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Mar, Set
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Diamoci un taglio

Società e cultura
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- di don Gian Franco Sivera -
Lucio Fontana, uno dei più grandi artisti della seconda metà del Novecento, si pose una domanda:

come fare perché lo spazio pittorico possa  collegarsi con lo spazio reale al di fuori del quadro? La sua soluzione fu il famoso «taglio della tela»: quello squarcio divenne la ferita che fece entrare la realtà dentro la sua rappresentazione.

Qualcosa di simile mi sembra si sia verificato  il 15 marzo scorso: si è creato una sorta di squarcio nella tela della storia, in concomitanza con il primo sciopero globale per il clima promosso dal movimento di Greta. In tale occasione, infatti, il «pensiero dei ragazzi» è entrato per la prima volta nel dibattito pubblico, politico ed economico.

Se il XX secolo è stato il secolo che ha visto (in Occidente) l’ingresso del pensiero delle donne nella sfera pubblica, il XXI secolo sembra conoscere l’inizio del protagonismo del pensiero dei ragazzi.

Speriamo! Finora noi, pur amando molto i nostri ragazzi, non abbiamo creduto che il loro pensiero fosse un elemento importante nel gioco democratico. Nei convegni, compresi quelli cattolici, ai più giovani si chiede in genere di fare un loro intervento e poi li si invita gentilmente a uscire per portare avanti il loro programma parallelo, mentre il programma degli adulti continua su registri incomprensibili per i piccoli. Così come anche nella liturgia: vengono adibite sale e coinvolti animatori per tenere separati dalla comunità degli adulti bimbi e ragazzi. Scelta da me mai compresa!

Penso che  altri tagli dovrebbero arrivare presto sul quadro della nostra vita. Uno, molto urgente, riguarda il «pensiero dei poveri». L’ascolto dei poveri e delle povertà è una nuova essenziale virtù, che, se attivata, potrà produrre un progresso civile, spirituale ed economico di cui abbiamo tutti un crescente bisogno.

Anche chi afferma di voler aiutare i poveri, in genere non li fa parlare, non li ascolta, non crede che abbiano un pensiero sulla loro povertà e sui modi per uscirne. Ma chi si occupa di essi non ha reali competenze sulla povertà, perché in genere povero non è, gira su auto costose, non prende i mezzi pubblici, non fa la fila alla posta, non sa che cosa significa dormire all’aperto, non ne conosce la vulnerabilità .Questi esperti-non-poveri di povertà parlano, anche in buona fede, di una realtà che non hanno mai visto né, tantomeno, toccato e abbracciato come fece, invece, san Francesco ad Assisi.

Tutti sappiamo però che una cosa è parlare per sentito dire, un'altra è perché se ne ha diretta esperienza. Come ci ha ricordato San Paolo VI, molti decenni fa: “il mondo non ha bisogno di maestri, ma di testimoni e, se crede ai maestri è perché sono prima di tutto testimoni”. Il testimone è chi vive sulla propria pelle le conseguenze della sue scelte e non ha paura ad andare fino in fondo.

Abbiamo bisogno di riflettere tutti insieme sulla nostra testimonianza di fede nel mondo. Non basta essere contro aborto, eutanasia e altri temi di etica personale; accanto a questi deve essere della stessa forza il No a razzismo, xenofobia, corruzione, mafie, guerre e traffico di armi, egoismi nazionali e discriminazioni. Niente deve fermare o compromettere la testimonianza di pastori e laici credenti. E’ indispensabile  essere forti e liberi da ogni compromesso con chi vuole comprare, magari con privilegi o leggi, o strumentalizzare, in tanti modi, il consenso dei credenti: profezia e testimonianza, giustizia e carità sono questi i capisaldi della vita di chi ha scelto di seguire Gesù e di credere mettendo in pratica il suo Vangelo. E’ questo l’augurio per questo nuovo anno pastorale: cercare prima di tutto il Regno di Dio (Mt. 6,33) che è giustizia, pace  e verità, partendo, perché no, dalla sante parole di  don Primo Mazzolari: “Chi ha poca carità vede pochi poveri, chi ha molta carità vede molti poveri, chi non ha nessuna carità non vede nessuno”.

Don Gian Franco Sivera
Parroco Madonna della Fiducia e San Damiano