stepancic (la compagna di una vita!) e della figlia Isabella, anche lei stroncata prematuramente da una malattia, come il marito, a Bangkok dove abitavano.

In una giornata di inizio settembre del 1991 Vignoli “il nonno dei piloti d’Italia” si trova a bordo di un Cessna, decollato dalla pista  dell’Aero Club di Torino. Un volo di allenamento: non c’è lui ai comandi, ha 85 anni e non può più pilotare. A un certo punto il motore si blocca, non riparte, la quota è bassa, c’è una manciata di secondi per decidere cosa fare. Il comandante riprende lui in extremis il controllo del veicolo e riesce a “planare” a motore spento in un prato nei pressi di Rivalta. Però agli ultimi metri l’impatto contro un tronco è violento. Da quell’atterraggio di fortuna l’altro pilota esce pressoché indenne, invece Ferruccio Vignoli riporta gravissime ferite. Se la caverà, ma perderà quasi completamente la vista. Tuttavia, scrive don Paolo nel libro, “rimarrà con una vitalità indomita, che gli permetterà di continuare a frequentare il Campo Volo dove aveva ancora tanti amici”.

E’ in questi ultimi anni, vissuti praticamente al buio, che il figlio Marcello e il nipote Ninni riescono a convincerlo a raccontare qualcosa di sé della e sua incredibile storia  davanti al microfono di un registratore. E’ da questo materiale inedito che il libro ha attinto e ogni capitolo si chiude con una sorta di rubrica “Il comandante racconta…” con la fedele trascrizione di alcuni passaggi di queste conversazioni.

c.m.